Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico | CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION

25 ott 2017

La Roma in chiaroscuro di Caravaggio, documentario su ARTE con Michele Cuppone



È andato in onda il 6 ottobre 2017, all'interno della trasmissione "Invitation au voyage"/"Stadt Land Kunst" sulla tv franco-tedesca ARTE, "La Rome claire obscure du Caravage"/"Im helldunkel-Rom von Caravaggio"
Nel documentario, Michele Cuppone conduce lo spettatore sui luoghi che costituirono il teatro stabile del quotidiano e spesso irrequieto vissuto di Michelangelo Merisi, ricordando alcuni momenti significativi della sua biografia e carriera artistica, che trova un simbolico baricentro in Piazza Navona.
"La Roma in chiaroscuro di Caravaggio" ruota attorno all'idea del regista Frédéric Massot di far vedere la città attraverso gli occhi di Caravaggio e, come illustrato da Michele Cuppone nel corso della sua intervista, l'artista fa scendere letteralmente la dimensione celeste nelle strade di Roma. Le stesse, che è possibile ripercorrere a piedi, nel tessuto urbanistico del centro storico rimasto pressoché intatto dagli inizi del Seicento a oggi. 
Si possono rivedere in streaming le versioni francese e tedesca del documentario, che ospita anche interventi di Roberta Bernabei e Maria Antonietta Visceglia, sulla pagina web di ARTE.

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Vittorio Sgarbi porta a Catania “Da Giotto a de Chirico. I Tesori nascosti”

In mostra a Catania fino al 20 luglio 2018 la Maddalena addolorata di collezione privata, da alcuni studiosi attribuita a Caravaggio

Da domani (e fino al 20 maggio 2018) il Castello Ursino di Catania ospiterà “Da Giotto a de Chirico - I Tesori nascosti”. La mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, è un progetto di Contemplazioni, con il patrocinio del Comune di Catania, promossa da Fenice Company Ideas e dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, con il sostegno di SAC e di Confcommercio Catania, SNAG (Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai), FIT (Federazione Italiana Tabaccai) e Sostare. 
L’obiettivo di questa grande esposizione è raccontare attraverso preziosi tesori “nascosti” lo svolgimento della storia dell’arte italiana, da Giotto, l’artista che ha rinnovato la pittura, così come Dante, suo contemporaneo, è ritenuto il “padre” della lingua italiana, a Giorgio de Chirico che, affascinato dell’arte antica, fu il principale esponente della pittura metafisica, attraverso la quale tentò di svelare gli aspetti più misteriosi della realtà. La mostra nasce dal desiderio di illustrare, attraverso una ragionata selezione, il Tesoro d’Italia “nascosto e protetto” nelle più importanti raccolte private italiane. In un arco temporale di oltre sette secoli, dalla fine del Duecento alla metà del Novecento, da Giotto a de Chirico, si dà conto dell’evoluzione degli stili, delle correnti e degli snodi fondamentali della storia dell’arte italiana. La mostra offre altresì al visitatore un’ampia panoramica sui soggetti affrontati dagli artisti, da quello sacro alle raffigurazioni allegoriche e mitologiche, dal genere del ritratto a quelli del paesaggio e della natura morta. 
La “Madonna” di Giotto e due teste muliebri marmoree, prime sculture “italiane” riferite a un maestro federiciano della metà del Duecento, aprono la straordinaria galleria, dove sono raccolti capolavori come la “Madonna in trono con il Bambino” di Antonello de Saliba (1497), la “Madonna in gloria con i santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo” di Severo Ierace (1528 circa), la “Vergine Maria” di Paolo Veronese (1565-1570), “Maddalena addolorata” di Caravaggio (1605-1606) [...]

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“La natura morta al tempo di Caravaggio”, due giornate di studi, una mostra ed altro ancora, di Nicosetta Roio

Chiuso il Convegno di Studi Caravaggeschi. Dal Palazzo del cardinal Del Monte nuovi spunti e approfondimenti

Confortata dal clima benevolo di una delle più dolci ottobrate degli ultimi anni, anche quest’anno si è svolta la ormai consueta “due giorni” di studi caravaggeschi nelle ospitali sale al pianterreno del Palazzo Museo che sorge nel cuore di Monte Santa Maria Tiberina, la storica dimora dei Marchesi Bourbon del Monte nota per vantare tra i suoi più illustri componenti il cardinale Francesco Maria, tra i primi e più importanti committenti di Michelangelo Merisi da Caravaggio
Nate da una prima idea di Maurizio Marini, nel corso degli anni le giornate di studio dedicate al sommo pittore lombardo hanno visto via via salire, tra le belle colline coperte da castagni, lecci, faggi e querce, i migliori specialisti d’arte caravaggesca italiani e stranieri, sempre egregiamente accolti dalla generosa ospitalità del Comune di Monte Santa Maria Tiberina, ora guidato dalla giovane e attivissima sindaca Letizia Michelini, ente patrocinatore degli eventi promossi dalla Libera Accademia di Studi Caravaggeschi.
Deus ex machina dell’organizzazione dell’intenso programma è stato ancora una volta l’infaticabile Pierluigi Carofano che ha affidato la direzione del pomeriggio di studi di sabato 21 e la mattinata della domenica 22 ottobre 2017, rispettivamente a Paolo Nucci Pagliaro e Pietro di Loreto, attenti ed equilibrati moderatori di un evento confortato dalla presenza di un pubblico – interessato e, vivaddio, costruttivamente “rumoroso” – che, dopo aver occupato tutti i posti disponibili, non ha mancato di intervenire negli accesi dibattiti conclusivi. Decisamente non trascurabile la mostra collaterale alle due tornate di studio, entrambe intitolate La natura morta al tempo di Caravaggio: i dipinti esposti per l’occasione sono stati studiati da Pierluigi Carofano, Alberto Cottino, Franco Paliaga e Antonio Vignali e l’elegante pubblicazione che correda l’esposizione ospita anche un saggio introduttivo di Alberto Cottino e Franco Paliaga sulla natura morta romana (edizione Etgraphiae, Roma–Cartograf, Foligno). 
Moltissime le novità messe in evidenza fin dal primo intervento di Cottino (Tra Tommaso Salini e lo pseudo Salini: molti problemi, poche certezze e qualche nuovo spunto), in cui, contrariamente al titolo doverosamente prudente, non sono mancate nuove importanti acquisizioni e chiarimenti intorno alla produzione saliniana di nature morte, specie quelle con “verdure” – solitamente “trascurate” dagli antichi inventari -, non ultima la scritta “Mao fec.” emersa sotto il rintelo di un dipinto con Ortaggi o quella con la problematica data “1608”, la cui non agevole interpretazione è stata spiegata da Simona Sperindei con l’ausilio di appropriate immagini scientifiche. 
Notturno caravaggesco tra natura e allegoria: le Sette opere di Misericordia è il titolo dello studio presentato da Dalma Frascarelli che ha sostenuto il potente valore simbolico dei soli due dipinti del Merisi – la Cattura di Cristo di Dublino e le Sette opere di Misericordia di Napoli – definibili realmente come “notturni” (poiché vi sono presenti dei lumi artificiali che sottintendono come le situazioni siano avvenute al buio), dimostrando come invece i suoi seguaci interpretarono queste sue profonde espressioni simbolico-allegoriche in chiave sostanzialmente scientifica, naturalistica e fenomenica [...]

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17 ott 2017

La "Natività" di Caravaggio: il capolavoro dipinto a Roma, inviato a Palermo, e rubato nel 1969. Con un parere inedito di Nicola Spinosa

Oggi è la triste ricorrenza del furto della Natività di Palermo di Caravaggio, rubata nella notte fra 17 e 18 ottobre 1969 e mai più ritrovata. Il ricordo di Finestre sull'Arte e di Nicola Spinosa in un VIDEO inedito 


Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, la Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610), uno tra i più celebrati capolavori del pittore lombardo, veniva trafugata dal luogo in cui era collocata, l’oratorio di San Lorenzo a Palermo, e da allora non è mai più stata ritrovata. Sul clamoroso furto, attribuito alla mafia, si sono rincorse varie voci (tra le quali quelle più terribili che vogliono il dipinto andato distrutto), ma l’unica certezza è che, purtroppo, al momento non abbiamo piste sicure da seguire, e le speranze di ritrovare l’opera sono pressoché nulle. Malgrado le tristi circostanze, gli studi attorno al dipinto non sono certo cessati: tutt’altro [...]
Il parere cronologicamente più recente è quello di Nicola Spinosa, e lo presentiamo in questo articolo con un video inedito, che si può raggiungere cliccando qui: nella registrazione, effettuata durante un incontro tenutosi il 7 maggio scorso nell’ambito dello Sky Arte Festival (“Operazione Caravaggio. La tecnologia al servizio dell’arte perduta”, con Peter Glidewell, Nicola Spinosa e Jordi García Pons), si può ascoltare lo studioso di Caravaggio sostenere che “contrariamente a quanto si è sempre creduto, il dipinto non fu realizzato a Palermo [...]. In verità ormai è accertato che Caravaggio ha dipinto questa Natività mai pensando a che potesse andare nell’oratorio di San Lorenzo: ha dipinto quest’opera a Roma” [...]
Oggi non possiamo più godere dell’originale, e in sua mancanza, il 12 dicembre del 2015 è stata posta, sull’altare dell’oratorio di San Lorenzo che accoglieva il dipinto di Caravaggio, una riproduzione realizzata da Factum Arte, società specializzata nella creazione di riproduzioni artistiche ad alta fedeltà. Una riproduzione condotta sulla base di una sola delle due immagini fotografiche a colori note dell’opera di Caravaggio: una foto scattata da Enzo Brai nel 1967, utilizzata da Adam Lowe, fondatore di Factum Arte, e dalla sua squadra, e un’ulteriore immagine del 1964, conservata presso l’Archivio Scala. L’immagine meno recente non è stata presa in considerazione dai tecnici, malgrado le diversità nella resa rispetto alla fotografia del 1967: una mancanza che dovrebbe far riflettere sul tema della riproducibilità delle opere d’arte, argomento spesso trascurato rispetto ad altri, sicuramente più urgenti e più pressanti, ma non per questo meno importante. E che diventa vitale laddove, come nel caso della Natività di Palermo, gli originali siano andati perduti e occorra affidarsi in via esclusiva alle riproduzioni. Il lavoro di ricostruzione del dipinto, pur non potendo certo sopperire alla mancanza dell’originale, ha rivestito comunque una notevole importanza affinché Palermo potesse tornare a godere almeno dello spirito che ha animato l’opera di Caravaggio.


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Andrea Ravo Mattoni, un murales alto nove metri al Policlinico di Roma


Un murale lungo nove metri. Andrea Ravo Mattoni, il writers varesino che si è fatto conoscere per il suo murales del Caravaggio in viale Belforte a Varese, sarà a Roma per realizzarne uno ancora più grande.
L’artista infatti, è stato chiamato dal Policlinico Gemelli di Roma per dipingere una parete esterna dell’Ospedale. Nei prossimi mesi sarà impegnato nel realizzare un murales alto nove metri, tre piani, dove raffigurerà con le bombolette spray le “Sette opere di misericordia” di Caravaggio [...]

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15 ott 2017

L'intervista di Susanna Rotunno di RAINEWS a Roberto Ando' sul film del furto della Natività del Caravaggio


Sono da poco iniziate a Roma le riprese del nuovo film di Roberto Andò, Una storia senza nome. Una trama complessa che ruota intorno al misterioso furto, realmente avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività, mai più ritrovato. Susanna Rotunno è andata sul set e ha incontrato il regista.

14 ott 2017

Giornate di studi "La natura morta al tempo di Caravaggio", 21-22 ottobre a Monte Santa Maria Tiberina



Sono state presentate presso la Sala stampa della Camera dei Deputati a Roma le Giornate di studi sul Caravaggio che animeranno il Comune di Monte Santa Maria Tiberina nel mese di ottobre. Alla presenza dell'on. Giampiero Giulietti, il sindaco del comune altotiberino Letizia Michelini insieme al prof. Pietro Di Loreto della Libera Accademia degli studi caravaggeschi, ha illustrato l'iniziativa che, oltre a valorizzare e promuovere il borgo di Monte Santa Maria Tiberina, intende dare vita anche ad importanti momenti di approfondimento culturale. 
Il 21 e 22 ottobre, sarà anche l'occasione per ricordare il legame di Caravaggio con Monte Santa Maria Tiberina e la figura di Maurizio Marini, che diede origine alle giornate di studio. Il sindaco Michelini ha sottolineato l'importanza di un'iniziativa che vedrà arrivare studiosi e storici dell'arte di spessore nazionale ed internazionale per discutere dell'arte sublime del Merisi. Come affermato dallo storico Pietro Di Loreto, della Libera Accademia degli studi caravaggeschi, l'edizione di quest'anno sarà incentrata sullo studio della natura morta, proponendo un'analisi approfondita e dettagliata del Caravaggio. Nel corso della conferenza stampa è stata poi espressa la volontà di istituire una borsa di studio per giovani studiosi del Caravaggio e di altri artisti del Seicento, proprio per promuovere l'approfondimento e lo studio di un pezzo importante dell'arte italiana strettamente collegato con la storia di Monte Santa Maria Tiberina (fonte: Valtiberina.it)


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8 ott 2017

Fantagraphic. Il Caravaggio più avventuroso (da ARTRIBUNE)


Giuseppe De Nardo & Giampiero Casertano, Uccidete Caravaggio! (Sergio Bonelli Editore, 2017). Copertina

Dal 29 settembre 1571, data di nascita di Michelangelo Merisi da Caravaggio, sono trascorsi 446 anni. Ma in questo mezzo secolo la fama del pittore non ha scemato, anzi. 

E gli omaggi ai chiaroscuri della sua vita, oltre che della sua arte, continuano: anche col fumetto popolare della premiata scuderia Bonelli. Già dieci anni prima della epocale e definitiva riabilitazione critica da parte di Roberto Longhi, Amedeo Nazzari interpretò al cinema Caravaggio, il pittore maledetto, film debitamente in bianco e nero diretto con una controversa magniloquenza da Goffredo Alessandrini (il regista dei “telefoni bianchi” che aveva firmato anche il famoso Luciano Serra, pilota e che fu marito di Anna Magnani). Si ricorda piuttosto con tutt’altro favore lo sceneggiato televisivo in tre puntate che la Rai dedicò al pittore lombardo nel 1967, e per la regia di Silverio Blasi, caratterizzata da drammatiche ombre profonde, e per l’intensa interpretazione da parte di un Gian Maria Volonté ancor giovane. 

Rimanendo al cinema, neppure va dimenticato lo strambo e sensuale Caravaggio di Derek Jarman, del 1986, infarcito di curiosi anacronismi e particolarmente caro al pubblico omosessuale. Sulla sessualità piuttosto libera, chiamiamola così, del pittore si concentra naturalmente anche Caravaggio, La tavolozza e la spada, il volume a fumetti realizzato nel 2015 da Milo Manara, che sta per farne uscire adesso un seguito. Manara, come prevedibile, insiste in modo speciale sulle nudità femminili delle prostitute romane che facevano occasionalmente anche da modelle; il che, detto sinceramente, distrae non poco dalla verità della vita del Merisi. Molto più onesto appare allora questo "Uccidete Caravaggio!", altra interpretazione a fumetti portata oggi in libreria dalla corazzata nazionale ..... CONTINUA A LEGGERE SUL SITO DI ARTRIBUNE

4 ott 2017

«Caravaggio inSegni!», l'arte raccontata in Lis, tablet e guida bilingue al Pio Monte della Misericordia (da IlMattino.it)


Al Pio Monte della Misericordia si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di "Caravaggio inSegni! - L'arte raccontata in Lis, tablet e guida bilingue": un nuovo progetto di integrazione culturale, di sensibilizzazione e di turismo accessibile si presenta ufficialmente, per la prima volta in assoluto, al sito storico di via dei Tribunali n° 253. Il progetto, ideato dal Pio Monte della Misericordia e l'associazione culturale Curiosity Tour, è un nuovo modus di approcciarsi e visitare l'indiscusso capolavoro del "Caravaggio" e le altre importanti opere custodite all'interno dell’antico istituto napoletano. Rinnovando la sinergia di lavoro tra le parti, ora le visite guidate – a partire da domenica 8 ottobre – saranno possibili in bilingue, italiano e lingua dei segni (Lis), in modo da creare realmente integrazione tra i visitatori non udenti e udenti, e anche in maniera tecnologica con l'uso di nuovi tablet. Il progetto nasce in collaborazione con laScuola Counselis e ambisce, abbattendo barriere di ogni tipo, a far avvicinare"ogni bambino, ogni donna e ogni uomo" a uno dei luoghi più emblematici di Napoli: il Pio Monte della Misericordia. 

Il progetto di turismo accessibile “Caravaggio InSegni!” è fruibile dal giorno 8 ottobre 2017. Il collegamento ai dettagli dell'evento sarà sempre reperibile sul sito web www.curiositytournapoli.it, nella sezione “We Love Lis” dell'associazione Curiosity Tour e sul sito del Pio Monte della Misericordia- in modo continuativo per tutto l'anno accademico 2017/2018. Da esso si accederà a un menù che propone la presentazione del progetto, il suo funzionamento e la piantina del Pio Monte della Misericordia, dove sono indicate ..... CONTINUA A LEGGERE SU ILMATTINO.IT

“'Il S. Francesco in piedi del Caravaggio' nello spoglio di fonti antiche e moderne", di Michele Cuppone

Il seguente saggio è tratto dal volume Caravaggio nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il Doppio e la Copia, catalogo della mostra, Roma 21 giugno-16 luglio 2017, a cura di G.S. Ghia e C. Strinati, coordinamento scientifico di M. Cardinali, M. Cuppone e M.B. De Ruggieri, Roma 2017, pp. 27-28.




Nonostante il filone delle ricerche caravaggesche prosegua incessantemente e sovente dispensi interessanti acquisizioni, diversi nodi insoluti permangono e molto resta ancora da scoprire della vicenda storico-artistica del maestro. Basti pensare ai tanti quadri che oggi sono pressoché unanimemente accettati come suoi autografi, ma su cui le fonti forniscono tracce non esplicite, o tacciono del tutto. 
Così almeno sembrava – mi riferisco al secondo caso in particolare – per il soggetto del San Francesco in meditazione, finché nel 1908 Giulio Cantalamessa presentò il dipinto dei Cappuccini di via Veneto come un originale. Contestualmente, lo studioso trascrisse il contenuto di un antico cartellino, apposto sul retro della tela – poi coperto da una rintelatura finché non fu ritrovato durante il restauro del 2000. Esso, pur tacendo sul nome dell’autore, attestava in qualche modo la provenienza del quadro come dono ai frati da parte di Francesco de’ Rustici. Ma quanto alla paternità merisiana, su cui la critica ha ampiamente dibattuto anche per la presenza di altre versioni meno accreditate rispetto alle due oggi esposte, sembrava non fosse mai stato rintracciato un qualche appiglio storico. Eppure ne parlava una fonte antica, sfuggita, a nostra conoscenza nella sterminata bibliografia caravaggesca, agli studi specialistici, se non per un vago accenno di Giovanna Mencarelli in una scheda inventariale. Si tratta di una guida di Roma del 1750, edita da Gregorio Roisecco “Mercante di Libri in Piazza Navona”, che segnalava, allora nel coro della chiesa dell’Immacolata Concezione, “Il S. Francesco in piedi del Caravaggio” – ed è curioso, se è concessa una nota di colore, come nella storia di Caravaggio tornino (da un tempo ahinoi perduto) i librai della piazza: proprio qui, in un punto che ora possiamo ben identificare, aveva bottega il suo amico “libraro” Ottaviano Gabrielli.
Certo è singolare che il San Francesco, comparso nel 1750 – per la prima e unica volta secondo una fonte antica – come di mano di Merisi, venga descritto “in piedi”. Tale in effetti potrebbe pure sembrare, a un occhio meno interessato o scrupoloso sull’aspetto iconografico, piuttosto che in ginocchio sulla nuda terra. Come del resto Claudio Strinati nota acutamente nel suo saggio qui in catalogo, l’assisiate “ha un’impostazione solenne e più grande del normale mezzo busto, tanto da dare la sensazione di essere visto a figura pressoché intera”. Anche per questo, oltre che per l’identificazione dell’artista o quanto meno della sua ‘invenzione’, risulta arduo associare la fonte ai pochi altri soggetti analoghi oggi in chiesa. 
Si può anche contemplare l’ipotesi di una vecchia e più larga cornice, che avrebbe occultato una porzione maggiore di dipinto lungo le fasce perimetrali (in basso in particolare), tale da esaltare la sensazione di una “figura pressoché intera”. Viene comunque da domandarsi, ma sarà più una suggestione, se l’aspetto di figura stante non fosse dovuto a una scarsa leggibilità della tela all’epoca. Leggibilità che, più che all’ambiente, poteva essere legata a uno stato conservativo non eccellente, tale da non apprezzare le differenze tonali tra il saio e il terreno. 
Lo spoglio archivistico riserva comunque ulteriori ‘sorprese’ [...]

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3 ott 2017

"Caravaggio e Leonello Spada, un legame mancato? Una nuova rilettura del Malvasia", di Massimo Pirondini

Spavaldo, con cane al fianco, la mano sul pomo della spada, mantello corto calato da una spalla, giubba “trinciata”, cappello piumato e, infine, al collo una collana d’oro che diceva essergli stata donata dal Gran Maestro dei Cavalieri di Malta: così era ricomparso, in piazza a Bologna, verso il 1611, il pittore Leonello Spada, dopo aver lavorato a La Valletta ad affrescare alcune sale del Palazzo dell’Ordine. Ce n’era d’avanzo per meritarsi gli strali e le invidie dell’ambiente artistico locale, che invece sommamente lodava il fare modesto, serioso ed integerrimo del concorrente Tiarini [...]
Una vita sempre sopra le righe, si è detto, e delle sue intemperanze sono piene le pagine della biografia che, nella Felsina Pittrice, gli dedica Carlo Cesare Malvasia, il quale, oltre a quelle “scioperataggini”, non gli perdonava le sue, spesso ostentate, predilezioni caravaggesche. Ed è sempre Malvasia, nostra principale fonte sugli artisti bolognesi, a relazionarci sui presunti rapporti di Spada con Caravaggio. Vediamone i passi salienti 
“… e tanto perciò insinuandogli la maniera del Caravaggio, che non contento di prenderne l’imitazione da un S. Tomaso toccante il Santissimo Costato dello stesso, desiderò di praticarlo di persona”.
Riprenderemo in seguito il commento su questa copia che il nostro avrebbe tratto dall’Incredulità di S. Tommaso del Merisi e passiamo alla successiva segnalazione dello storico bolognese: Leonello sarebbe stato molto erudito in argomenti storici e mitologici, nonché di spirito vivace e portato alla poesia giocosa e satirica, e 
“... Queste fur le cagioni per le quali poi così volentieri fu accolto e accarezzato dal Caravaggio, ch’ebbe a dire aver pur finalmente trovato un uomo secondo il cuor suo; non so se perchè, buttandosegli sotto Leonello, non altro procurò che di compiacerlo in tutto, sino a farsi nudo e servirgli di modello; o perché poco anch’egli incontrasse nel suo umore fantastico…” 
Comunque Spada, dopo essere entrato in frequentazione con Caravaggio 
“…Tentò … di scostarsene più volte e di licenziarsi, ma sempre indarno, massime allora, che condottolo seco a Napoli l’Amergi lo tenne sotto ben quattro giorni a servirsene di modello per un S. Giovanni, rinserrandolo per di fuori entro la stanza, e porgendogli per un finestrino il vitto, per timore che non gli fuggisse; sì come avea fatto anche in Roma, quando nel suo S.  Matteo chiamato da Cristo all’Apostolato, per colui che ivi sta volto in ischiena, il ritrasse. Non potè dunque non passare con esso lui a Malta, indottovi dalla curiosità di mutar aria e veder altro paese…” [...]

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Presentazione il 5 ottobre a Napoli di "Entro l'aria d'una camera rinchiusa Scritti su Caravaggio e i caravaggeschi", di Gianni Papi

Recensione di "Operazione Caravaggio" su ArtItalies, di Michele Cuppone



Pubblicata sul numero 23 di ArtItalies. La revue de l'AHAI (Association des historiens de l'art italien) la recensione di Michele Cuppone a Operazione Caravaggio, volume a firma di autori vari fra cui Claudio Strinati, dedicato alla recente ricostruzione della perduta Natività di Palermo – installata nell'oratorio di San Lorenzo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La recensione è occasione per sviluppare una suggestione dell'autore, già anticipata sugli schermi di TV2000 (link), il quale si interroga sull'identificazione dei personaggi raffigurati, in particolare sul cosiddetto san Francesco. Sono inoltre posti all'attenzione del lettore alcuni dettagli iconografici mai (o poco) notati del dipinto – di cui restano almeno due foto a colori degli anni '60 del Novecento (Archivio Scala ed Enzo Brai); fra questi, il pizzetto e i capelli ricci di san Lorenzo e, per san Giuseppe, una leggera stempiatura e i capelli bianchi (ma talvolta ritenuti biondi per via del generale tono giallastro di alcune riproduzioni), come emerge ancora meglio dalla copia eseguita da Paolo Geraci nel 1627-1628.

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