Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico | CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION

24 mag 2018

"La tela dei boss": la verità sul furto del Caravaggio. Un articolo di Michele Cuppone su ilsussidiario.net

Svelati nomi e circostanze secretate dalle fonti ufficiali intorno al furto del Caravaggio. E nella storia entra un giocattolaio di Massafra


La tela dei boss. Pentiti e segreti: la verità sul Caravaggio rubato. Con questo illustre richiamo si presenta il libro di Riccardo Lo Verso edito da Novantacento, dove il riferimento è naturalmente alla Natività trafugata nella notte fra 17 e 18 ottobre 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Da allora, mezzo secolo di indagini, testimonianze, speranze e delusioni, senza giungere alla soluzione del caso. Con il dipinto finito chissà dove e in quali mani, forse pure smembrato in pezzi da rivendere singolarmente con più facilità. Ma ciò che finalmente emerge ora è la ricostruzione pressoché puntuale del contesto in cui maturò il furto, dei suoi autori materiali (ladruncoli incoscienti del reale valore del capolavoro), del ruolo giocato in un secondo momento da Cosa Nostra che nella persona di Gaetano Badalamenti avocò a sé il quadro, fino alla sua vendita e spedizione alla volta della Svizzera. La storia è stata riportata più volte di recente, tra le pagine di cultura e di cronaca internazionali, a partire dalle relazioni prodotte dalla Commissione parlamentare antimafia; la stessa, al cui impulso si deve la riapertura del cold case per eccellenza dei furti d’arte. 
Lo Verso, professionista della cronaca giudiziaria, scovati i documenti originali, riesce a raccontare di più, rivelando persino dettagli e nomi secretati dalle fonti ufficiali. Il suo volume si presenta senza fronzoli in forma di un nutrito e dettagliato dossier: privo di illustrazioni, ma contenente gran parte delle riproduzioni dei verbali relativi agli interrogatori della seconda metà degli anni 90 e che costituiscono valore aggiunto per la pubblicazione. È inclusa pure la dattiloscritta nota informativa dell’ottobre 1969, punto di partenza delle successive ricerche, che oltretutto costituisce a suo modo un documento toccante. 
Ecco così che, una pennellata dopo l’altra, il quadro d’insieme si rende più chiaro, a partire da colloqui conclusi con un deludente “nulla da dichiarare” dei detenuti in ossequio al codice d’onore salvo, nei casi più fortunati, rilasciare poco dopo, a verbale chiuso, spontanee e preziose dichiarazioni riportate in successive relazioni di servizio. Le piste così aperte non risultano tutte o completamente affidabili e il lettore, acquisite più informazioni che poi comprende di doversi lasciare alle spalle, è come reso partecipe dell’affannoso iter investigativo. Con la ricostruzione dei fatti che passa inaspettatamente per un giocattolaio di Massafra (nel Tarantino), nel cui retrobottega cominciano a delinearsi alcuni punti fermi della vicenda. La storia del giocattolaio in particolare, sembra quasi scritta da un giallista, tanto da diventare il fulcro della narrazione. 
Frequenti sono le digressioni storiografiche su Cosa Nostra e le sue guerre interne che ben conosciamo. Esse spezzano talvolta il ritmo narrativo, nella messe di crimini e nomi. Ma è pur vero che sono necessarie a contestualizzare gli eventi, senza dimenticare che il volume nasce come allegato a un mensile di inchiesta (S, n. 109 di maggio) e alle aspettative di quei lettori viene incontro, pur approdando contestualmente in libreria come pubblicazione autonoma
L’autore sgombra il campo da vecchie ipotesi e versioni, risparmiandoci le più inverosimili. Come quella di un giovane Maurizio Marini che si intestava, unico fra gli storici dell'arte, il privilegio di aver visto il dipinto su invito dei mafiosi – in un momento in cui questo, sappiamo ora, aveva già lasciato l'isola. O ancora il giornalista Peter Watson che, come scrisse in ciò che era da considerarsi un semplice romanzo, si sarebbe trovato a trattarne la restituzione in Irpinia, giusto alla vigilia del terremoto, che avrebbe letteralmente inghiottito la tela. Per contro, per quanto rivelatesi tutte inconsistenti, si affacciano almeno una dozzina di piste, mai trapelate finora. Tra queste, alcune con finali a tinte fosche che vedrebbero il dipinto, ormai invendibile, "finito in un pozzo o in un cimitero"
Conclude il volume un saggio del professor Maurizio Vitella, che rende conto peraltro di scoperte fatte di recente su altro fronte, quello storico-artistico; "notazioni e deduzioni" che, egli scrive, "ci convincono sempre più della esecuzione della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco a Roma". È così messo in discussione lo stesso presunto soggiorno palermitano in cui, a lungo, si era pensato che l’artista avesse realizzato il dipinto. 
Curiosità: per un qualche motivo in copertina non appare il Caravaggio ma la sua riproduzione hi-tech (eppure non priva di alcune 'pecche' evidenziate dagli studiosi), ultimamente installata in oratorio e che all’occhio meno attento comincia a essere confusa con l’originale. Accolta con toni entusiastici dai media, non poteva indurre alla rassegnazione di aver perso per sempre la Natività, quasi in una sorta di riconciliazione sociale. Le indagini dell’Antimafia, e il libro di Lo Verso rivolgendosi a un ampio pubblico, ridestano l’attenzione generale e degli specialisti sul tema. In attesa se possibile di aggiungervi un capitolo a lieto fine.

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23 mag 2018

Mostra "Caravage à Rome, amis & ennemis", in autunno a Parigi al Musée Jacquemart-André


Nell'autunno 2018, Culturespaces e il Musée Jacquemart-André organizzano una mostra dedicata a Caravaggio, figura emblematica della pittura italiana del XVII secolo. Per questo evento unico, circa 10 capolavori dell'artista saranno riuniti in via del tutto eccezionale in Francia.

Una mostra evento
Provenienti dai più grandi musei italiani, come Palazzo Barberini, la Galleria Borghese e i Musei Capitolini a Roma, la Pinacoteca di Brera a Milano, i Musei di Strada Nuova a Genova o il Museo Civico Ala Ponzone a Cremona, queste tele straordinarie permetteranno di ripercorrere la carriera romana di Caravaggio fino all'esilio. Esse dialogheranno con le opere di illustri contemporanei, come il Cavalier d'Arpino, Annibale Carracci, Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione o Ribera, al fine di svelare tutta la portata del genio innovatore di Caravaggio e di rendere conto dell'effervescenza artistica che regnava allora  nella Città eterna.

Un artista fuori dal comune nel cuore della scena romana
Nato nel 1571, Michelangelo Merisi, detto Caravaggio,  rivoluzionò la pittura italiana del XVII secolo attraverso il realismo delle sue tele e l'utilizzo innovativo del chiaroscuro, e divenne il più grande pittore naturalista del suo tempo.
L'esposizione sarà consacrata alla carriera romana di Caravaggio e all'ambiente artistico nel quale si è evoluta: come dimostrato dai più recenti studi, il pittore intrattenne relazioni strette con la cerchia intellettuale romana dell'epoca. La mostra si interesserà anche ai rapporti di Caravaggio con i collezionisti e gli artisti, ma anche con i poeti e gli eruditi del suo tempo, legami che non sono stati mai oggetto di un'esposizione.
Si tratterà anzitutto di evocare la vita a Roma all'inizio del XVII secolo, mostrando l'attività degli atelier dei grandi pittori, nei quali Caravaggio fa la gavetta. È anche in questo periodo che egli fa degli incontri che diventeranno determinanti per la sua carriera, quelli del marchese Giustiniani e del cardinale Francesco Maria del Monte: essi diventano i due più grandi mecenati di Caravaggio e gli affidano numerose e prestigiose committenze. Evocare questi collezionisti e il loro palazzi, frequentati dagli appassionati e dagli artisti, permetterà anche di mostrare l'influenza di Caravaggio e dei suoi temi sui pittori europei.
Dopo gli amici e i sostenitori di Caravaggio, la mostra proseguirà nel presentare i suoi nemici e rivali presenti sulla scena artistica romana di quel tempo. Caravaggio, che non voleva essere imitato e che lo fu suo malgrado, si è talvolta opposto ai suoi contemporanei, in occasione di discussioni, risse, e anche di processi.
La mostra si chiuderà sull'episodio della rissa del 1606, nel corso della quale Caravaggio uccide Ranuccio Tomassoni, e sugli ultimi giorni dell'artista a Roma. Condannato a morte in seguito a questa rissa fatale, Caravaggio è costretto all'esilio e muore nel 1610, senza essere potuto tornare a Roma.
Curatori della mostra sono Francesca Cappelletti e Pierre Curie.

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22 mag 2018

Il 30 maggio convegno a Palermo "Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della commissione parlamentare antimafia"







I risultati dell'inchiesta sul Caravaggio sparito nel 1969 saranno illustrati il prossimo 30 maggio (ore 16) a Palermo in un convegno dal titolo Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della commissione parlamentare antimafia, organizzato dal Comune presso l'Oratorio di San Lorenzo, dov'era collocato il capolavoro del Caravaggio.
Intervengono la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il professor Claudio Strinati, l'arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice e il Procuratore della Repubblica Franco Lo Voi. Coordina Attilio Bolzoni.

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18 mag 2018

"Eco e Narciso". La mostra del rilancio delle Gallerie Nazionali Barberini-Corsini



Uno scrigno di tesori straordinari ma troppo a lungo trascurato, anche dal pubblico: la Galleria Nazionale Barberini – Corsini, nonostante i Raffaello, i Caravaggio, i Bernini, gli Holbein solo nel 2015, grazie alla riforma Franceschini, ha ottenuto la dignità giuridica di museo. Ed è stato il primo passo di un rilancio che, con l’inaugurazione di undici sale nuove, si avvia a compiere un nuovo salto verso la fruibilità che merita, che i cittadini meritano. «Il 18 maggio 2018 si conclude una storia cominciata nel 1949, quando lo Stato italiano acquistò Palazzo Barberini per farne la sede della Galleria Nazionale di Arte Antica. Il palazzo era a quel tempo in parte occupato dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate e oggi, dopo circa settant’anni, giunge al termine la tortuosa vicenda che ha condizionato lo sviluppo del museo fondato nel 1895 come pinacoteca nazionale», così l’annuncio seguito alla presentazione del nuovo itinerario espositivo e della mostra che inaugura questo nuovo corso.
Una mostra dedicata all’infinita ricerca degli artisti di un’immagine, di un’illusione, di un riflesso da cogliere e congelare nel tempo; una ricerca senza fine come quella Narciso (e la Galleria ospita proprio uno dei Narciso più celebri della storia dell’arte, quello attribuito a Caravaggio) innamorato della propria immagine riflessa nello stagno sino a morirne, incurante dell’amore che consumava la ninfa Eco. Ieri come oggi, questa ricerca non muta, sembrano volerci dire i curatori di “Eco e Narciso“: Flaminia Gennari Santori, direttrice della galleria nazionale d’arte antica e Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Museo statale delle Arti del XXI secolo (MAXXI) per un percorso che si snoda fra arte antica e arte contemporanea con opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali.
Le nuove sale 
Nel Palazzo Barberini al quale lavorarono maestri del calibro di Bernini e Borromini, le undici nuove sale affacciate sui giardini, sono state restaurate tra il 2015 e il 2017, costituendo oltre 750 metri quadri di percorso espositivo nell’ala dell’”Appartamento nuovo”. Un’alternanza di monumentali sale di rappresentanza, spazi più intimi e capolavori architettonici recuperati alla fruibilità, come la Sala Ovale, voluta da Bernini a forma di ellisse; la Sala dei Paesaggi e la scala elicoidale di Francesco Borromini.
La mostra 
E’ in questi spazi ritrovati che si dipana la mostra “Eco e Narciso“: un confronto tra opere antiche (17) e contemporanee (21) che sonda la metafora di Narciso attraverso il ritratto e l’autoritratto, declinati in una molteplicità di sfumature. Il potere, l’erotismo, l’intimità, l’esotismo, la mondanità, la spiritualità, il concettuale, il grottesco [...]

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"Lo strano caso del Caravaggio scomparso" di Rosanna Dongarrà, presentazione a Palermo il 25 maggio

La presentazione avverrà alle 18 presso l'oratorio di San Lorenzo. Il libro è un romanzo ispirato alla dispersa Natività, ma con un capitolo finale dedicato a "La vera (o quasi) storia del furto del Caravaggio".


Un giallo che non ha mai trovato soluzione, uno dei furti d’arte più famosi al mondo: sulla sparizione della Natività del Caravaggio dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo sono state fatte mille ipotesi. E proprio in quel luogo, venerdì 25 maggio alle 18, sarà presentato in anteprima il romanzo “Lo strano caso del Caravaggio scomparso” di Rosanna Dongarrà. 
L’autrice ci propone la “sua” interpretazione originale e credibile, regalandoci un romanzo affascinante e godibilissimo. Che la mafia fosse coinvolta nella scomparsa dell’opera è cosa assai probabile. Ma quel furto potrebbe anche ricondurre alla mano insospettabile di qualcuno che non voleva che la tela finisse in pasto ai mafiosi, qualcuno magari del tutto inconsapevole del valore artistico di quel quadro. È possibile, allora, che quel 18 ottobre del 1969, la Natività non sia stata rubata ma, semplicemente, salvata? 
Ne parleranno, insieme all’autrice, Francesco Nuccio, redattore capo Ansa Sicilia, Bernardo Tortorici, presidente degli Amici dei musei siciliani, Umberto Santino, presidente del Centro Peppino Impastato, Salvatore Ferlita, giornalista e Laura Francesca Di Trapani, scrittrice e storica dell’arte e curatrice indipendente. 
A distanza di quasi cinquant’anni, del furto del Caravaggio dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo si sa veramente poco o nulla. Poche notizie e per di più frammentate, molte congetture, teorie e mezze verità. Il celebre furto che ha coperto le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, rimane tuttora avvolto nelle fitte nebbie dell’ignoto così come sconosciuto rimane il luogo dove in polvere, brandelli o tutta intera riposa la tela che, insieme a quella napoletana del Martirio di Sant’Orsola, dovrebbe costituire l’ultima produzione artistica di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio (fonte: comunicato stampa).

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14 mag 2018

A Porto Ercole il museo su Caravaggio senza sue opere ma solo riproduzioni

Lʼoperazione dovrebbe costare un milione e 150mila euro, vale a dire il 5% del bilancio del comune grossetano di Monte Argentario

Un museo dedicato al Caravaggio ma senza nemmeno un suo quadro, bozzetto o studio preliminare. Non è un ossimoro ma quanto si appresta a realizzare il comune di Monte Argentario nella frazione di Porto Ercole (Grosseto) sotto la supervisione di Claudio Strinati, uno dei massimi esperti di Michelangelo Merisi. La galleria ospiterà soltanto riproduzioni delle opere del pittore lombardo, ma assicurano i fautori dell'iniziativa, tutte in alta risoluzione.
Come riferiscono Sergio Rizzo sulle colonne di "Repubblica" [del 14 maggio 2018, ndC400] e "Il Tirreno", l'operazione dovrebbe costare un milione e 150mila euro derivanti dal bilancio del comune di Monte Argentario che in totale vale 23 milioni e mezzo, incidendo quindi per il 5% della spesa totale della cittadina. Il cospicuo investimento dovrebbe servire alla costruzione del museo al posto di un vecchio asilo in rovina e in cima a una collina.
Non solo: i fondi pubblici stanziati dall'amministrazione andranno a coprire le spese per la riproduzione su tela o pvc dei capolavori del Caravaggio che così potranno essere esibiti pur in mancanza degli originali, sparsi tra Galleria degli Uffizi, Pinacoteca Ambrosiana, Louvre e molti altri musei sparsi in giro per il mondo (fonte: TGCOM24).

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8 mag 2018

"Le donne e Caravaggio. Dentro e fuori dai quadri", conferenza di Michele Di Sivo e Francesca Curti il 16 maggio a Ladispoli

Presentazione di "Caravaggio. Il vero Matteo" di Sara Magister, il 31 maggio a Roma



Giovedì 31 maggio alle 18:30, a Roma presso l'Institut français - Centre Saint-Louis (largo Toniolo 22), sarà presentato il volume Caravaggio. Il vero Matteo, di Sara Magister.
L'incontro con l'autrice sarà introdotto da Antonio Paolucci. Partecipano inoltre Claudio Strinati e Fabio Isman.
Il volume, edito da Campisano, contiene peraltro contributi di Antonio Paolucci e di Michele Cuppone.

Nei racconti del Vangelo, Matteo è un “pubblicano”, uno che riscuote le tasse per conto dei romani, un infame che collabora con l’oppressore. Eppure Gesù lo vede, lo chiama. E lui lascia tutto e lo segue. Sarà apostolo ed evangelista. Sedici secoli dopo, a Roma, chiedono a un pittore nemmeno trentenne, noto come il Caravaggio, di dipingere quella chiamata per la chiesa di S. Luigi dei Francesi. La committenza è esigente. Vuole fedeltà al testo evangelico, ma anche capacità di renderlo attuale, come il Concilio di Trento ha prescritto agli artisti. La risposta del Caravaggio è geniale. Fa irrompere il Cristo in un vicolo della Roma del 1600, nella stamberga di un usuraio. E lì, tra quegli uomini, giovani e maturi, affaccendati attorno a un tavolo su cui si contano monete, chi è il Matteo che Gesù chiama? È l’uomo d’età, ben vestito, che sta al centro e si volta con sguardo incuriosito e turbato? O è invece il giovane a capo del tavolo, incurvato sui soldi, il più lontano di tutti, ma sulle cui spalle si posa la luce calda e accogliente della Grazia? La scelta del Caravaggio fu netta, rivoluzionaria. E decretò l'immediato e travolgente successo del suo dipinto, tra i cuori semplici del popolo, ma ancora più tra i dotti. Il “vero” Matteo è colto nell’attimo del dramma interiore, della scelta tra le due vie del ma-le e del bene, della soglia decisiva su cui anche lo spettatore riluttante è trascinato invincibilmente, alla vista di questo capolavoro della pittura di ogni tempo, ancora oggi straordinariamente attuale.

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7 mag 2018

Relazione sul furto della "Natività" del Caravaggio: finalmente consultabile il documento integrale



Finalmente consultabile la relazione sul furto della Natività del Caravaggio, redatta dalla Commissione parlamentare antimafia della XVII legislatura. Il documento, approvato il 21 febbraio 2018, non era stato subito diffuso online. Alcune anticipazioni erano state comunque date peraltro in un articolo apparso sul primo numero di The Art Newspaper Daily (LINK) e poi, più dettagliatamente, in un altro pubblicato su ilsussidiario.net (LINK).
La relazione - Doc. XXIII, n. 44 - pur secretando alcune informazioni utili al prosieguo delle indagini, fornisce molti dettagli relativi ai primi sei mesi circa dalla sparizione del quadro, precisando il contesto in cui avvenne, gli attori coinvolti e i primi spostamenti dell'opera trafugata, prima della partenza alla volta della Svizzera.
Se dopo quasi mezzo secolo dall'ottobre 1969 si è tornati a parlare, più concretamente, di quanto avvenuto all'epoca, si deve certamente alla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi. Essa ha difatti inteso assumere un'autonoma iniziativa di indagine volta a dare un nuovo impulso per la ricostruzione dei fatti e, da qui, eventualmente, per la ripresa delle ricerche di un’opera di elevato valore simbolico anche per la lotta alla mafia.

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Il Caravaggio di Milo Manara in edicola in una nuova collana, con copertina inedita e stampa da collezione

La copertina e la stampa da collezione del volume "Caravaggio. La tavolozza e la spada"








È in edicola con il «Corriere della Sera» il primo volume della nuova collana Manara artist collection, una serie di trenta uscite in grande formato cartonato dedicate alle opere del maestro del fumetto italiano, celebre a livello internazionale per le sue creazioni. Il primo titolo, in vendita anche in abbinamento alla «Gazzetta dello Sport» al prezzo lancio di € 7,99 più il prezzo del quotidiano, è Caravaggio. La Tavolozza e la Spada (tutte le altre uscite saranno in edicola al costo di € 14,99). 
Insieme a ogni uscita sarà regalata anche una stampa da collezione, nel quale l’autore ripercorre la storia dell’arte attraverso uno sguardo originale, reinterpretando e rivisitando celebri capolavori in chiave indiscreta e ironica. 
Tutte le copertine di queste edizioni sono inedite, disegnate dallo stesso Manara per i due quotidiani. Tra le prossime uscite della serie, tutte settimanali: Tutto ricominciò con un’estate indiana (11 maggio); Gulliveriana (18 maggio); Il gioco (25 maggio); Viaggio a Tulum (primo giugno)

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"L'eredità di Caravaggio. Capolavori in luce", in mostra a Bergamo fino al 31 maggio

La sconvolgente raffigurazione della realtà tramite lo studio della luce artificiale, ottenuta da Caravaggio nel primo decennio del XVII secolo, lasciò una concreta eredità nelle opere dei suoi seguaci, non soltanto italiani ma anche stranieri. Attraverso le opere di Matthias Stom, Francesco Buoneri detto Cecco del Caravaggio, Giuseppe Vermiglio, Simon Vouet, Giovanni Lanfranco, Antonio d'Enrico detto Tanzio da Varallo, si cercano di evidenziare alcune delle diverse declinazioni che il “caravaggismo” assunse tra il secondo e il quinto decennio del Seicento. 
Il nucleo principale della rassegna è costituito da opere di Matthias Stom (Paesi Bassi, 1600 circa – post 1645), tra le quali l'intensa Guarigione di Tobi e la rara iconografia di Dedalo attacca le ali ad Icaro di provenienza romana, approdate a Bergamo alla fine del XVIII secolo e tutt'ora conservate presso una storica collezione privata. Il percorso espositivo prosegue con alcune importanti opere che fanno parte della Collezione Banco BPM, il Ritratto della famiglia dell'artista di Giovanni Lanfranco (Parma, 1582 – Roma, 1647), la Vergine addolorata di Simon Vouet (Parigi, 1590 – 1649) e la Battaglia di Sennacherib di Tanzio da Varallo (Alagna Valsesia, 1582 – Varallo, 1633) bozzetto preparatorio per la grande pala realizzata nel 1629-1630 all'interno della cappella Nazari in San Gaudenzio a Novara. 
L'influenza di Caravaggio risulta evidente nell'opera di Giuseppe Vermiglio (Milano, 1587 – post 1635) raffigurante Giuditta con la testa di Oloferne, 1615-1620 in prestito dal Museo Civico di Vicenza – Palazzo Chiericati, che riprende uno dei temi prevalenti del periodo barocco, in cui le passioni violente a volte conducono i protagonisti ad esiti fatali. A rappresentare esperienze coeve ma che esularono dal caravaggismo, giunge infine, dallo stesso museo vicentino, l'ospite della mostra, la magnifica tela con Le Quattro età dell'uomo, 1625 c. dove è evidente la lezione del maestro Rubens, soprattutto nella resa delle figure e nei loro incarnati. 
La mostra a Palazzo Creberg, dal 4 al 31 maggio 2018, prevede tre fine settimana di apertura (5/6 – 12/13 – 19/20 maggio), ingresso libero, visite guidate gratuite (per chi lo desidera) e catalogo illustrato in distribuzione gratuita. L'apertura nei giorni feriali segue gli orari della filiale del Credito Bergamasco-Banco BPM di Largo Porta Nuova. 
Inoltre prosegue il programma dei Grandi Restauri sostenuti e realizzati dalla Fondazione Credito Bergamasco nella convinzione che le opere d'arte siano beni insostituibili. In questa occasione, nella Sala Consiglio del Credito Bergamasco, saranno esposti cinque capolavori di Francesco Capella (Venezia 1711 - Bergamo 1784) al termine delle rispettive operazioni di restauro. Al centro della sala, i visitatori potranno ammirare la pala con il Martirio di Santo Stefano della Parrocchia di Santo Stefano a Carobbio degli Angeli ripristinata da Andrea Lutti e Sabrina Moschitta (fonte: LombardiaPress).

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Sybille Ebert-Schifferer a 360° su Caravaggio: ”La diagnostica? Non è una ‘corrente’ della Storia dell’Arte. Il primo Caravaggio a Roma? Importanti i nuovi documenti, ma non ancora decisivi”

Intervista a Sybille Ebert-Schifferer 

–La prima cosa che vorrei mi chiarissi, se è possibile, riguarda il progetto di database che dovrebbe raccogliere tutto quanto concerne le opere di Caravaggio, sicure o meno, di cui però non sappiamo bene a che punto sia. 
R: In realtà questo progetto è in corso da anni, precisamente dal 2002, ed è partito come una vera e propria indagine sulla pittura a Roma dal 1580 al 1630; l’idea era, ed è, quella di rendere possibile trovare risposte, o almeno una serie di materiali in grado di poter chiarire i numerosi aspetti del caravaggismo ancora piuttosto oscuri, ma anche i motivi della sua clamorosa affermazione prima e del repentino tramonto poi, quali strati sociali e come riuscirono a trasmettere ad un intero contesto ambientale il loro apprezzamento per questa pittura rivoluzionaria, e ancora quali furono e se ci furono i modelli cui s’ispirò il genio lombardo come pure gli artisti a lui contemporanei e per finire quali elementi salienti possono essere catalogati tra quelli che verranno ripresi dalle generazioni successive. 
-Quindi un progetto di database a largo spettro, per così dire, non solo concernente Caravaggio
R: Si e non a caso gli abbiamo dato il nome di ArsRoma, proprio perché nasce con l‘idea di raccogliere e fare luce non solo sulle opere ma anche sui committenti, sugli altri artisti di quel contesto, sulle relazioni sociali che intercorrevano tra loro (chi era imparentato a chi?, chi aveva sposato chi? e così via), sulle loro frequentazioni laiche o religiose, sulle funzioni alle quali adempivano, ovviamente anche su tutti i documenti che li riguardano. Certo, poi è evidente che la massa documentaria più ampia riguarda soprattutto Caravaggio tanto che dal 2015 abbiamo fatto convergere nel progetto ArsRoma un database sul materiale diagnostico che lo riguarda ed abbiamo concluso la fase di sperimentazione con 110 opere di Caravaggio e di caravaggeschi
–Significa che questo materiale è già a disposizione?
R: In effetti sarà disponibile per gli studiosi spero già nel corso di questo anno 2018 ma solo via intranet, quindi eminentemente come occasione di studio, senza poter riprodurre o scaricare immagini; dobbiamo ancora raccogliere da ogni proprietario il consenso alla riproduzione delle opere, normalmente ci viene concesso. 
–Vuoi dire che in quel centinaio e passa di opere cui ti riferivi rientrano anche dipinti di privati? 
R: Beh, effettivamente se si vuol studiare bene la tecnica di Caravaggio occorre prendere in esame anche le copie o i dipinti di contemporanei, altrimenti non si capisce bene quale termine di paragone e di confronto si deve istruire e con cosa; bisogna avere materiale statistico valido se no non si capirà mai cosa possa avere avuto di tanto speciale la tecnica del Merisi. Naturalmente in primo luogo ci concentriamo sui dipinti in cui il materiale diagnostico è a disposizione e quindi ci può consentire di fare una cernita. Dopo di che, è ovvio che c’è anche qualche proprietario di quadro che ti dice “se non lo mettete come autentico di Caravaggio non vi concedo il materiale”, ma se si arriva a questo noi diciamo senz’altro di No, non si può fare. Voglio poi anche dire che ci sono musei, come Capodimonte, per fare un esempio, che hanno sottoscritto delle convenzioni con noi perché interessati al materiale anche per eventuali campagne future e con queste istituzioni si possono aprire delle collaborazioni importanti. 
–Quindi devo credere che tu personalmente credi molto o comunque affidi molta affidabilità alla indagine diagnostica
R: No, dico solamente che a mio parere è qualcosa di utile a verificare alcune cose particolari, e poi devo ammettere che per noi storici dell’arte l’interesse verso questa metodica nasce anche dal fatto che siamo sempre interessati a sapere tutto quanto si muove nel nostro settore di studi, al di là delle istanze attributive o anche commerciali; ricordi il titolo di una famosa esposizione curata anni fa da Mina Gregori? Era ‘come dipingeva Caravaggio’; ecco a noi studiosi affascina conoscere sempre meglio il suo metodo, sapere cosa avesse di speciale rispetto agli altri. Se è vero che egli nasce con una impronta di carattere veneto-lombarda ci interessa però poi verificare cosa può esserci stato di nuovo ed è questo che attira il nostro interesse, e non soltanto il nostro, di studiosi. 
–Ecco, ad esempio magari qualcosa di nuovo, come dici tu, potrebbe essere uscita dalla recente mostra milanese Dentro Caravaggio, curata da Rossella Vodret, per quanto concerne i disegni, soprattutto, visto che la grande messe di indagini effettuata su varie opere ritenute sicure del maestro, lo avrebbe alla fine certificato. 
R: Ma questo già si sapeva prima, lo avevo scritto anch’io nella mia monografia, in uno dei capitoli dedicato alle analisi; ovviamente occorre intendersi, Caravaggio disegnava alla veneta, non alla fiorentina, se posso semplificare il discorso, vale a dire sulla tela, sulla imprimitura, con il pennello; è un modo di disegnare questo, o no?
–E’ vero, però anche se, come dici tu, Caravaggio disegnasse alla veneta, questo contrasta con quanto tramandano le fonti, tutte concordi nel negare questa modalità esecutiva. 
R: Si, ma attento, perché tutte le fonti sono di parte e contrastano intenzionalmente il Merisi; non mi dire che a bottega del Peterzano non s’imparasse a disegnare! Per non parlare dei vari documenti del tempo che fanno cenno ai suoi ‘sbozzi’. 
–Visto allora che stiamo parlando delle fonti e dei documenti del tempo, vorrei sapere il tuo pensiero circa i ritrovamenti documentari di questi ultimi tempi, che spingerebbero l’arrivo dell’artista a Roma oltre il 1595, perché mi pare che tu sia tra quegli studiosi –pochi in verità- che esprimono dubbi in proposito. 
R: Cominciamo col dire che se ti riferisci alla partecipazione di Caravaggio alla cerimonia delle 40 ore documentata in quel periodo di tempo, la cosa è veramente curiosa; possibile che uno arriva a Roma e senza neppure prendere possesso di un alloggio, di una sistemazione, si rechi per prima cosa alla cerimonia delle 40 ore [...]

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1 mag 2018

Costantino D'Orazio sul furto della "Natività" di Palermo di Caravaggio



Nella puntata dell'1 maggio 2018, Uno Mattina ha dedicato uno spazio ai capolavori di PalermoCapitale Italiana della Cultura 2018
Ospite in studio lo storico dell'arte Costantino D'Orazio, che si è soffermato in particolare sull'oratorio di San Lorenzo e sui preziosi stucchi di Giacomo Serpotta che lo decorano. Non poteva mancare un accenno alla Natività di Caravaggio, un tempo sull'altare dell'oratorio prima del clamoroso furto del 1969:

Sull'altare dell'oratorio di San Lorenzo oggi c'è una riproduzione fatta al computer ... di un grandissimo capolavoro di Caravaggio che è stato trafugato nel 1969, si dice dalla mafia. Non è più stato ritrovato e un giovane studioso che si chiama Michele Cuppone - che ha dedicato tantissimi anni allo studio di questo dipinto - proprio recentemente ha raccolto alcune testimonianze  in ultimi processi a dei pentiti, che raccontano del fatto che probabilmente questo quadro bellissimo, questa Natività, è stato tagliato, tagliuzzato in varie parti, per essere venduto, smembrato, in giro per il mondo - perché il mercato clandestino delle opere d'arte è molto fiorente e quando parli di frammenti di Caravaggio ovviamente raccogli il massimo che puoi ... Non sarà più ritrovato probabilmente: è più facile ritrovare un quadro intero per le forze dell'ordine, ma nel momento in cui viene tagliato, ovviamente è impossibile. Si parlava del fatto che fosse stato utilizzato per riunioni di mafia, che fosse stato utilizzato come 'tappetino' ai piedi di un letto e invece no, pare che ormai sia in tanti frammenti.

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30 apr 2018

Chiuso all’Hertziana il convegno “Caravaggio e i letterati”. Il commento alla prima giornata di Nicosetta Roio


I letterati attivi negli spazi, nei tempi e attorno alle opere del sommo artista Michelangelo Merisi da Caravaggio sono stati i protagonisti della prima giornata del Convegno di studi interdisciplinare “Caravaggio e i letterati” (20. 04. 2018), ottimamente organizzato da Sybille Ebert-Schifferer e Laura Teza nel salone antistante l’ameno giardino archeologico fiorito del Villino Stroganoff, Bibliotheca Hertziana, Istituto Max Planck per la storia dell’arte (Via Gregoriana 22, Roma), in collaborazione con l’Università di Perugia. 
Dopo i saluti e le introduzioni delle due attivissime curatrici dell’evento scientifico, Sybille Ebert-Schifferer e Laura Teza, la prima parte delle relazioni, presieduta dalla prima studiosa, ha riguardato “La giovinezza” del Caravaggio tra il Nord dell’Italia e Roma: la sua formazione nel mondo culturale lombardo, il rapporto con i numerosi trattati teorici di Giovan Paolo Lomazzo (Giacomo Berra, Milano, La formazione culturale del Caravaggio: «io non me deletto de compor versi ne volgari ne latini»), la “poetica del comico” e il legame con la singolarissima Accademia dei Facchini della Val di Blenio (quell’ormai noto consesso di artisti, artigiani, musici, e attori teatrali riunitosi a Milano nell’ultima stagione manierista e portata alla luce dagli studi di Dante Isella, curatore dell’edizione critica della raccolta poetica dialettale dei Rabìsch – arabeschi – in lingua “facchinesca”) (Francesco Porzio, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, Lo «stile senz’arte» di Caravaggio, Lomazzo e la poetica del comico), sono stati quindi gli argomenti introduttivi ricchi di spunti della mattinata, seguiti dagli interventi di Laura Teza (Università degli Studi di Perugia), e da quello a quattro mani di Maria Cristina Terzaghi (Università degli Studi Roma Tre) e Giuseppe Andolina (Università degli Studi di Bologna). Questi ultimi due studi presentati sono legati al mondo culturale del primo periodo romano del Caravaggio: la relazione della Teza (Caravaggio, l’Accademia degli Insensati e la cultura dei fiori) – un parallelo omaggio alla vicina scalinata di Trinità dei Monti ora tappezzata da piante fiorite – ha avuto per punto nodale l’Accademia perugina degli Insensati, il suo autorevole Principe Cesare Crispolti (che, come è noto, aveva nella sua raccolta di quadri una versione del Ragazzo che monda un frutto del Merisi) e proprio la “cultura” dei fiori e dei frutti nei giardini dell’erudito umbro; lo studio di Terzaghi e Andolina (Per Caravaggio e il teatro nella bottega del Cavalier d‘ Arpino. Testi, forme, protagonisti) ha invece affrontato la questione, finora trascurata, del mondo teatrale gravitante attorno all’ambiente di Giuseppe Cesari (uno dei maestri romani del Caravaggio, che notoriamente ebbe con lui un rapporto conflittuale) e soprattutto importanti notizie sull’attivo teatro fatto realizzare dallo stesso Cavalier d’Arpino all’interno del suo elegante palazzo in Via del Corso. 
“La poetica della giovinezza” di Caravaggio è stato il titolo della prima sezione pomeridiana del convegno, presieduta brillantemente da Sebastian Schütze (Universität Wien), apertasi con l’intervento di Stefano Pierguidi della Sapienza-Università di Roma («È la prospettiva dilettevole e giocondissima». Caravaggio, gli Insensati e il dibattito sulle pitture ‹nella sommità delle volte›), che ha affrontato il problematico ma non eludibile rapporto dell’unica pittura murale del Merisi, la volta del Gabinetto Alchemico di Monsignor Del Monte, con altri sfondati dipinti, in particolare con la Galleria Farnese di Annibale Carracci. La relazione di Patrizia Tosini dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (Carlo Ottaviano Rabasco, un letterato misconosciuto nella Roma di Caravaggio e La Pallade ignuda di Lavinia Fontana), ha meritoriamente portato alla luce la personalità del Rabasco, intellettuale appunto sconosciuto ai più, specie in rapporto col tema della Pallade della pittrice bolognese Lavinia Fontana (della quale esistono due redazioni del tema pittorico). L’attenta disamina di Helen Langdon (London) è stata rivolta al tema relativo al famoso Amore vincitore Giustiniani del Merisi e al suo rapporto con il medesimo soggetto trattato da altri artisti (Caravaggio’s Cupid: Homage and Rivalry). 
I motti di Margutte: Paolo Gualdo tra Roma e Veneto e i suoi rapporti con Caravaggio è il titolo dell’argomento presentato da Marco Pupillo (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), che si era già ampiamente occupato della questione inerente la percezione dell’arte del Caravaggio nell’ambiente curiale coevo in relazione alla nota lettera dell’agosto 1603 in cui il cardinale romano Ottavio Parravicini scrisse al suo antico amico vicentino Paolo Gualdo relativamente allo stile di Caravaggio. L’argomento era stato oggetto di un’altra relazione di Enrico Lucchese (giornata di studi La natura morta al tempo di Caravaggio, Monte Santa Maria Tiberina, 21-22 ottobre 2018), e da esso affiora il senso di profonda amicizia che si era creata tra i due religiosi, come ha rimarcato Pupillo. A chiudere la fruttuosa giornata di studi è stata la relazione di Emilio Russo (Sapienza-Università di Roma), che in assenza dello studioso, è stata letta da Laura Teza: Caravaggio tra Murtola e Marino è il titolo della ricerca che ha affrontato il noto rapporto di alcune opere del Merisi con l’attività letteraria di Gaspare Murtola e Giambattista Marino
Come era prevedibile, molteplici sono stati gli interventi del numeroso e partecipe pubblico presente a questa prima giornata di studi, a conferma del sempre vivo interesse per tutte le problematiche inerenti la controversa personalità del grande Caravaggio, talvolta ancora posizionata all’interno di una sorta di visione “sdoppiata” tra le sue origini padane e la “misteriosa” comparsa a Roma, luogo della sua definitiva consacrazione (fonte: About Art online)

“Caravaggio? Le novità ci sono ma occorre superare incomprensioni, rivalità e persino schieramenti”. Parla Stefania Macioce

Intervista a Stefania Macioce

-La prima questione che ti porrei riguarda quanto sta avvenendo da qualche tempo a questa parte intorno a Caravaggio, diciamo così, è cioè questo vero e proprio insorgere di esposizioni, convegni, pubblicazioni che riguardano le indagini diagnostiche su determinate opere del Merisi, per ultima la mostra a Palazzo Reale curata da Rossella Vodret incentrata sul tema della diagnostica scientifica applicata all’analisi di 20 opere di Caravaggio ritenute ‘certe’. Tu sei tra i massimi conoscitori della pittura di Caravaggio ed hai certamente visto l’esposizione e letto attentamente il catalogo; che idea ti sei fatta? A questo punto occorrerà aspettare gli esiti delle indagini per stabilire l’autografia di un’opera? Cioè, credi possibile che i risultati raggiunti con le indagini possano dirimere antiche questioni sulla tecnica, sul ductus, sui materiali utilizzati dall’artista? 
R: Il risultato di queste indagini è un’indubbia acquisizione, le possibilità offerte dalla diagnostica odierna suggeriscono nuove aperture e inducono ad allargare continuamene il campo delle indagini come è giusto che avvenga. La ricerca impone di orientarsi verso nuove acquisizioni e in tal senso la mostra di Milano curata da Rossella Vodret ha fornito nuovi dati, così come avvenne alla fine degli anni ’90 con la mostra Come nascono i capolavori, curata da Mina Gregori. Il problema semmai può nascere dal pericolo insito nel trarre conclusioni definitive, l’assertività dei giudizi non è consigliabile in nessun ambito attinente alla ricerca. La mostra ha offerto nuovi importanti elementi di riflessione, risultato di una lunga indagine iniziata attorno al 2010. Ora si sa molto di più, resta il fatto che una visione esaustiva, al momento resta abbastanza utopica, essa prevedrebbe il confronto di analisi su tutta l’opera di Caravaggio secondo criteri diagnostici analoghi, ma anche divergenti, ma credo che un risultato oggettivo di tipo matematico sia impossibile. Il titolo del saggio scritto da Claudio Falcucci nel catalogo Così dipingeva il Caravaggio, forse, è molto esemplificativo e lodevolmente obiettivo. Le acquisizioni ci sono e chiariscono molti aspetti relativi al modo di procedere nella costruzione dell’immagine pittorica da parte di Caravaggio, dati importanti si ricavano ad esempio in merito alle preparazioni, ma anche dall’esame dei pigmenti: in linea di massima ora si sa bene come si muoveva nelle sue scelte Caravaggio, anche se un margine di possibili varianti persiste in rapporto a situazioni contingenti che possono aver influenzato necessariamente le variabili della sua tavolozza. Per quanto concerne Caravaggio poi, in un panorama più ampio delle ricerche, le letture non sono sempre oggettive, ma condizionate da posizioni critiche contrastanti, segnate talvolta da esplicite o implicite rivalità, o addirittura schieramenti che nel caso del grande pittore lombardo sembrano perpetrare anche aspetti propri della sua personalità. Si è parlato per almeno quarant’anni d’interdisciplinarietà, ma mai come ora la cooperazione delle discipline si rivela necessaria, la settorialità può dare risultati utili, ma da riesaminare in un contesto più ampio, un po’ come accade per la medicina, e in tal senso la mostra offre un ampio quadro di riferimenti.
–Faccio anche a te la domanda che ho rivolto agli altri studiosi intervenuti in questa nostra inchiesta; cioè se non intravedi il rischio che una simile impostazione finisca poi per ridimensionare se non proprio rendere non dico inutili ma quanto meno secondari l’analisi del linguaggio pittorico, lo studio dei documenti, la ricerca d’archivio, i confronti testuali, insomma quella che è solitamente la prassi che impegna lo storico dell’arte? 
R: Non lo credo. Il risultato delle indagini diagnostiche concerne principalmente la tecnica, i pigmenti, i supporti e di certo offre risultati di rilevante interesse relativi ad esempio alle fasi dell’ideazione, dei cambiamenti in corso d‘opera, dei ripensamenti; altri dati possono riguardare i pigmenti e i supporti adoperati dall’artista, e fornire nel loro insieme elementi concreti anche sul piano della datazione o talvolta persino dell’autenticità, sebbene i mezzi di contraffazione abbiano oggi anch’essi un elevata qualità. Tuttavia ciò non può escludere il confronto con i dati storici e documentari (a proposito nel catalogo si riferiscono a me documenti napoletani concernenti il Cerriglio ‘ritrovo di letterati’(?) (colgo l’occasione per chiarire che non ho mai pubblicato questo!) in un reciproco confronto tentando come si può una necessaria integrazione.
Esistono piani di lettura altrettanto complessi che inseriscono l’opera pittorica all’interno di un contesto non soltanto figurativo, ma anche e soprattutto culturale. Il ruolo della committenza, delle fonti, ciò che si ricava da inventari e indagini archivistiche, non può essere smentito da indagini diagnostiche, le discipline debbono intersecarsi e procedere parallelamente.
Un problema che si pone tra gli studiosi è se Caravaggio sia arrivato a Roma intorno al 1592, oppure nel ’95-96 come invece si ritiene ora da più parti dopo le scoperte all’Archivio di Stato di Roma; che idea ti sei fatta su questa nuova possibile datazione, che porterebbe a rivedere la collocazione cronologica delle opere precedenti l’ingaggio presso il Del Monte? 
R: Le scoperte archivistiche del 2011, seguite alla mostra Caravaggio una vita del vero, costituiscono un precisazione utile dalla quale non si può al momento prescindere. Personalmente però mi è difficile pensare che la testimonianza di un garzone di barbiere come Pietro Paolo Pellegrini, possa essere così incisiva e ineludibile, un po’ per la modestia del personaggio e un po’ per il tono approssimativo della testimonianza. Non riesco ad accettare che il percorso pittorico di Caravaggio, dagli iuvenilia fino alla Contarelli, sia stato compiuto in cinque anni: trattandosi di Caravaggio è possibile che un percorso di maturazione ideativa sia stato veloce, ma io ho qualche esitazione a riguardo. Tutto potrà chiarirsi quando una fortunata ricerca porterà alla luce opere e fatti relativi al pittore in quel lungo periodo trascorso dal 1587 [sic per 1588], anno in cui lascia la bottega di Peterzano al 1595, quando è menzionato per la prima volta a Roma. Quando lascia la bottega del maestro, sappiamo che il pittore resta ancora a Milano per un po’, ma per motivi che non hanno nulla a che vedere con la pittura. Nel 1587 [sic per 1588] Caravaggio ha 16 anni, ma nel 1592 -alla metà di questo anno è ancora documentato a Milano- ne ha 21: possibile che non abbia eseguito nessun dipinto prima? A me sembra poco verosimile ritenere che egli cominci a produrre soltanto nel 1595 o al massimo 1596. I dati emersi dal Foglio delle Quarantore attestano inconfutabilmente che Caravaggio compare a Roma alla festa di San Luca nell’ottobre del 1597, mentre la deposizione di Pietro Paolo Pellegrini, garzone del barbiere, assesta la presenza a Roma di Caravaggio, ventottenne, nel 1596, ma a questa data Caravaggio dovrebbe in realtà avere 25 anni, come del resto ipotizzato dal suo padrone Luca. Come si vede c’è un margine di approssimazione in queste testimonianze. Al momento i fatti noti sono questi, ma non sappiamo nulla di concreto a livello documentario, per quanto concerne il periodo compreso tra la metà del 1592 e il 1596, e non si può escludere nessuna ipotesi. Spostare tutta la datazione dei dipinti in rapporto a questa data è frutto di un ragionamento logico e la cronologia proposta da Alessandro Zuccari è attendibile, tuttavia resta difficile concentrare opere -nemmeno tanto poche- e tanto diverse, in un periodo così ristretto a ridosso della Contarelli: qualche perplessità può essere lecita [...]

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18 apr 2018

Presentazione del volume di Giovanni Careri "Caravaggio. La fabbrica dello spettatore", venerdì 20 aprile a Roma






Venerdì 20 aprile 2018 alle ore 17:30 presso Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, verrà presentato il volume Caravaggio. La fabbrica dello spettatore, di Giovanni Careri (Jaca Book, 2017). Dopo i saluti istituzionali di Gianni Dessì, Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca, introdotti e coordinati da Francesco Moschini, Segretario Generale della stessa, interverranno Claudio Strinati, storico dell’arte, e Micol Forti, Direttrice della Collezione d'Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. Sarà presente l’Autore. 
Il libro esplora da vicino la rivoluzionaria svolta stilistica attuata da Michelangelo Merisi (1571-1610) tra i secoli XVI e XVII, e lo fa attraverso i molteplici «specchi» con i quali questo straordinario pittore continua a metterci a confronto. Apprezzata per il realismo delle composizioni e per l’intensità della luce, la pittura di Caravaggio contiene una riflessione sull’atto del dipingere e sull’atto del guardare, un’elaborazione della questione molto attuale dell’immagine di sé, divenuta così luogo di sperimentazione che fa dell’altro uno specchio rivelatore. Careri rivolge uno sguardo ravvicinato ai singoli quadri come luoghi in cui si esercita un vero e proprio pensiero visivo, non solo attraverso ciò che essi rappresentano, ma per come essi presentano i loro soggetti. La gestualità dei personaggi, i loro sguardi, la luce e le forme, infatti, spingono lo spettatore a diventare il fulcro di un coinvolgimento affettivo, cognitivo e sensibile sino ad allora inedito nella storia della pittura: il quadro non è solo oggetto di visione, ma fabbrica dello spettatore, di forme del guardare, del sapere e del sentire (fonte: comunicato stampa). 

Giovanni Careri insegna all’École des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e allo IUAV di Venezia. Lavora alla frontiera tra storia, teoria dell’arte, semiotica e antropologia. Tra le sue principali pubblicazioni in lingua italiana: Voli d’amore. Architettura, pittura e scultura nel Bel composto di Bernini (Laterza, Roma-Bari 1991); Il Barocco nel mondo (Le Lettere, Firenze 2002); La fabbrica degli affetti. La Gerusalemme Liberata dai Carracci al Tiepolo (Il Saggiatore, Milano 2010). In lingua francese ha pubblicato: La torpeur des Ancêtres. Juifs et Chrétiens dans la chapelle Sixtine (EHESS, Paris 2013), in corso di traduzione sia in italiano che in inglese.

'Ndrangheta, scoperti in Svizzera conti e quadro di scuola del Caravaggio

Singolare collegamento tra un'opera d'arte 'caravaggesca' recuperata presso Lugano e il furto della Natività di Palermo, che forse passò per la stessa città svizzera - come anticipato sabato 14 aprile da ilsussidiario.net (link)

Il Bacco degli Uffizi
Conti correnti e beni riconducibili alla famiglia di Santo Abossida, ritenuto vicino alla cosca Farao-Marincola di Cirò Marina (Crotone) sono stati individuati in Svizzera. Li hanno scoperti i carabinieri del Comando provinciale di La Spezia a seguito di un'indagine scattata nell'agosto scorso, che portò al sequestro di beni ritenuti riconducibili ad un'associazione dedita al traffico di stupefacenti di matrice calabrese. Come riportato dall'Ansa, dalla documentazione sequestrata è stato possibile individuare beni trasferiti all'estero attraverso la “Sc Athena Classica”, riconducibile a Bombina Abossida e Alicja Olszewska, sorella e moglie di Santo, morto alcuni anni fa. La società nella sua disponibilità aveva un quadro raffigurante “Bacco” attribuito alla scuola del Caravaggio: è stato localizzato nel caveau di un Punto Franco nei pressi di Lugano. Le ulteriori indagini condotte in Svizzera hanno permesso poi di individuare vari conti correnti e una cassetta di sicurezza con orologi e gioielli per un valore complessivo di 700mila euro (fonte: ilsussidiario.net).

14 apr 2018

"Caravaggio. 'Natività' rubata nel '69 a Palermo, la verità scomoda dei pentiti di mafia". Un articolo di Michele Cuppone su ilsussidiario.net

Nuove informazioni provenienti dai collaboratori di giustizia e contenute nei documenti della Commissione antimafia svelano la sorte del famoso quadro di Caravaggio



Della Natività del Caravaggio già nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo, molto si è detto e scritto dopo il furto avvenuto nella piovosa notte tra venerdì 17 e sabato 18 ottobre 1969. Giornalisti, scrittori, storici dell’arte, pentiti di mafia … ognuno ha fornito una versione dei fatti, tra semplici ipotesi e menzogne gratuite, se non depistaggi. 
La verità su quel che accadde realmente, in relazione in particolare al movente del crimine (oramai prescritto), spunta fuori solo oggi, dopo quasi mezzo secolo. E questo grazie a indagini cui nuovo impulso è stato dato dalla Commissione parlamentare antimafia della trascorsa XVII legislatura, che ha appena rilasciato la relazione conclusiva delle sue attività. In tale occasione, si è convenuto di stralciare alcuni argomenti come l’uccisione di Mico Geraci, la morte di Attilio Manca e appunto il furto della Natività del Caravaggio, per farne oggetto di tre specifiche relazioni a parte (per quest’ultimo, il Doc. XXIII, n. 44). Quanto si pubblica di seguito integra attraverso fonti dirette la documentazione ufficiale, contenente stralci di interrogatori
La svolta sul Caravaggio, si deve principalmente alle confessioni incrociate e convergenti dei pentiti Gaetano Grado e Francesco Marino Mannoia – il secondo dei quali ha peraltro ritrattato quanto dichiarato in seno al processo Andreotti, quando testimoniò di aver rubato e poi bruciato egli stesso la tela oramai invendibile, per i danni subiti nel corso del maldestro furto. Ma la ricostruzione dei fatti si deve in gran parte a Grado, all’epoca latitante ma che di fatto circolava tranquillamente nel centro di Palermo che, per di più, sovrintendeva. 
Si apprende così che tutto nacque da quattro ladruncoli, ultimamente identificati e interrogati. Con estrema facilità essi si impossessarono del quadro, allora custodito, si fa per dire, da sistemi di sicurezza obsoleti e senza un allarme. Caricato su un Fiat 642, fu portato in una fabbrica di ghiaccio in disuso. Mannoia stesso, pur non partecipando alla sottrazione materiale a opera dei quattro ("quella sera – racconta – ero con una ragazza"), fu coinvolto nell’organizzazione del furto, facendo una prima ricognizione in oratorio. E all’indomani della sparizione del Caravaggio se ne tentò già la vendita con un potenziale acquirente che tuttavia, sgomentato anche per aver constatato alcuni danni, andò via adirato contro gli sprovveduti membri della gang. 
È dal lunedì 20 ottobre che entra in gioco cosa nostra, quando leggendo la notizia sulla stampa viene a conoscenza del valore incommensurabile dell’opera, da qualcuno stimata in oltre un miliardo di lire. Ed è amaro constatare che, nonostante posti di blocco e l’intensificarsi delle ricerche, la mafia arrivò dove lo Stato non riuscì; in soli cinque giorni dal furto, essa raggiunse e si fece cedere il dipinto dalla piccola banda di criminali – sfrontati al punto da chiedere una sorta di riconoscimento, che pure ottennero ("4 o 5 milioni", mentre alcuni di loro entrarono poi nelle stesse fila della mafia). Chi entrò in possesso de "’U Caravaggiu", come da lui sbrigativamente nominato, fu Gaetano Badalamenti, tristemente noto peraltro come mandante dell’assassinio di Peppino Impastato e a quel tempo rappresentante di tutte le famiglie mafiose siciliane. Egli, totalmente disinteressato all’aspetto estetico del capolavoro, vi guardò come una mera fonte di guadagno alla stregua di una partita di droga o di sigarette di contrabbando. Chiese di procurarselo a Grado, il quale si rivolse alla sua rete di contatti malavitosi, con un coinvolgimento di Stefano Bontade. Raggiunta l’ambita preda, vi furono alcuni passaggi da un nascondiglio palermitano all’altro, dalla vecchia ghiacciaia a una casa diroccata in un quartiere malfamato, a una cava in una grotta di San Ciro Maredolce, fino a Cinisi
Nel frattempo partono le negoziazioni con un anziano trafficante di opere d’arte venuto in Sicilia dalla Svizzera, probabilmente da Lugano. Questi, una volta a destinazione e messosi a sedere, "non faceva altro che guardare il quadro, e piangere. E Gaetano Badalamenti lo sfotteva. [...] Piangeva, piangeva... Gaetano Badalamenti l’ha preso per stupido". A ogni modo il dipinto prese la via degli stessi traffici illeciti diretti verso la Confederazione elvetica, caricato su un camion "di quelli per la frutta" [...]

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13 apr 2018

Il resoconto sul furto della "Natività" di Palermo, nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia

Consultabile la relazione della Commissione antimafia contenente le prime informazioni ufficiali sulle indagini svolte intorno al furto della Natività di Palermo

Il servizio de "La Stampa" dedicato al furto della Natività, pubblicato nell'ottobre 1969

Pubblicata la relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia, relativa all'appena terminata XVII legislatura. 
Il documento contiene uno specifico paragrafo – il 4.12, alle pp. 366-369  dedicato alle indagini sul furto della Natività di Palermo di Caravaggio, alla luce di recenti rivelazioni tra cui quelle dei pentiti di mafia Gaetano Grado e Francesco Marino Mannoia
Alcuni particolari della vicenda erano stati già anticipati, assieme a ulteriori dettagli inediti non ancora presenti nella documentazione ufficiale, in un articolo comparso sul primo numero di The Art Newspaper Daily a firma di Carole Blumenfeld e Michele Cuppone (link).
L'amara conclusione è che il capolavoro di Caravaggio, a partire dal 1970, si trova
al di fuori del nostro Paese e probabilmente lo è tuttora, in uno o più Paesi dentro e fuori l'Europa a causa della probabile, criminale scomposizione dell'opera in più parti, effettuata allo scopo di mimetizzarne la provenienza furtiva e massimizzare i proventi derivanti dalla vendita non di uno ma di più quadri, ciascuno parte di un capolavoro assoluto. Pertanto, a livello internazionale occorrerà una forte cooperazione giudiziaria e intergovernativa per seguirne le tracce e auspicabilmente arrivare un giorno a ritrovarla e restituirla alla città di Palermo, alla Nazione italiana e all’intero mondo della cultura.
Prossimamente una più nutrita relazione a parte, dedicata allo specifico argomento e contenente stralci dai verbali di interrogatorio dei collaboratori di giustizia, verrà diffusa sempre a cura della Commissione antimafia. Nel numero di domani (14 aprile) del quotidiano di approfondimento ilsussidiario.net, Michele Cuppone ne anticipa alcuni contenuti.

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Conferenza “Caravaggio: il mito” di Stefania Macioce, ad Arpino il 14 aprile



Il grande maestro della pittura del ‘600 Michelangelo Merisi da Caravaggio, tra i protagonisti mondiali dell’arte, sabato 14 aprile al circolo Tulliano di Arpino in via delle Volte, sarà al centro di una conferenza della prof. Stefania Macioce, docente di storia dell’arte alla Sapienza di Roma, autrice di saggi e volumi sul pittore lombardo. 
Alle ore 18, con gli interventi del sindaco Renato Rea e di Bruno Palmigiani, presidente del sodalizio fondato 132 anni fa, Massimo Struffi introdurrà la conferenza della prof. Macioce, di famiglia arpinate, intitolata “Caravaggio: il mito”.
Seguirà sabato 28 aprile, alle 18 presso lo stesso circolo, l'inaugurazione della mostra "Il mio Caravaggio" di Pietro Morricone, che resterà aperta fino al 2 maggio negli orari 15:00-18:00.
(Fonte principale: Il Messaggero).

Oggi a Siracusa incontro sul culto della "Madonna dei pericoli" e il suo rapporto con il soggiorno in città di Caravaggio

Di Maio, Salvini e Berlusconi diventano "I bari" di Caravaggio in un murales firmato Sirante

Il murales, collocato nei pressi del Quirinale, è già stato prontamente rimosso


Un quadro con tanto di cornice, in stile caravaggesco col titolo 'I bari', che ritrae Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi in abiti d'epoca, intenti a giocare a carte, e con accanto la firma 'Sirante' e tanto di cartellino in stile museale con il titolo e la descrizione. E' la nuova opera di 'street art' apparsa questa mattina su un muro di via dè Lucchesi, di fronte alla sede dell'Agenzia ANSA, a due passi dal palazzo del Quirinale dove il presidente Mattarella è impegnato in questi giorni nel secondo giro di consultazioni in vista della formazione del nuovo governo.
L'opera, corredata da una larga cornice dorata in polistirolo attaccata al muro, è accompagnata dal cartellino in semplice carta bianca, anch'esso incollato al muro di fianco a destra, con la data "2018", la tecnica utilizzata, "stampa grafica su carta" e la descrizione: "Sirante prende spunto da una celebre opera del suo maestro. Il quadro rappresenta una truffa. Un anziano 'ingenuo' sta giocando a carte con un suo oppositore il quale in complotto con un suo avversario trucca il gioco della politica. Questa scena, così teatrale, descrittiva e realistica contiene un monito morale, una condanna del malcostume, in particolare delle strategie dei politici"
La nuova installazione ricorda l'opera di 'street art' con il bacio fra Salvini e Di Maio, a firma 'Tvboy', apparsa nelle scorse settimane in via del Collegio Capranica a due passi da Montecitorio (fonte: Huffington Post).

11 apr 2018

Il 'fac-simile' della Natività di Caravaggio: una "ferita aperta"? Le diverse opinioni di Franco Luccichenti e Mario Ursino

'Entusiasmo' e perplessità sulla collocazione nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo di una riproduzione innovativa della Natività di Merisi. Per la quale, tuttavia, nemmeno si può parlare di "copia perfetta" o "fatta con la massima cura": vedi quanto già osservato su ArtItalies 2017 (link) - in particolare, sull'erronea interpretazione di taluni dettagli, sul mancato utilizzo di parte della documentazione fotografica disponibile, su alcune scelte deliberate di modificare il contrasto dell'unica foto a colori presa a riferimento



Ferita aperta, di Franco Luccichenti

Andrea Purgatori su Atlantide (La7) ha dedicato parte della interessante puntata di qualche giorno fa su Caravaggio al misterioso furto della Natività avvenuto nella chiesa di S Lorenzo a Palermo il 18 ottobre del 69. Purgatori ha parlato nella trasmissione della scelta di inserire una copia perfetta nel vuoto lasciato nell’oratorio della chiesa dall’opera perduta e della estrema difficoltà tecnica di “ricostruire ” la pala di Caravaggio. La scelta a suo tempo è stata ampiamente dibattuta ma vedere Atlantide mi ha portato ad alcune considerazioni. 
E’ giusto cancellare una assenza drammatica rappresentata dalla sparizione fisica dell’originale e riempire un VUOTO di alto valore simbolico con una maschera perfetta? 
La materia dell’originale è conseguenza di un atto creativo complesso e misterioso emerso dalle profondità dello spirito e da una densità culturale personale e meravigliosa. La maschera sostitutiva è figlia invece di una complessità tecnica messa a punto da tecnici anche se abili e sensibili. A me sembra che la sostituzione abbia apparentemente rimarginato la ferita rappresentata dalla vuota cornice dell’oratorio dove era collocata la pala. In realtà la ferita non guarirà fino al ritrovamento dell’opera e il simulacro ora esposto in un certo senso nasconde la gravità della sottrazione mascherando appunto il vuoto che doveva rimanere come ricordo e simbolo della stupidità umana. Oggi, dopo tanto tempo, uno strano gioco di specchi tra la copia e l’originale perduto fa abitare l’oratorio di S. Lorenzo a Palermo da una estraniante, densa melaniconia. L’oblio incombe sul drammatico furto (fonte: About Art online).



Punto di vista. Gli originali e le copie, di Mario Ursino

È legittimo porre una copia dove prima figurava l’originale? Direi di sì, e le ragioni sono ogni volta di natura diversa: preservare l’originale da atti vandalici, oppure per ragioni conservative o di restauro, o ancora per motivi di musealizzazione e di studio. Certo ha ragione Franco Luccichenti a dire che la copia del Caravaggio collocata nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo sta a ricordare una “ferita aperta”. Ma la vera ferita, a mio avviso, è nella perdita del famoso originale, poiché la Natività, dopo quarantotto anni, o è andata distrutta o è stata sezionata in più frammenti, e quindi difficilmente recuperabile. Se l’opera fosse ancora integra, la Mafia avrebbe avuto certamente modo di sbarazzarsene, sia pure con l’espediente del “ritrovamento” (leggi dietro riscatto).
Tuttavia, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica …” (W. Benjamin) ha raggiunto oggi risultati di altissima definizione, come lo straordinario fac-simile delle Nozze di Cana del Veronese, realizzato dall’artista britannico Adam Lowe, e collocato nel 2007 nel Refettorio di San Giorgio Maggiore, oggi della Fondazione Cini. L’opera figura egregiamente al posto dell’originale che si trova al Louvre e che è inimmaginabile possa ritornare a Venezia. Va ricordato tra l’altro che i veneziani all’epoca, vedendosi negata la restituzione di quel capolavoro sottratto da Napoleone per punire la fedeltà della città all’Austria, chiesero ai francesi in sostituzione un’opera di pari dimensioni, cosa che è avvenuta e oggi all’Accademia di Venezia è conservata una bellissima tela di Charles Le Brun (1619-1690), Maria Maddalena ai piedi di Gesù, opera considerata uno dei capolavori dell’artista francese, ma che certo non ha, almeno da noi, la stessa notorietà delle Nozze di Cana del Veronese. 
In definitiva, fin dai tempi antichi, la copia di qualità ha avuto sempre grande valore: non conosceremmo gli originali greci perduti se non attraverso le repliche di età romana. Questo per dire che la riproduzione della Natività del Caravaggio sarà stata fatta con la massima cura, usando le tecniche più innovative, non solo per colmare l’orribile vuoto sull’altare di San Lorenzo, ma anche per restituire ai fedeli nel luogo sacro un’opera collocata lì per devozione (fonte: About Art online).

Parla Anna Coliva: Databases per Caravaggio e Bernini, non servono troppe indagini ma ricerca e studio

Si riporta di seguito un estratto dell'intervista per la parte relativa a Caravaggio

R: [...] Caravaggio e Bernini sono i simboli stessi della Galleria Borghese ed è quasi un dovere, se posso dire, raggruppare tutte le documentazioni acquisibili, tutti i riferimenti possibili e ogni dato inerente alle loro vicende umane e artistiche. Per Caravaggio poi il discorso vale ancora di più e credo che sia importante che un database che lo riguardi nasca proprio qui, nella Galleria Borghese, dove sono presenti opere che riflettono la prima fase e l’ultima della sua poetica, testimonianze precise del cambiamento della sua tecnica esecutiva, non della evoluzione, perché Caravaggio non si evolve. Mi sono spesso domandata come sia possibile che un progetto del genere non sia ancora stato messo in opera, ed oggi grazie all’aiuto di uno sponsor privato –perché si tratta di progetti assai costosi- ed in partnership con il Getty Research, cioè il più grande centro di ricerca e produzione di strumenti digitali applicati agli studi storico artistici, abbiamo finalmente iniziato a colmare questa lacuna. 
–Puoi chiarire come è stata impostata la cosa? E quali obiettivi perseguite? 
R: Un lavoro del genere dev’essere quanto più possibile neutro, seguito da un comitato scientifico di alto profilo; il nostro scopo è assolutamente e dichiaratamente scientifico, vale a dire raccogliere tutti i dati a disposizione che riguardino le opere di Caravaggio, collegandoci con tutti quei musei e istituzioni che possiedono opere di Caravaggio, come il Louvre, ad esempio, con cui siamo già in contatto; l’obiettivo è creare una vera rete istituzionale che metterà a disposizione degli studiosi, affinché possano prenderne visione e trarne spunti di lavoro, tutto quanto è possibile: bibliografie, aggiornamenti filologici e storico critici ed ogni altro tipo di documentazione; insomma, scheda per scheda, opera per opera, metteremo in rete tutti gli elementi di studio che concernono il genio lombardo, comprese naturalmente le analisi diagnostiche. 
–Mi dai l’occasione per chiedere cosa ne pensi di questa serie di iniziative espositive e convegnistiche, l’ultima a Milano con la mostra Dentro Caravaggio, incentrate proprio sui rilevamenti diagnostici. 
R: Penso che si stia giocando un po’ troppo su questo terreno con il rischio di ridimensionare il ruolo e la figura stessa dello storico dell’arte; mi pare che le analisi diagnostiche non sempre siano bene interpretate se non a volte addirittura ‘forzate’, ed in ogni caso non mi pare affatto, proprio a vedere le ultime mostre, che possano fare chiarezza, al contrario; ma dov’è la risoluzione degli annosi problemi circa le repliche, le copie ecc? Guarda i ‘doppi’ di Caravaggio, il San Francesco in meditazione e il Ragazzo morso dal ramarro, io ovviamente ho le mie convinzioni, ma i dubbi su quale sia l’originale sono stati tutt’altro che sciolti, tanto da chiedersi a che servano convegni, mostre, cataloghi anche piuttosto dispendiosi; ma poi guarda le pubblicazioni: ci sono sempre le stesse cose; ora si parla di disegni preparatori, ma sono in realtà dei segni che indicano dei posizionamenti operati dall’artista, e dove la cosa che fa impressione è che sono sempre dei tratti uguali sia nei lavori che sicuramente sono di Caravaggio sia in quelli che non lo sono; insomma, alla fine se non si ha un riscontro altamente specialistico capace di riconoscere la mano dell’artista, cioè dello storico dell’arte, con le analisi puoi fare quello che ti pare; come diceva il compianto Gigi Spezzaferro: ”Perché è Caravaggio? Perché se vede!”. Quindi per rispondere alla tua domanda, personalmente credo che non ci sono ancora stati grandi avanzamenti negli studi, anche perché per capire devi sapere e per sapere devi studiare, studiare molto, vedere molto, confrontare, avere sensibilità ed occhio alla materia, ma soprattutto avere lo sguardo sgombro, non rivolto ad un attribuzionismo molto spesso mercantile. 
–Personalmente ho assistito a parte del convegno milanese seguito alla mostra Dentro Caravaggio ed effettivamente devo dire che proprio sui ‘doppi’ le posizioni erano molto distanti nonostante il profluvio di analisi, pentimenti, incisioni e così via; mi è sembrato quasi che studiosi pure molto preparati tendessero a ribadire semplicemente i loro punti di vista. 
R: Qui tocchi un punto dolente: questi convegni, simposi, conferenze, che tra l’altro sono sempre ristretti alle stesse persone, in realtà servono veramente? Io credo proprio di no, come dici tu, ognuno va a ripetere le sue posizioni; qual è il grande problema degli studi caravaggeschi? Forse quello relativo alle repliche, alle riproduzioni delle opere dell’artista? Noi qui alla Borghese siamo pieni di analisi diagnostiche ed anzi abbiamo un dipinto la Madonna dei palafrenieri che probabilmente è l’unico dove è venuta fuori un’autentica novità; in tutti gli altri casi i riscontri sono assolutamente sovrapponibili. 
–Tu quindi neghi o comunque non credi che le indagini diagnostiche possano aiutare a risolvere l’annoso dilemma se Caravaggio replicasse o no i suoi lavori? 
R: Sono ormai vent’anni che personalmente sto seguendo lo sviluppo di queste analisi e che prendo atto e mi confronto con tutto quanto è stato e viene ancora fatto, e dopo tanti anni una cosa ho capito, ma dovremmo averla tutti capita, cioè prima di tutto che con le analisi scientifiche l’autografia di un’opera non si è in grado di stabilirla, e quindi continuando a seguire questo percorso il problema delle repliche resterà senza soluzione, perché alla fine quello che dimostrano le analisi è questa sorprendente –ma altrettanto ovvia e banale a mio avviso- somiglianza di risultati, fatte salve pochissime eccezioni che però non riguardano quadri di Caravaggio sub judice, ossia quelli dubbi o attribuiti, confrontati con uno ‘buono’; quelli tali rimangono e questo mi pare già un dato significativo che dovrebbe fare statistica. 
–E quindi? 
R: Quindi ne deduco che quello delle repliche caravaggesche sia un falso problema e che la cosa davvero importante sarebbe non trovare una impossibile soluzione ma stabilire che la questione esiste ed è presente, che non è stata risolta in alcun modo se non con attribuzioni ‘forzate’ che lasciano il tempo che trovano; ti dico -al di là ora di Caravaggio– che quando un’attribuzione è giusta e riuscita dà soddisfazione, altrimenti lascia insoddisfatti; quindi è inutile stare a scarabocchiare questi dipinti con le analisi: se ho gli occhi azzurri, per quante analisi del Dna mi possano fare, azzurri restano.
–Un’altra cosa su cui vorrei sentire il tuo parere riguarda i ritrovamenti archivistici che sembrano ridisegnare i primi tempi di Caravaggio a Roma –spostandone l’arrivo non prima del 1595/96- e quindi delle opere realizzate prima dell’ingaggio presso il cardinale Del Monte. 
R: Beh, anche qui, non mi pare che si possa andare oltre un’ipotesi ed anzi secondo me quello che molti validi studiosi hanno proposto sulla prima fase romana del Merisi, compresa la realizzazione delle prime opere, resta valido, come pure sulle datazioni delle opere successive non mi pare ci sia troppo da ridiscutere. Si tratta in ogni caso di aspetti intorno ai quali il database potrà essere molto utile dal momento che presenterà l’insieme dei dati disponibili, compresi i pareri degli esperti riguardo a questo tema delle datazioni, una sorta di punto di partenza indispensabile, in sostanza, che, voglio ribadirlo, dev’essere considerato come uno strumento di studio.
–Sarà uno strumento che potranno consultare tutti
R: Si, ma naturalmente con diversi livelli d’accesso; ad esempio, se ci sono dati che un eventuale proprietario ritiene particolarmente delicati, ci si potrà entrare solo con delle chiavi d’accesso prestabilite e autorizzate. 
–Quindi mi dici che ci saranno anche eventuali opere di privati? Anche nel caso che il proprietario ritenga possano essere attribuite al Merisi? Come sai, questo sta diventando un vero problema. 
R: No, è chiaro che non possiamo accettare tutti e tutto; noi opereremo una scrematura che interesserà tutte le opere che siano conosciute o che emergano e ci sarà un settore dove compaiono i lavori sicuri e uno per le altre proposte presentate con una certa autorevolezza. Sia che questa autorevolezza derivi dal molto tempo passato rispetto alla prima proposta attributiva, sia che derivi dai dati a corredo dell’attribuzione; insomma per essere chiari, se un’opera diciamo così ‘discussa’ presenta vari elementi a favore, quali possono essere i pareri degli esperti, i documenti e così via, è ovvio che verrà considerata; al contrario tutto l’attribuzionismo giornalistico, se posso dire così, non interessa, lascia il tempo che trova. A questo aggiungerei che nostro scopo è anche quello di riunire databases parziali che pure esistono e collaborare con altre istituzioni, senza chiuderci su noi stessi. 
–Ad esempio? 
R: Ad esempio con l’Hertziana che ha in cantiere un progetto di database, o anche con musei stranieri che coltivano progetti settoriali con i quali si aprono delle collaborazioni perché studi di questo tipo si arricchiscono con le collaborazioni.
–Pensi che costituendo un database così ricco, ampio e, come dicevi tu, neutrale sarà possibile arrivare a sciogliere quegli enigmi che, nel caso di Caravaggio, si trascinano da tempo e continuano a dividere gli esperti? Ad esempio, pensi che sarà possibile individuare l’originale nel caso di opere molto simili che se ne contendono il titolo? 
R: No, come dicevo prima non sarà una macchina, per quanto tecnologicamente avanzata e moderna, e neppure un esperto di diagnostica a sciogliere i dubbi, anche per il motivo che non sempre c’è certezza nei riscontri. Perché i grandi istituti di ricerca vogliono che le indagini scientifiche si svolgano nei loro laboratori? Perché il protocollo che si segue in un istituto quasi sempre differisce da quello di un altro; noi l’abbiamo sperimentato con Bernini: abbiamo dovuto fare tutte le indagini noi per non rischiare di avere risultati disomogenei. E poi lasciami dire che non esiste un deus ex machina capace di risolverci i problemi; se un dipinto di Caravaggio è ‘dubbio’ da vent’anni vuol dire che c’è qualcosa che non va, hai voglia a fare analisi! 
-Puoi dirmi qualcosa ora sui tempi entro cui pensi che i dati possano essere a disposizione degli studiosi? 
R: Beh, noi stiamo lavorando già da tempo; quest’anno abbiamo siglato l’accordo e il finanziamento del progetto (evito di raccontarti i soliti ritardi e intralci burocratici riscontrati) e intanto si inseriscono i dati; tanto per dire, ci vorrà credo un anno per immettere i dati dei nostri quadri
-Diciamo che entro il 2019 se io ne avessi bisogno potrei venire in Galleria a far ricerche con il database
R: Si, certo, però ovviamente va tenuto presente che questi non sono progetti a tempo, dato che i dati vanno aggiornati di continuo; io poi voglio lasciare alla Galleria qualcosa che sia utile per sempre, anche perché un database non si esaurisce in un determinato periodo di tempo [...]

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