15 feb 2018

Inaugurazione delle nuove sale dedicate a Caravaggio e al Seicento, il 19 febbraio agli Uffizi


Le Gallerie degli Uffizi aprono le porte alla città di Firenze per mostrare le nuove sale dedicate a Caravaggio e il Seicento. Sarà lo stesso Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, a illustrare a tutti i cittadini che accorreranno l’importante progetto di valorizzazione e cura delle collezioni del Museo, che attraverso l’innovazione collegherà storia e futuro delle sale della Galleria. 
In onore di Maria Luisa de’ Medici, che legò le collezioni dei Medici per sempre alla città di Firenze, a 275 anni dalla sua morte – spiega Eike Schmidt – ho voluto invitare non solo le autorità, ma anche tutti i fiorentini e i forestieri presenti in città, a partecipare lunedì 19 febbraio 2018, a partire dalle ore 11,30, all’inaugurazione delle nuove sale degli Uffizi dedicate a Caravaggio e alla pittura del Seicento, per poter ammirare insieme questi capolavori” (Fonte: Gallerie degli Uffizi).

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14 feb 2018

Bindi intervistata su Tv2000: “Nuovi elementi sul furto della tela del Caravaggio”


Con gli elementi che abbiamo acquisito offriamo l’impulso alla magistratura perché possa riaprire l’inchiesta“. Lo ha detto la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in merito al capolavoro del Caravaggio, la ‘Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi’, rubato a Palermo nel 1969
“C’è un collaboratore di giustizia importante Mannoia – ha aggiunto Bindi – che addirittura a Falcone dirà che l’opera era andata distrutta mentre l’altro collaboratore di giustizia Grado, che era appunto una delle persone molto vicine a Badalamenti, ci ha detto che quando Badalamenti venne a conoscenza che certi ragazzi, dei balordi, si erano impossessati di quest’opera d’arte se la fece consegnare e riuscì a mettersi in contatto con un importante acquirente proveniente dalla Svizzera”. 
Le mafie “impoveriscono l’Italia da tutti i punti di vista – ha proseguito Bindi – e come tali vanno combattute. Non c’è aspetto della nostra vita che non sia in qualche modo inquinato dalla loro presenza. Ricercare quella opera meravigliosa che è considerata tra le principali 10 opere artistiche al mondo, di cui non solo noi siamo alla ricerca, è un modo per riscattare anche la ferita che soprattutto ha avuto la città di Palermo, la quale è stata privata di grandi magistrati, grandi politici ma anche di una grande opera d’arte”. 
La tela, ha concluso Bindi, “ha un grande valore spirituale e per questo abbiamo consegnato una copia a Papa Francesco quando abbiamo avuto il grande regalo di essere ricevuti in Vaticano. Immediatamente Papa Francesco ha riconosciuto il dipinto e ci ha detto ‘Ma questo è un Caravaggio'” (fonte: Agenzia DIRE).

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Presentazione de "Il vendicatore oscuro" di Annalisa Stancanelli, il 28 febbraio a Brera

13 feb 2018

Presentato "Caravaggio. L'anima e il sangue". Per Claudio Strinati, Caravaggio è come Batman

Caravaggio come Batman? Davvero non avevamo mai pensato a un accostamento del genere, eppure a farlo è stato proprio un serissimo storico dell’arte, il professor Claudio Strinati, consulente di Caravaggio - L’anima e il sangue, bellissimo documentario in 8k prodotto da Sky e Magnitudo Film e presentato in un’affollatissima conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma, alla presenza del moderatore Steve Della Casa e di tutti i realizzatori del film, incluso il poliedrico Manuel Agnelli che interpreta in modo molto efficace l’Io interiore di quel geniale artista e affascinante personaggio che rispondeva al nome di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. E che, oltre 400 anni dopo il suo breve passaggio su questa terra è ancora capace di stupirci, emozionarci e coinvolgerci. Distribuito in sala il 19, 20 e 21 febbraio in Italia in oltre 300 copie, il film raggiungerà ben 60 paesi nel mondo in 2500/3000 sale. Si tratta infatti di un prodotto spettacolare, capace di utilizzare al meglio le nuove tecnologie digitali per portare lo spettatore a conoscere ogni dettaglio dell’opera sul grande schermo, e al tempo stesso di un viaggio nella vita dell’artista, raccontata anche attraverso il corpo di un non attore, l’elettricista della troupe napoletana Emanuele Marigliano, in sequenze di videoarte. Alla regia c’è il regista di origine messicana Jesus Garcer Lambert.
La conferenza ha spiccato il volo quando, partendo dal mistero e dalla tormentata personalità di Caravaggio, descritto come un artista rock, che tanto ha affascinato il mondo del cinema (basti pensare all’opera di Derek Jarman), il professor Strinati si è lanciato nell’azzardato ma indovinatissimo paragone con un’icona del fumetto e del cinema moderno, Batman
"Questo film assomiglia alle ultime versioni che il cinema ha dato della figura di Batman che ha molti punti di contatto col Caravaggio. Anche lui è un giovane che vede morire i genitori, quelli di Caravaggio uccisi dalla peste e quelli di Bruce Wayne da due balordi. Vedere morire in modo ingiusto i genitori lo induce a entrare in un percorso di vita ossessionato dal male e dal buio. Batman combatte contro il male per tutta la vita i truci assassini, e non è un caso che l'omicidio accada la sera tardi all'uscita da uno spettacolo teatrale. Se pensiamo alle Sette opere di misericordia e alla Decollazione del Battista di Caravaggio, sembra di vedere Gotham City, una città che è un non luogo, un regno del male fecondato dall'eroe che vuole portare il bene e togliere il buio. Come Batman non ha superpoteri ma capacità tecniche, Caravaggio ha capacità artistiche. La Batmobile di Batman è lo stile del Caravaggio e tutti i suoi marchingegni sono mezzi prodigiosi dettati dalla creatività e dalla fantasia. Non ha niente di diverso da un uomo qualunque se non l’immenso afflato morale, l’immensa forza fisica e spirituale e l’immensa capacità creativa. Nei film la storia resta la stessa ma questo scavo nell'interiorità psicologica del personaggio viene sviluppato. il nostro regista, Jesus, è come il Christopher Nolan di Batman" [...]

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10 feb 2018

Materia, colori, pigmenti: incontro ravvicinato con Caravaggio. Parla Bruno Arciprete

Nuova intervista a studiosi caravaggisti su About Art online. Una conversazione con il restauratore Bruno Arciprete

– Comincerei con il chiederti se sei aggiornato sulle indagini scientifiche che si stanno effettuando sulle opere di Caravaggio e che potrebbero anche aiutare a stabilire se determinate riproduzioni sono autografe o no; tu ad esempio hai lavorato sulla Crocifissione di Sant’Andrea già collezione Back-Vega che replica il dipinto oggi a Cleveland ritenuto originale.

R: La Crocifissione ex Back-Vega è un bel dipinto, molto sciupato, malgrado tutto mostra punti di alta qualità, e la tecnica esecutiva è simile a quella di Caravaggio. Sulla base delle indagini che abbiamo condotto al tempo del restauro posso dire che è senzaltro di notevole livello; detto questo, tocca allo storico dell’arte, elaborando una ricerca filologica e un’analisi stilistica, attribuire l’opera a una mano piuttosto che ad un’altra, come ha fatto Gianni Papi nel suo saggio sulla ex Crocifissione Back-Vega. Ho saputo che il dipinto è stato esposto al Museo di Cleveland per un confronto con quello ritenuto l’originale e non ha affatto sfigurato, ma è stato ritenuto copia, insomma qui si apre il discorso sulle repliche e sulle copie, argomento già affrontato in modo interessante sulla tua rivista da Claudio Strinati.
– Che tu ricordi, furono fatte tutte le analisi? Perché sembrerebbe che si sia stata realizzata solo la fluorescenza ai raggi X. 
R: No, non è così, sapevo di questa osservazione e ne avrei voluto discutere; in effetti, seppure non commissionate da me, posso assicurare che tutte le indagini diagnostiche sono state realizzate da ArsMensurae di Stefano Ridolfi che i giorni 20-21 dicembre 2010 a Zurigo ha analizzato il dipinto: fluorescenza UV, riflettografia infrarossa, esame radiografico e analisi mediante spettrometro EDXF. Non tutto è stato pubblicato nel libro di Papi ma confermo che l’indagine fu completa. Posso mandartele appena le trovo perché sono in un fascicolo insieme a quelle ultime sulla Giuditta di Tolosa.
– Ok, ci fidiamo, piuttosto visto che l’hai nominata, che mi dici su questa tela di Tolosa, la tela che ha fattto tanto discutere?
R: Bel dipinto! Sono andato a vederlo a Parigi e il primo impatto è stato sorprendente, e tu sai bene che la primissima impressione è molto importante, e fu un’ottima impressione. A mente fredda lo confermo, posso magari dire che all’80 % sia di mano di Caravaggio e il resto elaborato da qualcun altro, perché alcuni brani pittorici in effetti lasciano perplessi [...]

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7 feb 2018

"Il Giallo del Caravaggio che fu venduto a pezzi", su la Repubblica

Mentre si alimenta con nuovi elementi il dibattito critico sulla perduta Natività di Palermo, finalmente si torna a parlare della sorte subita dal capolavoro romano. Le nuove e inaspettate rivelazioni di un pentito di mafia


Il capolavoro del Caravaggio, la "Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", non è andato distrutto dopo il furto del 1969, a Palermo. Come invece aveva detto l'ex boss Francesco Marino Mannoia al giudice Falcone, come ha ribadito di recente uno degli ultimi collaboratori, Gaspare Spatuzza. La "Natività" è ancora nascosta da qualche parte, all'estero. Però, forse, è stata scomposta in sei o otto pezzi. È una verità che ridà speranza, ma allo stesso tempo angoscia, quella messa a verbale da un vecchio mafioso pentito, Gaetano Grado, che ha fatto un lungo racconto alla commissione antimafia presieduta da Rosy Bindy. E, oggi, quel verbale si può leggere per la prima volta, le rivelazioni sono nella relazione finale dell'Antimafia, che verrà discussa nel pomeriggio.
Grado racconta che «già nel 1970 il capo della Cupola, Gaetano Badalamenti, curò il trasferimento del quadro all'estero, verosimilmente in Svizzera, dietro il pagamento di una grossa somma in franchi». Don Tano Badalamenti, il padrino dei "cento passi" di Cinisi, che anni dopo decretò la morte di Peppino Impastato, il giovane attivista che lanciava le sue denunce dai microfoni di Radio Aut. «Badalamenti mi disse che verosimilmente il quadro era stato scomposto per essere venuto [sic] sul mercato clandestino». È un racconto preciso quello del pentito, che ha già segnato una svolta nell'inchiesta sul Caravaggio. Grado ha riconosciuto in fotografia l'antiquario svizzero che arrivò a Palermo per curare l'affare. L'intermediario è morto da tempo, ma il suo nome è un dettaglio prezioso per provare a ricostruire dove sia finito il quadro diventato il simbolo dei segreti di Cosa nostra [...]

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6 feb 2018

A Palermo mostra su dipinti caravaggeschi e altri pittori, della Fondazione Longhi e della Fondazione Sicilia

La mostra "Da Ribera a Luca Giordano" sarà aperta dal 17 febbraio al 10 giugno 2018 presso Villa Zito

La mostra è dedicata ai pittori che hanno operato nell’Italia centromeridionale nel Seicento e nel primo Settecento e in particolare ai numerosi artisti che chiamiamo “caravaggeschi”. La maggior parte delle opere esposte provengono dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che custodisce il lascito di quello che è stato il più importante storico dell’arte italiano, oltre che uno straordinario collezionista. 
Alla pittura del Caravaggio e ai suoi seguaci Longhi ha dedicato una vita di studi, a partire dalla tesi di laurea dedicata al Merisi del 1911. Nella sua dimora fiorentina, oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, Longhi raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche, che furono per lui occasione di ricerca e di studio. Tra queste il nucleo più importante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere dei pittori caravaggeschi, oltre al Ragazzo morso da un ramarro dello stesso Merisi, da lui acquistato nel 1928 e da cui ha tratto un magnifico disegno a carboncino, firmato e datato 1930. Il disegno sarà esposto nella sezione introduttiva della mostra, che poi presenta più di 30 dipinti dei seguaci di Caravaggio e di altri artisti attivi nell’Italia del Sud, che offrono una efficace esemplificazione degli orientamenti e degli obiettivi promossi e stimolati dalle opere del Merisi e del significato storico della sua pittura.
La mostra si apre infatti con il capolavoro di Valentin de Boulogne, la Negazione di Pietro, che rappresenta un eccezionale esempio della cosiddetta “manfrediana methodus”, quella particolare declinazione del caravaggismo che è stata messa in opera da Bartolomeo Manfredi [...]

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4 feb 2018

Caravaggio, le ultime indagini, i doppi, le repliche, le copie; il punto di vista di Gianni Papi

Nuova intervista a studiosi caravaggisti su About Art online. È la volta di Gianni Papi

– La prima questione che ti vorrei porre riguarda il tema assai divisivo di come si possa riconoscere un’opera certa di Caravaggio; a Milano, ad esempio, nel convegno che chiudeva la grande mostra Dentro Caravaggio, due studiosi assai validi e riconosciuti come esperti del maestro, come Rossella Vodret, che ha curato l’esposizione, e Alessandro Zuccari, autore di importanti studi sull’artista, hanno espresso due punti di vista affatto divergenti sul Ragazzo morso dal ramarro: la prima ritiene originale il dipinto della Collezione Longhi, anche sulla base di riscontri diagnostici che individuano pentimenti e cambiamenti operati sulla tela in corso d’opera, l’altro invece – non riconoscendo sicure le ‘prove’ diagnostiche – crede che l’unico originale sia il quadro oggi alla National Gallery di Londra, che presenterebbe particolari descritti dalle fonti che invece su quello Longhi non comparirebbero. 
R: Non è un tema facile. Posso dire la mia per quanto riguarda il “Ragazzo Longhi” esposto a Milano; con l’ulteriore visione che ho potuto effettuare alla mostra, dove il dipinto era illuminato perfettamente e quindi l’ho osservato come mai mi era capitato di vedere da vicino prima, dico che mi ha fatto un’impressione molto positiva, per me è autografo di Caravaggio; naturalmente questo non implica che il dipinto di Londra non lo sia, secondo me sono autografi entrambi; resto del parere che il “Ragazzo Longhi” sia successivo e comunque non so fino a che punto possano essere dirimenti questi eventuali pentimenti che mi dici essere stati discussi al convegno, visto che non ho assistito perché non potevo, e d’altra parte non ero stato invitato alla tavola rotonda; posso solo dire che non mi erano sembrati tanto evidenti dalla radiografia in mostra. Il mio parere di conoscitore, di studioso che giudica i quadri dalla superficie, è che siano entrambi buoni e che quello Longhi sia successivo rispetto a Londra, ma ugualmente autografo.
– Allora si può dire che tu sia convinto che Michelangelo Merisi replicasse le sue opere? 
R: La mia idea è che egli abbia potuto replicare alcune opere, anche se di sicuro occorre dire che non era questa una sua consuetudine; tuttavia, come per tanti altri artisti, anche a lui alla stessa stregua può essere capitato che un committente richiedesse di rifare un lavoro, magari proprio quando poté trovarsi in condizioni economiche difficoltose (e si sa che non era certo una eventualità così rara), perché quindi dovrebbe aver rifiutato se si presentava l’occasione magari di superare una contingenza negativa? Un altro esempio di replica rispetto al Ragazzo morso dal ramarro, riguarda un quadro che io stesso ho pubblicato (e sul quale ho scritto anche un saggio) perché ritengo sia autografo, cioè la Crocifissione di Sant’Andrea, già in collezione Back-Vega ed oggi a Londra, che venne replicato secondo me a Napoli, perché forse Louis Finson aveva chiesto al Merisi di eseguirlo per lui, o almeno questa è la mia tesi. Non mi pare ci siano altri esempi simili. 
– Beh, ci sarebbe anche il ‘caso’ dei due San Francesco in meditazione sulla croce, quello ex Carpineto Romano, ora a Palazzo Barberini, e l’altro della chiesa di Santa Maria della Concezione; com’è noto, la maggior parte degli studiosi ritiene autografo il dipinto ora a Palazzo Barberini, altri invece pensano il contrario, altri ancora ritengono autografi entrambi; né è valsa l’esposizione dei due dipinti messi recentemente a confronto a Roma a dirimere la questione; anzi, a questo proposito, posso dirti che nel corso del suo intervento al convegno milanese Keith Christiansen ha precisato il suo punto di vista a favore del quadro presso la chiesa romana, evidenziando la mediocrità della versione ex Carpineto, a dispetto delle indagini diagnostiche che ne attesterebbero invece l’autografia. 
R: Il mio parere invece è ancora diverso; posso essere d’accordo con Christiansen riguardo al quadro ora a Palazzo Barberini che anch’io giudico di una resa pittorica non entusiasmante; proprio la bellissima illuminazione della mostra milanese mi ha ulteriormente convinto di questo. Non escludo che l’originale debba ancora riemergere.

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1 feb 2018

Novità sul progetto "Caravaggio Research" presso la Galleria Borghese

Le anticipazioni di Fabio Isman e il punto di vista critico di Tomaso Montanari 


Negli ultimi giorni sono state pubblicate nuove anticipazioni e riflessioni sul progetto "Caravaggio Research", diretto da Anna Coliva presso la Galleria Borghese e finanziato da Fendi.
Le pubblichiamo di seguito, in ordine cronologico di apparizione sui quotidiani nazionali che ne hanno dato notizia.

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27 gen 2018

Claudio Strinati fuori dal coro: Caravaggio? C’è molto da rivedere …

Nuova intervista a studiosi caravaggisti su About Art online. Stavolta a parlare è Claudio Strinati

 Il tema delle indagini diagnostiche su opere d’arte sembra da qualche tempo attirare l’attenzione degli addetti ai lavori soprattutto perché sta riguardando in particolare un artista molto amato dal pubblico, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Nel tuo lavoro di studioso e di dirigente per lunghi anni del più grande polo museale italiano, hai promosso una serie davvero notevole di iniziative di carattere espositivo editoriale convegnistico ed hai anche certamente contribuito in larga misura ad aprire la strada a queste metodologie di analisi; la prima questione che ti pongo dunque è questa: sulla base della tua eccezionale esperienza cosa pensi davvero delle indagini diagnostiche? Sono la strada per arrivare a definire le questioni attributive? 
R: Le indagini diagnostiche sono molto importanti, sgombriamo subito il campo dagli equivoci, e sono sicuramente di grande sostegno al lavoro dello studioso; tuttavia, se posso fare un esempio, nel nostro campo degli studi storico artistici la situazione è la stessa che c’è nel campo della medicina, nel senso che se l’esame diagnostico lo si legge correttamente – e sono convinto che i nostri esperti lo sanno fare perfettamente – si possono ottenere risultati significativi ma che tanto più sono validi quanto più riferiti ad un’ampia statistica; mi spiego: oggi siamo molto avanti sul piano tecnologico, non c’è dubbio, con macchinari sempre più efficaci che forniscono esiti eccellenti, ma il problema vero è che non abbiamo altrettanti dati statistici e tali da poterci autorizzare a trarre deduzioni sempre necessitanti.

– Vuoi dire che non si sono raggiunti nelle indagini risultati tali da poter dedurre fatti incontrovertibili? 
R: Esattamente. Prendiamo l’esempio delle incisioni; fino a qualche tempo fa si pensava che l’incisione, con una punta o con la coda del pennello o come che sia, rinvenuta su una tela fosse una caratteristica tipica di Caravaggio e che quel dato costituisse un grande ausilio per confermare l’attribuzione di un’opera all’artista; ora sappiamo che non è così, perché si vedono incisioni in tele di Gentileschi, Spadarino ed altri ancora. Che vuol dire? Vuol dire che non si erano fatte rilevazioni del genere su altri artisti della stessa epoca, ma appena lo si è fatto e i dati di valutazione sono aumentati le cose sono cambiate; oggi è possibile perfino arrivare a ribaltare la questione, dal momento che, certo, l’indagine va fatta, questo elemento delle incisioni deve essere rilevato, ma è del tutto insufficiente per giudicare l’autografia di un dipinto e, al contrario, potrebbe addirittura determinare soluzioni sballate se preso da solo, quindi non più necessitante per stabilire un’attribuzione. Ma se è così, ed è così, allora questo discorso vale per tutto il resto. Per fare un altro esempio, da sempre, parlando della tecnica esecutiva di Caravaggio si insiste molto sulla preparazione, sulla famosa ‘tecnica a risparmio’ ecc, ma anche leggendo le relazioni degli esperti non è che si capisca bene cosa sia, se e quando è stata usata e dove, ma soprattutto il problema secondo me è capire se quel tipo di procedura fosse o sia stata esclusivamente propria di quell’artista in quel lasso di tempo per consentirci di poter dire oggi che si, effettivamente non ci sono dubbi … 

– In pratica, mi sembra che a tuo parere quando si tratta di discutere dell’attribuzione di un’opera –specie trattandosi di Caravaggio  occorrerebbe fare chiarezza su cosa si deve indagare e cosa viene indagato e perché; è così? 
R: Ti rispondo con una considerazione che mi è occorso di fare proprio leggendo il catalogo della mostra milanese di Palazzo Reale Dentro Caravaggio che proprio sul tema delle indagini diagnostiche è stata organizzata, e cioè: ma sono stati fatti rilievi diagnostici su determinati autori che usano il nero assoluto come sfondo di loro opere? Ti faccio un esempio che giudico emblematico: io sono assolutamente convinto che un’importanza enorme sia per la ritrattistica sia per l’approccio alla natura morta anche per Caravaggio l’abbia avuta Fede Galizia; c’è un suo ritratto molto noto, quello del gesuita Paolo Morigia, che ha un fondo scurissimo e che porta iscritta la data del 1596; certamente è un’opera strepitosa sotto l’aspetto tecnico esecutivo e, secondo me, contiene già in nuce tanti aspetti della tecnica caravaggesca; peraltro la data iscritta, ancorché ritenuta dubbia, è di per sé piuttosto interessante; quindi mi chiedo: sono state eseguite indagini su Fede Galizia, su Lomazzo, su quell’ambiente lombardo diciamo precaravaggesco che certamente ha influito sulla formazione del Merisi? E se si, sono ad un livello comparabile con quanto si è fatto e si sta facendo con le opere di Caravaggio? Non ne sono affatto certo, anzi credo di no; allora è evidente che pur avendo a disposizione strumenti analitici così sofisticati si finisce con l’utilizzarli solo sul ‘feticcio’, nel nostro caso Caravaggio. Ma in questo modo il quadro non sarà mai completo e i risultati rimarranno importanti ma parziali. 

– A Milano tra i quadri esposti e sottoposti ad indagini vi è un dipinto, il Ragazzo morso dal ramarro della Fondazione Roberto Longhi, che non tutti gli esperti giudicano autografo, ritenendo invece di mano di Caravaggio solo quello che si trova oggi alla National Gallery di Londra. Tuttavia dalle analisi comparirebbe una prassi esecutiva ed una materia di quelle usate dal Merisi, ma gli esiti evidentemente non sono tali da convincere chi non ci vede la mano del genio milanese (da ultimo, vedi A. Zuccari, About Art online). Ti chiedo: non si rischia così di fare confusione? E soprattutto, non si corre il rischio, una volta aperta questa porta, di ridimensionare il ruolo dello storico dell’arte? 
R: Hai ragione, il rischio esiste. Dalle indagini possiamo arguire che Il Ragazzo-Longhi è esattamente dell’epoca, eseguito con gli stessi colori, gli stessi materiali, lo stesso supporto, esattamente con la stessa simbologia, ma per me resta una diversa versione da un originale; si può discutere se sia una replica o una copia, ma non si deve arrivare all’uso che giudico alienante di qualche rilievo scientifico-diagnostico per stabilirne l’autenticità; occorrerebbe sempre tener conto della nota sentenza basata sulla prassi filosofica del “necessario ma non sufficiente”, ed in effetti il vero scienziato è precisamente colui che sa distinguere il necessario dal sufficiente, mentre in certi casi la tendenza è a far coincidere i due aspetti [...]

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26 gen 2018

"Il Mondo della storia dell’arte dice addio a Sergio Benedetti", di Pietro Di Loreto

Ci lascia Sergio Benedetti. I funerali si svolgeranno a Firenza in OFISA, via Giovanni Milton 89, lunedì 29 gennaio alle 10:30


Oggi [ieri, ndC400] Sergio Benedetti ci lascia per sempre; un amico, uno studioso appassionato, un ricercatore di quelli come se ne trovano pochi, attento alle novità ma sempre disponibile ad ascoltare il parere di tutti, anche di quanti a volte non la pensavano come lui, anche se da buon toscanaccio (era nato a Firenze nel 1942) con una qualche intrusione caratteriale irlandese, non era il tipo da darla facilmente vinta.
Aveva partecipato con entusiasmo al volume di Scritti in memoria di Maurizio Marini, del quale era stato fraterno amico, ed aveva iniziato la collaborazione con About Art la scorsa estate con un suo scritto per una sorta di inchiesta -insieme ad altri amici studiosi- su determinati particolari aspetti del caravaggismo e soprattutto si riprometteva di scrivere - come ci aveva promesso durante la vacanze di Natale - per intervenire sull’indagine che stiamo realizzando tra gli esperti ‘veri’ sui motivi di questa particolare e sempre montante attrazione che la vicenda umana ed artistica di Caravaggio letteralmente scatena. E proprio di Caravaggio, com’è noto, aveva contribuito ad ampliare il catalogo delle opere con la scoperta di uno dei capolavori del genio lombardo ritenuto disperso, cioè la Cattura di Cristo oggi alla National Gallery di Dublino, che gli diede grandi soddisfazioni professionali, consentendogli tra l’altro di ricoprire il più alto incarico nel museo irlandese dove il quadro è esposto. Francesca Cappelletti, insieme con Laura Testa era stata autrice del ritrovamento di documenti essenziali per stabilire l’attribuzione di quel dipinto al Merisi. Oggi si dice “letteralmente distrutta”:
“Lo ricordo bene quel giorno del convegno quando il quadro venne ‘ufficialmente’ presentato; mi sentivo l’ultima ruota del carro in mezzo a tanti illustri esperti italiani e stranieri: Mahon, Strinati, Markova ecc; Sergio era emozionatissimo, ed io, poco più di una giovane ricercatrice, lo ero molto più di lui. Non posso credere che sia scomparso, anche se lo avevo visto già piuttosto giù in occasione della presentazione del volume di scritti in memoria di Maurizio Marini, alla Galleria Corsini, due anni or sono. Mi aveva detto che stava lottando contro ‘qualcosa che certamente se ne sarebbe andata’; ed invece non è stato così; con lui ho condiviso molte iniziative e prima di rientrare definitivamente a Firenze, ogni volta che tornava in Italia da Dublino mi telefonava per sapere delle inziative in essere e di come andavano le cose. Poi ci siamo sentiti sporadicamente, probabilmente perché invece la malattia non gli consentiva di fare molte cose. Sergio era una specie di carro armato, con quel carattere mezzo toscano e mezzo irlandese, o meglio con due caratteri in uno; voglio ricordarlo così sempre ‘tosto’ ma disponibile e sorridente; è una dura perdita, per gli amici e per il mondo degli studiosi”. 
Ci teneva come pochi Sergio Benedetti a far sentire la sua voce quando sulla figura e sull’opera del genio lombardo nascevano discussioni e polemiche - cosa che accade da tempo e sempre più spesso- legate ora ad una indagine diagnostica, ora a un’attribuzione, ora ad un ritrovamento, e proprio in occasione della polemica sorta lo scorso anno in occasione della scoperta della Giuditta ed Oloferne di Tolosa, mi telefonò per rimproverarmi perché tra tanti studiosi non avevo ancora pensato di registrare il suo parere, cosa che naturalmente feci immediatamente. Un errore che non avrei più fatto tant’è vero che fu tra i primi che contattai per alcuni lavori che sto curando; purtroppo Caro Sergio stavolta non per colpa mia, le cose non sono andate come entrambi speravamo (fonte: About Art online).

24 gen 2018

Nuovi articoli caravaggeschi sul fascicolo 9-2017 di "Valori Tattili"




Nel corrente fascicolo 9-2017 della rivista scientifica Valori Tattili, sono ben quattro i contributi a tema caravaggesco
I primi due, a firma di Michele Cuppone e di Roberta Lapucci, si concentrano sulla dispersa Natività di Palermo, attestandone con nuovi elementi la genesi romana e approfondendone aspetti tecnico-diagnostici. È peraltro pubblicata una copia antica del quadro, già nota a Roberto Longhi e appartenuta al gerarca fascista Luigi Federzoni – un'anticipazione di questa scoperta era apparsa su Artribune (LINK). 
Inoltre in una recensione di Michele Cuppone è analizzata criticamente l'ipotesi di identificare nel San Matteo e l'angelo di Muziano, recentemente ritrovato, la prima pala d'altare della cappella Contarelli, precedente al medesimo soggetto dipinto diversi anni più tardi da Caravaggio.
Infine, Franco Paliaga recensisce il libro Caravaggio e il comico di Giuseppe Porzio.


Il fascicolo è acquistabile su Art & LibriLibro Co., Artbookspresso Merigo Art Books o scrivendo a info@valoritattili.it.


link: 


"L'ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri", conferenza di Alessandro Morandotti a Genova il 25 gennaio


I Musei di Strada Nuova sono partner della magnifica mostra milanese «L'ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri» Infatti dieci dipinti hanno temporaneamente abbandonato le sale dei nostri Palazzi e sono esposti alle Gallerie d'Italia in un percorso che intreccia la storia di Milano, Genova e Napoli. 
Venite a scoprirne di più alla conferenza di ALESSANDRO MORANDOTTI, curatore della mostra. Tra tutti i partecipanti verrà estratta a sorte una copia omaggio del catalogo della mostra milanese. Vi aspettiamo giovedì 25 all'auditorium di Palazzo Rosso.

Fonte:  CarpeDiem

19 gen 2018

Proroga della mostra "Dentro Caravaggio" al 4 febbraio e giornate di studio

La prima sala della mostra, che unisce per la prima volta la Giuditta e un suo documento di pagamento del 1602 (Ph. Molteni & Motta)

La grande mostra Dentro Caravaggio in corso a Milano, a Palazzo Reale, è stata prorogata di una settimana: la chiusura inizialmente prevista per domenica 28 gennaio è stata infatti posticipata a domenica 4 febbraio. La decisione è stata presa dalla direzione di Palazzo Reale e dal produttore MondoMostre Skira, dato il grande successo della rassegna: dal 29 settembre al 17 gennaio sono stati oltre 320.000 i visitatori che si sono recati a Milano per ammirare le opere di Michelangelo Merisi (Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610). A questo link è possibile leggere la recensione della mostra, scritta da Ilaria Baratta
Durante la settimana di proroga, la mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 9:30 a mezzanotte, tranne lunedì 29 gennaio, giorno in cui aprirà alle 13:30. L’ingresso, nell’ultima settimana, sarà consentito solo ai singoli visitatori non prenotati: non potranno dunque accedere gruppi e possessori di biglietti open, né sarà possibile prenotare. L’organizzazione consiglia di scegliere le fasce serali. Ultimo accesso alle ore 23. 
Il 29 e il 30 gennaio ci saranno poi due Giornate di studio (incontri con ingresso libero fino a esaurimento posti, nella Sala Conferenze di Piazza Duomo 14) che vedranno alternarsi, nella prima giornata, Rossella Vodret (curatrice della mostra), Keith Christiansen (Metropolitan di New York), Alessandro Zuccari (Università La Sapienza di Roma), Raffaella Morselli (Università di Teramo), Francesca Cappelletti (Università di Ferrara), Stefania Macioce (Università La Sapienza di Roma), Cristina Terzaghi (Università di Roma Tre), Massimo Ammaniti (Università La Sapienza di Roma). Nella seconda giornata, tutta dedicata alla tecnica pittorica di Caravaggio, ci saranno invece Claudio Falcucci (responsabile delle indagini diagnostiche di diverse opere in mostra), Kamilla Kalinina (Ermitage di San Pietrobourgo), Ulderico Santamaria e Fabio Morresi (Musei Vaticani), Isabella Castiglioni (CNR - Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare). Le giornate di studio, come la mostra, sono state rese possibili grazie al contributo del Gruppo Bracco e di Intesa Sanpaolo. 

Ecco il programma completo: 


16 gen 2018

"Caravaggio e il gusto mafioso": saggio sulla 'Natività' di Palermo di Francesco Paolo Campione



Esce in questi giorni Decodifiche criminali. Saggi su illegalità e comunicazione, a cura di Antonia Cava e Sebastiano Nucera ed edito da Corisco.
Il volume contiene il saggio di Francesco Paolo Campione Il potere di un quadro: Caravaggio e il gusto mafioso, che riguarda in particolare gli studi caravaggeschi per interessarsi al furto della Natività di Palermo, definita suggestivamente "Un santino d'autore".
Caravaggio400 pubblica in anteprima online l'articolo, inserito anche nella Biblioteca on line.
Di seguito eccone l'abstract:

L’affermazione del potere di una organizzazione criminale è indissolubilmente legata a un atto dimostrativo: un omicidio, una rapina eclatante, un furto altrettanto clamoroso prima ancora che delitti fini a se stessi sono ciascuno un messaggio di forza che deve essere veicolato attraverso le forme e i media più eloquentemente connotati dal punto di vista simbolico. Nel caso del fenomeno mafioso, la legittimazione di quel potere si caratterizza per una forma ancipite e apparentemente contraddittoria: da una parte sta l’ostentazione di sfarzo e ricchezza, talora caricati in misura che oltrepassa il grottesco, che è il segno della “rispettabilità” di chi sta a capo del sodalizio delinquenziale; dall’altra, l’inabissamento di ogni tratto distintivo deviante in una dimensione di assoluto anonimato e segretezza. In una accezione “diastratica”, una ipotetica scala ascensionale delle gerarchie mafiose corrisponderebbe a una sempre più sfumata epifania delle caratteristiche macroscopicamente evidenti dell’agire criminale: letteralmente come un’alta montagna, la cui cima starebbe nascosta sotto una coltre di nubi, la dimensione estetica di Cosa nostra diviene insondabile in corrispondenza del suo vertice.
Il mafioso di piccolo calibro è tale poiché il suo personaggio è costruito secondo uno schema rilevante solo nella sua dimensione sociale: un apparato “iconografico” quasi del tutto inderogabile, che prescrive modelli di comportamento, di apparenza all’interno della comunità, di uso dell’immagine improntati al lusso, alla moda appariscente, al “timore” reverenziale che ispirerebbe la sua figura. Un grosso SUV scuro o una potente automobile sportiva, posto che di per sé sono oggetti onesti e del tutto innocui, nella creazione dell’immagine mafiosa si traducono in altrettanti attributi di potenza. Persino lo spazio privato del mafioso deve rendere visibile la sua auto-mitizzazione: il kitsch, l’esagerazione dei rubinetti d’oro o della profusione di decori in falso stile Luigi XV, disegnano l’utopia di un ambiente “imperiale” nel quale il mafioso si rispecchia come un monarca assoluto. 
Eppure, al culmine di quella ideale scala che conviene ascendere per immaginare il luogo più segreto del gusto mafioso, quel ciarpame d’un tratto scompare e con esso le mostruosità di quella estetica pervertita: tutto è spazzato via da un solo oggetto, un quadro, la Natività con i Santi Francesco e Lorenzo di Michelangelo da Caravaggio (1600?) rubata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall’omonimo Oratorio di Palermo. Il furto di quel dipinto, forse la più grave offesa subita dal patrimonio artistico italiano, non è solo un atto di sfida alla collettività alla vigilia della stagione stragista: è l’investimento di uno statuto simbolico su quell’oggetto, il cui possesso fa credere sia possibile mutare finanche il corso delle cose.


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“Caravaggio visto da ‘dentro’? Andiamoci piano!” Parla Alessandro Zuccari

Prima di una serie di interviste a studiosi caravaggisti su About Art Online. Parla per primo Alessandro Zuccari

Tu sei tra coloro che hanno studiato più a fondo molti aspetti relativi alla figura e all’opera del Caravaggio sia dal punto di vista storico – documentario che dal lato stilistico e iconografico; oggi lo sviluppo della tecnologia sembra poter consentire ulteriori risultati, perfino – a parere di alcuni  per arrivare a sciogliere i dilemmi che ancora sussistono sul fatto che il genio lombardo replicasse o copiasse i suoi lavori; radiografie all’utravioletto, riflettografie infrarosse, MA-XRF, tecniche imaging: dunque è questa la strada che consentirà di arrivare alla soluzione definitiva per una questione che si trascina da tempo? 
R: No, personalmente non lo credo; non si tratta di sciogliere dubbi o scrivere la parola fine; e tuttavia è certo che stiamo toccando un tema importante sul quale è necessario fare chiarezza. A scanso di equivoci dico subito che a mio parere le indagini scientifiche, tra cui quelle che hai citato, sono importanti e considerato lo sviluppo continuo della ricerca in questo campo occorre certamente prenderle in considerazione, ma eminentemente per quanto concerne lo studio della materia pittorica; in questo senso esse assumono il dovuto rilievo perché consentono di comprendere le tecniche e le procedure utilizzate da un artista, di capire quali materiali utilizzati e come sono stati lavorati; insomma si tratta di strumenti utili che a mio avviso, tuttavia, restano complementari. 
– Cioè le indagini diagnostiche possono aiutare a stabilire quale è stato l’iter compositivo di un’opera ma non ad accertare quale mano l’abbia realizzata. 
R: Esattamente, per arrivare a un risultato davvero esaustivo occorre ben altro. 
– Da parecchio tempo ormai da questo punto di vista è sotto i riflettori proprio Caravaggio, diverse opere del quale sono state sottoposte ad indagini diagnostiche, i cui ultimissimi risultati sono stati presentati nel 2016 in un ponderoso volume intitolato Caravaggio Tecnica e stile. Opere a Roma e ora a Milano con la mostra Dentro Caravaggio, in corso a Palazzo Reale, curata da Rossella Vodret ed incentrata proprio sui risultati di indagini relative a svariate opere dell’artista considerate ‘certe’. Tuttavia gli esiti non consentono ancora di superare posizioni che appaiono comunque contrastanti, se pensiamo a come si dividono gli studiosi intorno a ‘doppi’ quali il Ragazzo che sbuccia un limoncello, il Ragazzo morso dal ramarro, Il San Francesco in meditazione, la Cattura di Cristo nell’orto … 
R: Innanzitutto intendiamoci su cosa vuol dire ‘certe’, perché a mio avviso l’eventuale superamento di posizioni contrastanti non potrà avvenire se non quando avremo la visione completa ed esaustiva di tutte le opere davvero sicure di Caravaggio, da un punto di vista stilistico, documentario e a quel punto anche diagnostico. Non credo che bastino le indagini tecniche a stabilire l’originalità di un’opera d’arte rispetto ad un’altra all’apparenza uguale, e questo vale per Caravaggio come per chiunque altro. Quando riusciremo a mettere a confronto determinate opere con una sufficiente campionatura relativa ai contemporanei, allora si potrà capire di più sulle reali affinità e sulle compatibilità stilistiche; tutto quanto è stato meritoriamente svolto e realizzato a livello diagnostico ci fornisce senza dubbio motivi di riflessione ed elementi di valutazione interessanti ma nient’affatto probanti. 
– Sempre a questo riguardo, in una intervista rilasciata ad About Art lo scorso settembre, a ridosso dell’apertura della mostra a Palazzo Reale, due storici dell’arte piuttosto noti anche come esperti della materia su cui indagano da tempo, cioè Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri, hanno sostenuto che, nello studio di un dipinto, stile e procedimento tecnico dovrebbero formare un “binomio imprescindibile” perché “anche la radiografia va considerata come un documento” e riguardo a questo tema delle repliche o delle copie di opere caravaggesche suggerivano un percorso piuttosto diverso da quello per così dire tradizionale [...]


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A San Filippo del Mela sarà presentato il saggio d’arte “Caravaggio a Messina. Storia e arte di un pittore dal cervello stravolto”

Giovedì 18 gennaio 2018, alle ore 17.30, presso l’Ex Palazzo Municipale di San Filippo del Mela (ME) sarà presentato il saggio d’arte “Caravaggio a Messina. Storia e arte di un pittore dal cervello stravolto” della storica dell’arte Valentina Certo, edito da Giambra Editori di Terme Vigliatore. 

L’evento è organizzato dall’UPCF (Università Popolare Comprensoriale Filippese) di San Filippo del Mela, in collaborazione con la FIDAPA sez. Merì Valle del Mela e con il patrocinio del Comune di San Filippo del Mela. Dopo i saluti del presidente dell’UPCF, Vincenzo Diolosà e dell’editore Pierangelo Giambra, interverranno la professoressa Nuccia Miroddi ..... CONTINUA A LEGGERE SU STRETTOWEB.COM