Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico | CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION

3 feb 2017

L'"incoronazione di spine" ora a Vicenza torna a Prato?

Dopo aver acquisito la Cassa di risparmio di Prato, la Banca Popolare di Vicenza si “dimenticò” di restituire tre capolavori portati in Veneto per una mostra. Ora la firma dell’accordo per la restituzione


Ultimamente quando si parla di banche i termini che corrono sono sempre più cose come bail-in, crediti deteriorati o fondi di risoluzione? Beh, in qualche caso capita che si dibatta di Tonalismo veneto, Rinascimento, Barocco. Succede sull’asse Vicenza-Prato, e ad essere coinvolte sono per l’appunto due banche, la Banca Popolare di Vicenza e la Cassa di risparmio di Prato: quest’ultima acquisita nei primi Anni Zero dall’istituto vicentino, che ne aveva rilevato sportelli, passività, attività e beni. E qui nasce la diatriba artistica: perché fra questi beni c’erano anche capolavori assoluti come il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini, la Coronazione di Cristo di Caravaggio e la Madonna con Bambino di Filippo Lippi. 

UN BRACCIO DI FERRO DURATO SEI ANNI 
Nel 2011, ai tempi della presidenza di Gianni Zonin, i tre dipinti erano stati trasferiti a Vicenza in occasione della mostra Capolavori sacri e profani: ma poi la nuova proprietà si era “dimenticata” di rispedirli a Prato, nella prestigiosa sede di Palazzo degli Alberti già sede della banca di Prato, dove normalmente erano esposti assieme ad altri grandi dipinti su tavola del ‘400 e ‘500, oltre a opere di scuola toscana del ‘600. Da lì ha avuto inizio un braccio di ferro durato sei anni alimentato anche da amministratori e politici, con interpellanze ed appelli pubblici, come quello all’allora ministro Massimo Bray. Ora giunge la firma dell’accordo: con l’impegno a "riportare le opere a Prato, non appena ciò dovesse diventare possibile in considerazione dei vincoli normativi”. I pratesi si quieteranno? 

Fonte: Artribune

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