17 ott 2017

La "Natività" di Caravaggio: il capolavoro dipinto a Roma, inviato a Palermo, e rubato nel 1969. Con un parere inedito di Nicola Spinosa

Oggi è la triste ricorrenza del furto della Natività di Palermo di Caravaggio, rubata nella notte fra 17 e 18 ottobre 1969 e mai più ritrovata. Il ricordo di Finestre sull'Arte e di Nicola Spinosa in un video inedito 


Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, la Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610), uno tra i più celebrati capolavori del pittore lombardo, veniva trafugata dal luogo in cui era collocata, l’oratorio di San Lorenzo a Palermo, e da allora non è mai più stata ritrovata. Sul clamoroso furto, attribuito alla mafia, si sono rincorse varie voci (tra le quali quelle più terribili che vogliono il dipinto andato distrutto), ma l’unica certezza è che, purtroppo, al momento non abbiamo piste sicure da seguire, e le speranze di ritrovare l’opera sono pressoché nulle. Malgrado le tristi circostanze, gli studi attorno al dipinto non sono certo cessati: tutt’altro [...]
Il parere cronologicamente più recente è quello di Nicola Spinosa, e lo presentiamo in questo articolo con un video inedito, che si può raggiungere cliccando qui: nella registrazione, effettuata durante un incontro tenutosi il 7 maggio scorso nell’ambito dello Sky Arte Festival (“Operazione Caravaggio. La tecnologia al servizio dell’arte perduta”, con Peter Glidewell, Nicola Spinosa e Jordi García Pons), si può ascoltare lo studioso di Caravaggio sostenere che “contrariamente a quanto si è sempre creduto, il dipinto non fu realizzato a Palermo [...]. In verità ormai è accertato che Caravaggio ha dipinto questa Natività mai pensando a che potesse andare nell’oratorio di San Lorenzo: ha dipinto quest’opera a Roma” [...]
Oggi non possiamo più godere dell’originale, e in sua mancanza, il 12 dicembre del 2015 è stata posta, sull’altare dell’oratorio di San Lorenzo che accoglieva il dipinto di Caravaggio, una riproduzione realizzata da Factum Arte, società specializzata nella creazione di riproduzioni artistiche ad alta fedeltà. Una riproduzione condotta sulla base di una sola delle due immagini fotografiche note dell’opera di Caravaggio: una foto scattata da Enzo Brai nel 1967, utilizzata da Adam Lowe, fondatore di Factum Arte, e dalla sua squadra, e un’ulteriore immagine del 1964, conservata presso l’Archivio Scala. L’immagine meno recente non è stata presa in considerazione dai tecnici, malgrado le diversità nella resa rispetto alla fotografia del 1967: una mancanza che dovrebbe far riflettere sul tema della riproducibilità delle opere d’arte, argomento spesso trascurato rispetto ad altri, sicuramente più urgenti e più pressanti, ma non per questo meno importante. E che diventa vitale laddove, come nel caso della Natività di Palermo, gli originali siano andati perduti e occorra affidarsi in via esclusiva alle riproduzioni. Il lavoro di ricostruzione del dipinto, pur non potendo certo sopperire alla mancanza dell’originale, ha rivestito comunque una notevole importanza affinché Palermo potesse tornare a godere almeno dello spirito che ha animato l’opera di Caravaggio.


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Andrea Ravo Mattoni, un murales alto nove metri al Policlinico di Roma


Un murale lungo nove metri. Andrea Ravo Mattoni, il writers varesino che si è fatto conoscere per il suo murales del Caravaggio in viale Belforte a Varese, sarà a Roma per realizzarne uno ancora più grande.
L’artista infatti, è stato chiamato dal Policlinico Gemelli di Roma per dipingere una parete esterna dell’Ospedale. Nei prossimi mesi sarà impegnato nel realizzare un murales alto nove metri, tre piani, dove raffigurerà con le bombolette spray le “Sette opere di misericordia” di Caravaggio [...]

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15 ott 2017

L'intervista di Susanna Rotunno di RAINEWS a Roberto Ando' sul film del furto della Natività del Caravaggio


Sono da poco iniziate a Roma le riprese del nuovo film di Roberto Andò, Una storia senza nome. Una trama complessa che ruota intorno al misterioso furto, realmente avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività, mai più ritrovato. Susanna Rotunno è andata sul set e ha incontrato il regista.

14 ott 2017

Giornate di studi "La natura morta al tempo di Caravaggio", 21-22 ottobre a Monte Santa Maria Tiberina



Sono state presentate presso la Sala stampa della Camera dei Deputati a Roma le Giornate di studi sul Caravaggio che animeranno il Comune di Monte Santa Maria Tiberina nel mese di ottobre. Alla presenza dell'on. Giampiero Giulietti, il sindaco del comune altotiberino Letizia Michelini insieme al prof. Pietro Di Loreto della Libera Accademia degli studi caravaggeschi, ha illustrato l'iniziativa che, oltre a valorizzare e promuovere il borgo di Monte Santa Maria Tiberina, intende dare vita anche ad importanti momenti di approfondimento culturale. 
Il 21 e 22 ottobre, sarà anche l'occasione per ricordare il legame di Caravaggio con Monte Santa Maria Tiberina e la figura di Maurizio Marini, che diede origine alle giornate di studio. Il sindaco Michelini ha sottolineato l'importanza di un'iniziativa che vedrà arrivare studiosi e storici dell'arte di spessore nazionale ed internazionale per discutere dell'arte sublime del Merisi. Come affermato dallo storico Pietro Di Loreto, della Libera Accademia degli studi caravaggeschi, l'edizione di quest'anno sarà incentrata sullo studio della natura morta, proponendo un'analisi approfondita e dettagliata del Caravaggio. Nel corso della conferenza stampa è stata poi espressa la volontà di istituire una borsa di studio per giovani studiosi del Caravaggio e di altri artisti del Seicento, proprio per promuovere l'approfondimento e lo studio di un pezzo importante dell'arte italiana strettamente collegato con la storia di Monte Santa Maria Tiberina (fonte: Valtiberina.it)


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08 ott 2017

Fantagraphic. Il Caravaggio più avventuroso (da ARTRIBUNE)


Giuseppe De Nardo & Giampiero Casertano, Uccidete Caravaggio! (Sergio Bonelli Editore, 2017). Copertina

Dal 29 settembre 1571, data di nascita di Michelangelo Merisi da Caravaggio, sono trascorsi 446 anni. Ma in questo mezzo secolo la fama del pittore non ha scemato, anzi. 

E gli omaggi ai chiaroscuri della sua vita, oltre che della sua arte, continuano: anche col fumetto popolare della premiata scuderia Bonelli. Già dieci anni prima della epocale e definitiva riabilitazione critica da parte di Roberto Longhi, Amedeo Nazzari interpretò al cinema Caravaggio, il pittore maledetto, film debitamente in bianco e nero diretto con una controversa magniloquenza da Goffredo Alessandrini (il regista dei “telefoni bianchi” che aveva firmato anche il famoso Luciano Serra, pilota e che fu marito di Anna Magnani). Si ricorda piuttosto con tutt’altro favore lo sceneggiato televisivo in tre puntate che la Rai dedicò al pittore lombardo nel 1967, e per la regia di Silverio Blasi, caratterizzata da drammatiche ombre profonde, e per l’intensa interpretazione da parte di un Gian Maria Volonté ancor giovane. 

Rimanendo al cinema, neppure va dimenticato lo strambo e sensuale Caravaggio di Derek Jarman, del 1986, infarcito di curiosi anacronismi e particolarmente caro al pubblico omosessuale. Sulla sessualità piuttosto libera, chiamiamola così, del pittore si concentra naturalmente anche Caravaggio, La tavolozza e la spada, il volume a fumetti realizzato nel 2015 da Milo Manara, che sta per farne uscire adesso un seguito. Manara, come prevedibile, insiste in modo speciale sulle nudità femminili delle prostitute romane che facevano occasionalmente anche da modelle; il che, detto sinceramente, distrae non poco dalla verità della vita del Merisi. Molto più onesto appare allora questo "Uccidete Caravaggio!", altra interpretazione a fumetti portata oggi in libreria dalla corazzata nazionale ..... CONTINUA A LEGGERE SUL SITO DI ARTRIBUNE

04 ott 2017

«Caravaggio inSegni!», l'arte raccontata in Lis, tablet e guida bilingue al Pio Monte della Misericordia (da IlMattino.it)


Al Pio Monte della Misericordia si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di "Caravaggio inSegni! - L'arte raccontata in Lis, tablet e guida bilingue": un nuovo progetto di integrazione culturale, di sensibilizzazione e di turismo accessibile si presenta ufficialmente, per la prima volta in assoluto, al sito storico di via dei Tribunali n° 253. Il progetto, ideato dal Pio Monte della Misericordia e l'associazione culturale Curiosity Tour, è un nuovo modus di approcciarsi e visitare l'indiscusso capolavoro del "Caravaggio" e le altre importanti opere custodite all'interno dell’antico istituto napoletano. Rinnovando la sinergia di lavoro tra le parti, ora le visite guidate – a partire da domenica 8 ottobre – saranno possibili in bilingue, italiano e lingua dei segni (Lis), in modo da creare realmente integrazione tra i visitatori non udenti e udenti, e anche in maniera tecnologica con l'uso di nuovi tablet. Il progetto nasce in collaborazione con laScuola Counselis e ambisce, abbattendo barriere di ogni tipo, a far avvicinare"ogni bambino, ogni donna e ogni uomo" a uno dei luoghi più emblematici di Napoli: il Pio Monte della Misericordia. 

Il progetto di turismo accessibile “Caravaggio InSegni!” è fruibile dal giorno 8 ottobre 2017. Il collegamento ai dettagli dell'evento sarà sempre reperibile sul sito web www.curiositytournapoli.it, nella sezione “We Love Lis” dell'associazione Curiosity Tour e sul sito del Pio Monte della Misericordia- in modo continuativo per tutto l'anno accademico 2017/2018. Da esso si accederà a un menù che propone la presentazione del progetto, il suo funzionamento e la piantina del Pio Monte della Misericordia, dove sono indicate ..... CONTINUA A LEGGERE SU ILMATTINO.IT

“'Il S. Francesco in piedi del Caravaggio' nello spoglio di fonti antiche e moderne", di Michele Cuppone

Il seguente saggio è tratto dal volume Caravaggio nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il Doppio e la Copia, catalogo della mostra, Roma 21 giugno-16 luglio 2017, a cura di G.S. Ghia e C. Strinati, coordinamento scientifico di M. Cardinali, M. Cuppone e M.B. De Ruggieri, Roma 2017, pp. 27-28.




Nonostante il filone delle ricerche caravaggesche prosegua incessantemente e sovente dispensi interessanti acquisizioni, diversi nodi insoluti permangono e molto resta ancora da scoprire della vicenda storico-artistica del maestro. Basti pensare ai tanti quadri che oggi sono pressoché unanimemente accettati come suoi autografi, ma su cui le fonti forniscono tracce non esplicite, o tacciono del tutto. 
Così almeno sembrava – mi riferisco al secondo caso in particolare – per il soggetto del San Francesco in meditazione, finché nel 1908 Giulio Cantalamessa presentò il dipinto dei Cappuccini di via Veneto come un originale. Contestualmente, lo studioso trascrisse il contenuto di un antico cartellino, apposto sul retro della tela – poi coperto da una rintelatura finché non fu ritrovato durante il restauro del 2000. Esso, pur tacendo sul nome dell’autore, attestava in qualche modo la provenienza del quadro come dono ai frati da parte di Francesco de’ Rustici. Ma quanto alla paternità merisiana, su cui la critica ha ampiamente dibattuto anche per la presenza di altre versioni meno accreditate rispetto alle due oggi esposte, sembrava non fosse mai stato rintracciato un qualche appiglio storico. Eppure ne parlava una fonte antica, sfuggita, a nostra conoscenza nella sterminata bibliografia caravaggesca, agli studi specialistici, se non per un vago accenno di Giovanna Mencarelli in una scheda inventariale. Si tratta di una guida di Roma del 1750, edita da Gregorio Roisecco “Mercante di Libri in Piazza Navona”, che segnalava, allora nel coro della chiesa dell’Immacolata Concezione, “Il S. Francesco in piedi del Caravaggio” – ed è curioso, se è concessa una nota di colore, come nella storia di Caravaggio tornino (da un tempo ahinoi perduto) i librai della piazza: proprio qui, in un punto che ora possiamo ben identificare, aveva bottega il suo amico “libraro” Ottaviano Gabrielli.
Certo è singolare che il San Francesco, comparso nel 1750 – per la prima e unica volta secondo una fonte antica – come di mano di Merisi, venga descritto “in piedi”. Tale in effetti potrebbe pure sembrare, a un occhio meno interessato o scrupoloso sull’aspetto iconografico, piuttosto che in ginocchio sulla nuda terra. Come del resto Claudio Strinati nota acutamente nel suo saggio qui in catalogo, l’assisiate “ha un’impostazione solenne e più grande del normale mezzo busto, tanto da dare la sensazione di essere visto a figura pressoché intera”. Anche per questo, oltre che per l’identificazione dell’artista o quanto meno della sua ‘invenzione’, risulta arduo associare la fonte ai pochi altri soggetti analoghi oggi in chiesa. 
Si può anche contemplare l’ipotesi di una vecchia e più larga cornice, che avrebbe occultato una porzione maggiore di dipinto lungo le fasce perimetrali (in basso in particolare), tale da esaltare la sensazione di una “figura pressoché intera”. Viene comunque da domandarsi, ma sarà più una suggestione, se l’aspetto di figura stante non fosse dovuto a una scarsa leggibilità della tela all’epoca. Leggibilità che, più che all’ambiente, poteva essere legata a uno stato conservativo non eccellente, tale da non apprezzare le differenze tonali tra il saio e il terreno. 
Lo spoglio archivistico riserva comunque ulteriori ‘sorprese’ [...]

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03 ott 2017

"Caravaggio e Leonello Spada, un legame mancato? Una nuova rilettura del Malvasia", di Massimo Pirondini

Spavaldo, con cane al fianco, la mano sul pomo della spada, mantello corto calato da una spalla, giubba “trinciata”, cappello piumato e, infine, al collo una collana d’oro che diceva essergli stata donata dal Gran Maestro dei Cavalieri di Malta: così era ricomparso, in piazza a Bologna, verso il 1611, il pittore Leonello Spada, dopo aver lavorato a La Valletta ad affrescare alcune sale del Palazzo dell’Ordine. Ce n’era d’avanzo per meritarsi gli strali e le invidie dell’ambiente artistico locale, che invece sommamente lodava il fare modesto, serioso ed integerrimo del concorrente Tiarini [...]
Una vita sempre sopra le righe, si è detto, e delle sue intemperanze sono piene le pagine della biografia che, nella Felsina Pittrice, gli dedica Carlo Cesare Malvasia, il quale, oltre a quelle “scioperataggini”, non gli perdonava le sue, spesso ostentate, predilezioni caravaggesche. Ed è sempre Malvasia, nostra principale fonte sugli artisti bolognesi, a relazionarci sui presunti rapporti di Spada con Caravaggio. Vediamone i passi salienti 
“… e tanto perciò insinuandogli la maniera del Caravaggio, che non contento di prenderne l’imitazione da un S. Tomaso toccante il Santissimo Costato dello stesso, desiderò di praticarlo di persona”.
Riprenderemo in seguito il commento su questa copia che il nostro avrebbe tratto dall’Incredulità di S. Tommaso del Merisi e passiamo alla successiva segnalazione dello storico bolognese: Leonello sarebbe stato molto erudito in argomenti storici e mitologici, nonché di spirito vivace e portato alla poesia giocosa e satirica, e 
“... Queste fur le cagioni per le quali poi così volentieri fu accolto e accarezzato dal Caravaggio, ch’ebbe a dire aver pur finalmente trovato un uomo secondo il cuor suo; non so se perchè, buttandosegli sotto Leonello, non altro procurò che di compiacerlo in tutto, sino a farsi nudo e servirgli di modello; o perché poco anch’egli incontrasse nel suo umore fantastico…” 
Comunque Spada, dopo essere entrato in frequentazione con Caravaggio 
“…Tentò … di scostarsene più volte e di licenziarsi, ma sempre indarno, massime allora, che condottolo seco a Napoli l’Amergi lo tenne sotto ben quattro giorni a servirsene di modello per un S. Giovanni, rinserrandolo per di fuori entro la stanza, e porgendogli per un finestrino il vitto, per timore che non gli fuggisse; sì come avea fatto anche in Roma, quando nel suo S.  Matteo chiamato da Cristo all’Apostolato, per colui che ivi sta volto in ischiena, il ritrasse. Non potè dunque non passare con esso lui a Malta, indottovi dalla curiosità di mutar aria e veder altro paese…” [...]

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Presentazione il 5 ottobre a Napoli di "Entro l'aria d'una camera rinchiusa Scritti su Caravaggio e i caravaggeschi", di Gianni Papi

Recensione di "Operazione Caravaggio" su ArtItalies, di Michele Cuppone



Pubblicata sul numero 23 di ArtItalies. Revue de l'AHAI (Association des historiens de l'art italien) la recensione di Michele Cuppone a Operazione Caravaggio, volume a firma di autori vari fra cui Claudio Strinati, dedicato alla recente ricostruzione della perduta Natività di Palermo – installata nell'oratorio di San Lorenzo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La recensione è occasione per sviluppare una suggestione dell'autore, già anticipata sugli schermi di TV2000 (link), il quale si interroga sull'identificazione dei personaggi raffigurati, in particolare sul cosiddetto san Francesco. Sono inoltre posti all'attenzione del lettore alcuni dettagli iconografici mai (o poco) notati del dipinto – di cui restano almeno due foto a colori degli anni '60 del Novecento (Archivio Scala ed Enzo Brai); fra questi, il pizzetto e i capelli ricci di san Lorenzo e, per san Giuseppe, una leggera stempiatura e i capelli bianchi (ma talvolta ritenuti biondi per via del generale tono giallastro di alcune riproduzioni), come emerge ancora meglio dalla copia eseguita da Paolo Geraci nel 1627-1628.

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27 set 2017

Caravaggio repliche o copie? Intervista a Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri

Apre a Milano, a cura di Rossella Vodret, la mostra Dentro Caravaggio, ideale proseguimento del volume Caravaggio Opere a Roma (Silvana ed.) incentrato sulla tecnica stilistica e sulle indagini diagnostiche di opere romane di Caravaggio, cui Beatrice de Ruggieri e Marco Cardinali furono coautori. Questa conversazione con loro ripropone il problema dell’importanza - ancora poco stimata in Italia - delle indagini scientifiche come supporto al lavoro dello storico dell’arte.


1D- Vorrei chiedervi innanzitutto come nasce il vostro interesse per questa particolare disciplina della diagnostica applicata alle opere d’arte, sulla quale avete sviluppato competenze che vi sono riconosciute a livello internazionale. 
R- Beatrice: Nasce inizialmente grazie a Corrado Maltese, un vero maestro, un’autentica punta intellettuale del suo tempo, appassionato di questo indirizzo di studi; poi con le esperienze in ambito universitario quando si verificavano i prototipi introdotti da Sebastiano Sciuti, noto fisico e scienziato, per rendere portatile la fluorescenza dei raggi X; in seguito, con la specializzazione post laurea a Siena; così, mano a mano abbiamo acquisito la consapevolezza delle profonde radici culturali di questi interessi e dell’importanza fondamentale di questo metodo di lavoro che è divenuto per noi il modo di fare storia dell’arte. 
R- Marco: Aggiungo che la nostra prospettiva è completamente dentro la storia dell’arte e non nasce per chissà quale forte passione verso la tecnologia; quello che dobbiamo al nostro maestro –da cui, come solitamente è nell’ordine delle cose, ci siamo via via differenziati- è sostanzialmente l’abbrivio che è stato di carattere semiologico, cioè lo studio dei segni interni alle opere d’arte, strutture dotate di materia e di contenuto espressivo in funzione delle scelte tecniche e materiali di un artista. 

2D- Tra poco approfondiremo questo discorso sulle tecniche e sui materiali, ma intanto vi chiederei un aggiornamento sugli ultimi strumenti e sui più recenti metodi d’indagine diagnostica applicata alle opere d’arte. Si parla di imaging di MA-XRF, ecc , come lo spieghereste ad un lettore di About Art amante delle belle arti ma magari non addetto ai lavori. 
M– La domanda è importante. Credo di poter dire che da questo punto di vista, circa gli strumenti e i metodi di analisi, ci troviamo ad un punto che rappresenta una grande occasione per gli studiosi e in particolare per gli storici dell’arte; in effetti, alle indagini diagnostiche viene ora riconosciuto un ruolo significativo anche da parte di storici dell’arte meno propensi ad accogliere il contributo della tecnologia. A mio avviso ciò è dovuto alla recente grande spinta delle tecniche di imaging, in grado di produrre immagini dotate di una sorta di capacità sintetica sia nel senso formale che caratteristico, cioè analitico. Mi spiego meglio: la scansione MA-XRF, che noi abbiamo avuto possibilità di sperimentare, è un’analisi che ci consente di acquisire informazioni analitiche circa la presenza di un elemento attraverso la sua distribuzione formale, descrivendo le pennellate in cui è contenuto; per cui ad esempio è possibile rilevare un determinato metodo nella stesura di un pigmento, che viene individuato non solo da un’analisi chimica bensì descritto nel suo impiego figurativo. E’ evidente allora che nello studio di un dipinto stile e procedimento tecnico formano un binomio inscindibile. 
B– Interessante è anche il fatto che le indagini di imaging, come la radiografia o l’ultravioletto, sono di tipo qualitativo, invece con alcune delle analisi recentemente introdotte si arriva perfino ad avere informazioni sulla forma cristallina di un composto senza fare prelievi ed ottenendo dati di notevole rilievo scientifico ...


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26 set 2017

Intervista a Claudio Falcucci, coordinatore della sezione diagnostica della mostra "Dentro Caravaggio"



Claudio Falcucci, ingegnere nucleare, si occupa da più di 25 anni dell'applicazione delle tecniche scientifiche allo studio e alla conservazione dei Beni Culturali. In questi 25 anni ha sottoposto a indagine diagnostica un gran numero di dipinti antichi, compresi alcuni fra i maggiori capolavori dell’arte italiana e straniera. Conosciuto e chiamato a collaborare da tutti i musei del mondo è ritenuto uno dei più grandi esperti in materia di diagnostica applicata alle Belle Arti

- "Ingegnere vorremmo iniziare l’intervista per farla conoscere meglio al nostro pubblico con questa domanda: Lei lavora da ingegnere ai beni culturali e non è uno storico dell’arte. Qualcuno che rimane scontento del Suo lavoro ogni tanto glielo fa pesare. Faccia finta di essere sdraiato nello studio di un analista e che la risposta che sta per dare non la sentirà nessuno"-. 
Bisognerebbe per prima cosa trovare un posto libero sull’affollato lettino dell’analista… Scherzi a parte, credo che il mondo dell’arte abbia nel tempo imparato ad avvalersi di professionalità differenti. L’opera d’arte (almeno le opere che lei ha prima definito “antiche”) è innanzi tutto materia, che si presenta contemporaneamente come struttura e come aspetto, con due accezioni ancora più inseparabili di quanto non siano il recto ed il verso di una medaglia. Non sono parole mie, ma di uno storico dell’arte, anzi forse dell’unico storico dell’arte che nessuno si permette di contestare, Cesare Brandi. Gli studi di questi aspetti, inevitabilmente, richiedono approcci metodologici allo stesso tempo differenti e coordinati che, salvo casi realmente eccezionali, possono essere seguiti solo da persone differenti, con menti, mentalità e formazioni differenti. Lo storico dell’arte, insomma, non può più logicamente pretendere di essere l’unico attore in campo. Il restauratore, figura professionale eternamente in bilico tra quella dell’artigiano, dello scienziato e del conoscitore è sicuramente un altro degli attori necessari, come chi per formazione e per vocazione indaga l’opera nella sua struttura materica, sfruttando le metodologie scientifiche a disposizione. Ovviamente, le differenti competenze devono necessariamente e continuamente confrontarsi tra di loro, con la coscienza che ognuno costituisce solo un piccolo ingranaggio di una macchina molto grande e complessa. Solo il continuo scambio di informazioni e il confronto tra i diversi punti di vista consente di ottenere un effettivo incremento delle conoscenze, sulla singola opera e sull’artista che l’ha prodotta. Oltre a queste professionalità, sempre più di frequente si sente la necessità di coinvolgere nelle ricerche altre figure, più idonee dello storico dell’arte, del restauratore e dello scienziato ad affrontare determinati aspetti. Ad esempio, nell’interpretazione di atti processuali del XVII secolo, è forse difficile prescindere dal contributo di persone di legge, nello studio dell’abbigliamento o delle armi raffigurate in un dipinto è impensabile prescindere dal contributo degli studiosi di storia del costume o di storia delle armi. Sono fermamente convinto che la guida di tutte le ricerche debba essere affidata allo storico dell’arte, il solo culturalmente in grado di vedere questo problema nella sua complessità, ma che come ogni bravo coordinatore deve essere in grado di porre tutti i componenti del gruppo di ricerca in grado di lavorare nel migliore dei modi, senza sperperare informazioni potenzialmente preziose solo perché prodotte da filoni di ricerca poco affini alle sue conoscenze o negarne i risultati solo perché non in linea con le proprie attese. 

-"In questi lunghi 25 anni quale è il suo bilancio della scienza tecnologica in materia diagnostica che avanza. Siamo riusciti a sapere di più sulla tecnica esecutiva di Caravaggio? Quali sono gli errori interpretativi tra vecchia e nuova diagnostica. Per diversi anni si è sostenuto ad esempio che Caravaggio non disegnasse."- 
Fortunatamente in 25 anni non sono stato costretto ad occuparmi solo di Caravaggio, altrimenti non potrei più alzarmi dal lettino dell’analista di cui parlavamo prima. Il generale avanzamento delle conoscenze nell’ambito dei Beni Culturali prodotto dall’applicazione dei metodi scientifici è stato decisamente rilevante, si pensi ad esempio alla determinazione di molti processi di degrado delle opere, alle nuove tecniche di consolidamento e pulitura frutto del confronto tra scienziati e restauratori. Tornando a Caravaggio e alla sua tecnica, indubbiamente oggi sappiamo molto più di trenta anni fa di come egli dipingesse. Ricordo che durante le prime analisi che ho condotto sulle sue opere, durante la grande mostra del 1991/92 curata da Mina Gregori, la frase ricorrente era: “è inutile puntare la telecamera IR sui dipinti di Caravaggio, tanto non c’è disegno preparatorio: lo sappiamo perché lo scrive Bellori”. Oggi facciamo l’elenco dei dipinti di Caravaggio in cui è stata riscontrata la presenza di disegno preparatorio e ci permettiamo di reinterpretare le parole di Bellori, dicendo che quando scrive che Caravaggio è un pittore povero di disegno non si riferisce al fatto che le sue opere non fossero disegnate, ma che fosse un pittore un po’ misero dal punto di vista dell’invenzione della composizione, giudizio del tutto personale ed estraneo agli aspetti tecnici. Altre convinzioni sono radicalmente mutate nel corso del tempo, le famigerate incisioni che anni fa erano considerate come un tratto unico e distintivo dell’opera di Caravaggio sono oggi ricondotte ad un ruolo molto più limitato e, soprattutto, non esclusivo del pittore lombardo, le modifiche compositive (quelle che normalmente vengono indicate con il nome di “pentimenti”) che sembravano una cifra stilistica di Caravaggio sono oggi molto ridimensionate e, ovviamente, non più considerate una esclusiva del Merisi. Certamente oggi abbiamo idee più chiare di come Caravaggio realizzasse le sue opere, ma il vero avanzamento scientifico della ricerca è nella presa di coscienza che non esiste una chiave di lettura unica per i singoli aspetti di tecnica esecutiva, che esistono eccezioni e che sicuramente esistono altri accorgimenti che il pittore metteva in pratica e che noi non abbiamo ancora considerato. L’avanzamento consiste nel fatto che oggi sappiamo di non sapere… 

-"Quali novità gli appassionati del Merisi e il pubblico troveranno in questa mostra a Palazzo Reale."- 
Molte novità circa la genesi delle singole opere in mostra, qualche nuova ipotesi sulla tecnica pittorica, ma per ora non posso entrare nei dettagli


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Caravaggio. La luce e le tenebre, presentazione del libro di Luca Frigerio

Chi ammira oggi i dipinti di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610) scopre una pittura impastata di colore e di sangue, ma anche di lacrime e di risate, di cielo e di terra. Ne intuisce il disagio esistenziale insieme alla gioia di vivere. Ne coglie l’esuberante carnalità accanto alla spiritualità più elevata. L’abisso del peccato sovrastato dal vertice della redenzione. 

Al contrario di chi continua a sostenere che Caravaggio sia stato un ateo o un miscredente, lo scrittore e giornalista Luca Frigerio, autore del libro "Caravaggio. La luce e le tenebre" (Àncora Editrice), invita a scoprire la straordinaria spiritualità che promana da capolavori come la Vocazione di Matteo, L’incredulità di Tommaso, la Madonna dei pellegrini, per non citarne che alcuni. 

Se ne parla venerdì 29 settembre, giorno di nascita ..... CONTINUA A LEGGERE SU MENTELOCALEMILANO

25 set 2017

Caravaggio, copia Natività rubata dalla mafia in dono a Papa Francesco (da fanpage.it)

Il dipinto, sottratto nel 1969 in Sicilia dalla mafia e mai più ritrovato, entra nel dibattito sull’approvazione del codice antimafia in discussione in parlamento. Papa Francesco: “Beni confiscati palestre di vita”.

La copia della Natività del Caravaggio, rubata dalla mafia nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai più ritrovata, è stata donata a Papa Bergoglio dalla commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi. La parlamentare italiana ha voluto portarla in dono a Francesco come regalo simbolico, nel promuovere un supplemento di indagine sulla vicenda avvolta nel mistero, per evidenziare la prima volta di una udienza in Vaticano per affrontare le questioni della criminalità organizzata, della corruzione, dei beni confiscati alla mafia.

Nei giorni in cui la Camera si prepara a dare il via libero definitivo al Codice antimafia e c’è uno scontro politico ..... CONTINUA A LEGGERE SU FANPAGE.IT

22 set 2017

"Caravaggio. L'anima e il sangue": la vita dell'artista in un film (da SKY.IT)

Uno degli artisti più amati e controversi di sempre è al centro del nuovo film d’arte prodotto da Sky e Magnitudo Film. La pellicola raggiungerà le sale cinematografiche italiane nei primi mesi del 2018.

Si intitolerà "Caravaggio. L’Anima e il Sangue" l’opera cinematografica di cui Sky e Magnitudo Film hanno annunciato la produzione. Distribuita da Nexo Digital, la pellicola debutterà sui grandi schermi italiani all’inizio del 2018, per poi essere trasmessa da Sky e raggiungere i cinema internazionali. 

Un’accurata ricerca storica e uno studio approfondito dei documenti e delle testimonianze sono gli aspetti cardine di un vero e proprio viaggio attraverso la vita, le opere e i tormenti di Michelangelo Merisi da Caravaggio, artista geniale e contraddittorio, che più di ogni altro ha raccolto in sé genio e sregolatezza, dando origine a opere sublimi. 

Grazie alla consulenza scientifica del professor Claudio Strinati, storico dell’arte esperto di Caravaggio, il film descriverà l’artista in relazione alle sue opere, offrendo al pubblico un excursus narrativo fra i luoghi in cui il pittore ha vissuto e quelli che ne custodiscono i capolavori, da Milano a Firenze, da Roma a Napoli fino a Malta. 

Passione, dolore, inquietudine e spiritualità sono solo alcune delle emozioni che scaturiscono dalle opere di Caravaggio e che innervano la digressione artistica introdotta da scene fotografiche e simboliche ambientate in epoca attuale. Le scene saranno accompagnate da monologhi evocativi fuori campo, in cui la voce di Caravaggio guide ..... CONTINUA A LEGGERE SU SKY.IT

20 set 2017

"Il colore del sole" di Andrea Camilleri, ispirato a Caravaggio va in scena al Festival Pergolesi Spontini

Il 17 settembre, al Festival Pergolesi Spontini è andato in scena per la prima volta l'atto unico tratto dal libro di Andrea Camilleri, "Il colore del sole" dove l'autore racconta di aver avuto tra le mani in circostanze misteriose il diario di Caravaggio e da cui ha copiato alcune, preziose pagine ....

Riportiamo qui di seguito l'interessante recensione di Lucia Fava pubblicata sul Giornale della Musica:

"Appuntamento di richiamo del festival è stata poi la prima esecuzione assoluta dell’opera in un atto Il colore del sole, musica di Lucio Gregoretti su libretto liberamente tratto da un romanzo di Andrea Camilleri. Il plot è giustificato dalla proiezione prima dell’inizio di una video intervista di Ugo Gregoretti a Camilleri, dove lo scrittore crea la finzione letteraria che dà corpo all’opera: il ritrovamento di un diario sconosciuto di Caravaggio, dove con un rude linguaggio seicentesco l’artista di proprio pugno lascia memoria delle vicende dell’estate del 1607. 
In fuga tra la Sicilia e Malta, inseguito dai sicari dei Cavalieri di Malta, a cui apparteneva, e dalle guardie papali per un delitto commesso anni prima e a causa del quale è stato condannato a morte, Caravaggio è anche perseguitato da mille ossessioni e affetto da una sorta di fotofobia che gli fa vedere il sole nero, e che gli è stata provocata dalla pozione di una prostituta sua amica. La fantasia di Camilleri spiega in questo modo la particolare luce, e la eccezionale presenza dell’ombra nei dipinti dell’artista. 
La pièce di Gregoretti ha la forma del melologo, con il bravissimo Massimo Odierna che recita nelle vesti del protagonista dando voce al (falso) diario; gli altri personaggi non appaiono in scena ma soltanto......CONTINUA A LEGGERE LA RECENSIONE SU "IL GIORNALE DELLA MUSICA"

16 set 2017

Milano, dal 29 settembre al 28 gennaio 2017: Mostra "DENTRO CARAVAGGIO", diciotto capolavori di Caravaggio per la prima volta riuniti tutti insieme


Milano torna a omaggiare il grande artista con la mostra "Dentro Caravaggio", che presenta diciotto capolavori del Maestro riuniti per la prima volta tutti insieme. Un'esposizione unica non solo perché presenterà al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei stranieri ma perché, per la prima volta le tele di Caravaggio saranno affiancate dalle rispettive immagini radiografiche che consentiranno al pubblico di seguire e scoprire, attraverso un uso innovativo degli apparati multimediali, il percorso dell’artista dal suo pensiero iniziale fino alla realizzazione finale dell’opera

La mostra è curata da Rossella Vodret, coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico presieduto da Keith Christiansen e vuole raccontare da una prospettiva nuova gli anni della straordinaria produzione artistica di Caravaggio, attraverso due fondamentali chiavi di lettura: le indagini diagnostiche e le nuove ricerche documentarie che hanno portato a una rivisitazione della cronologia delle opere giovanili, grazie appunto sia alle nuove date emerse dai documenti, sia ai risultati delle analisi scientifiche, da diversi anni la nuova frontiera della ricerca per la storia dell’arte come per il restauro. 

Saranno così presenti in mostra anche alcuni selezionati documenti, provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e di Siena relativi alla vicenda umana e artistica di Caravaggio, che hanno cambiato profondamente la cronologia dei primi anni romani e creato misteriosi vuoti nella sua attività. Mancano, infatti, notizie tra la fine del suo apprendistato presso Simone Peterzano nel 1588 e il 1592 quando compare a Milano in un atto notarile. Così come l’arrivo a Roma è documentato solo all’inizio del 1596 e dunque rimane misteriosa la sua vicenda in questi otto anni, non pochi per un pittore che ha lavorato in tutto meno di quindici anni. 

Tra i musei e le collezioni italiane che partecipano alla mostra ricordiamo: Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti e Fondazione Longhi, Firenze; Galleria Doria Pamphilj, Musei Capitolini, Galleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Corsini, Galleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini, Roma; Museo Civico, Cremona; Banca Popolare di Vicenza; Museo e Real Bosco di Capodimonte e Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos, Napoli. 

Tra i prestiti più prestigiosi dall'estero: Sacra famiglia con San Giovannino (1604-1605) dal Metropolitan Museum of Art, New York; Salomé con la testa del Battista (1607 o 1610) dalla National Gallery, Londra; San Francesco in estasi (c.1597) dal Wadsworth Atheneum of Art di Hartford; Marta e Maddalena (1598) dal Detroit Institute of Arts; San Giovanni Battista (c.1603) dal Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City; San Girolamo (1605-1606) dal Museo Montserrat, Barcellona.

13 set 2017

Presentato alla Galleria Borghese il centro di ricerca “Caravaggio Research”



“Nell’iniziativa di oggi si ritrovano due motivi di orgoglio: il primo è la riforma del sistema museale, che ha cambiato profondamente i musei avvicinandoli agli standard internazionali. Il secondo motivo di orgoglio è il superamento della barriera che c’era tra pubblico e privato: le norme introdotte, come l’art bonus (che in tre anni ha raccolto oltre 170 milioni), hanno superato quella barriera permettendo collaborazioni che, in particolare nel settore museale, possono dare frutti straordinari”. Lo ha dichiarato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, intervenuto all’annuncio della partnership triennale tra Fendi e la Galleria Borghese per la costituzione del centro di ricerca “Caravaggio Research”. Il numero uno di piazza del Collegio Romano ha quindi lanciato un appello “ai tanti musei e alle tante imprese importanti: copiate da Fendi e dalla Galleria Borghese”. 
Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre al ministro, Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese e Pietro Beccari, Presidente e Amministratore Delegato di Fendi. 

Coliva: ricerca e studio sono i compiti più importanti per un museo 
“L’accordo raggiunto è un traguardo importantissimo”, ha commentato la direttrice della Galleria Borghese. “L’autonomia data dalla riforma ci permetterà di affrontare il compito più importante di un museo, ovvero quello della conoscenza. Il valore della cultura è infatti anche dato dalla ricerca e dagli studi, come dimostra il caso di Caravaggio”. Il Caravaggio Research “è un progetto ambizioso che vuole reintrodurre nei musei la ricerca più avanzata per farne dei produttori di cultura e non dei mostrifici. Siamo orgogliosi che un così innovativo e non facile progetto abbia avuto la fiducia di una grande azienda come Fendi; proprio perché Fendi è un’impresa che ha basato la sua eccellenza sulla ricerca delle tecniche e dei materiali”, ha concluso Coliva [...]

Il progetto “Caravaggio Research” 
Il progetto presentato questa mattina prevede la costituzione del centro di ricerca Caravaggio Research, che verrà promosso e divulgato attraverso un programma espositivo internazionale sull’artista, da Los Angeles all’Estremo Oriente, e il sostegno per tre anni consecutivi alle mostre che avranno luogo presso la Galleria Borghese. Presso la Galleria Borghese verrà costituito un centro di studi, diagnostica e ricerca storico-artistica su Caravaggio e sulla sua opera, che sia il più completo esistente così da proporsi come il riferimento primario per la ricerca caravaggesca a livello mondiale. Il progetto si completa con la creazione di una piattaforma digitale che rappresenti la più esaustiva banca dati online relativa al Caravaggio, per informazioni e aggiornamenti bibliografici, documentari, archivistici, filologici, storiografici, iconografici, dotata di un corredo diagnostico in forma digitale. Per divulgare tale progetto innovativo di ricerca, la Galleria Borghese e Fendi hanno concepito un programma espositivo sull’artista che approderà, nel corso di tre anni, in luoghi di massima importanza ed eccellenza: dai riflettori prestigiosi degli Stati Uniti alle latitudini estreme dell’Oriente asiatico. 

Prima tappa al Getty Museum di Los Angeles 
La prima tappa della mostra sarà a novembre 2017 al Getty Museum di Los Angeles, istituzione di grande prestigio per l’orientamento della cultura in un continente che guarda al futuro ma possiede un legame profondo con le proprie radici europee. A partire dal 21 novembre il Getty Museum ospiterà infatti per la prima volta tre opere di Caravaggio provenienti dalla Galleria Borghese: il San Girolamo, il Giovane con canestro di frutta e il David con la testa di Golia [...]


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06 set 2017

Disponibile la rassegna stampa della mostra "Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia"



Ora disponibile integralmente, a cura dell'Ufficio stampa Maria Bonmassar, la rassegna stampa della mostra Caravaggio nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il Doppio e la Copia, che ha visto l'esposizione e la presentazione di novità riguardanti la Flagellazione di Cristo di Capodimonte e il San Francesco in meditazione.


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04 set 2017

"Intorno alle 'parole siciliane' di Caravaggio", un articolo di Alvise Spadaro su Agorà



Disponibile nella sezione Biblioteca on line di Caravaggio400 l'articolo Intorno alle “parole siciliane” di Caravaggio di Alvise Spadaro, pubblicato nel numero 60/2017 della rivista Agorà.
L'articolo prende le mosse da una frase pronunciata a Siracusa da Caravaggio, riportata da Ippolito Falcone, il quale non avrebbe accettato di dipingere un gruppo di angeli nel campo alto del Seppellimento di Santa Lucia ("Non havendone mai veduti, non sò ritrarli", avrebbe esclamato).
Così lo studioso conclude il suo contributo:
"Che Caravaggio in Sicilia non avrebbe voluto più dipingere angeli, sarebbe un piccolo contributo a dover attribuire la Natività con i santi Lorenzo e Francesco al periodo romano, invece che a un non documentato, ma non improbabile, breve soggiorno palermitano".


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01 set 2017

Presentazione de "Il vendicatore oscuro" di Annalisa Stancanelli, il 21 settembre presso la Camera dei Deputati



Presentazione del romanzo "Il vendicatore oscuro" di Annalisa Stancanelli

21 settembre ore 10, presso la Camera dei Deputati
Sala Salvadori Palazzo dei Gruppi - via degli Uffici del Vicario 21, Roma

Interverranno
Sofia Amoddio, onorevole Avvocato
Salvatore Santuccio, Società di Storia Patria Siracusana
Rita Charbonnier, scrittrice

Sarà presente l'autrice.

Per maggiori informazioni e accrediti, contattare annalisainout@gmail.com.


31 ago 2017

"Nuove ipotesi sul 'Seppellimento di Santa Lucia' di Caravaggio", articolo di Enzo Papa sulla rivista Incontri


Pubblicato sul numero 20 (luglio-settembre 2017) della rivista Incontri l'articolo Nuove ipotesi sul "Seppellimento di Santa Lucia" di Caravaggio, a firma di Enzo Papa
In particolare l'autore rilancia, sulla base di nuove considerazioni, l'ipotesi che il vero committente del quadro sia stato, senza necessità di contratto (mai reperito), l’agiato intellettuale siracusano Vincenzo Mirabella.
L'articolo è ora disponibile nella sezione Biblioteca on line di Caravaggio400.


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24 ago 2017

Saggi caravaggeschi su About Art online



About Art online propone in questo mese di agosto una serie di saggi già apparsi in stampa e rielaborati o del tutto inediti, da parte di alcuni fra i più importanti studiosi caravaggisti, a partire da Nicola Spinosa fino a, da ultimo, Pierluigi Carofano, passando per l'anteprima di un intervento di Nicosetta Roio. e la versione italiana di un testo di Marco CardinaliMaria Beatrice De Ruggieri.


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19 ago 2017

The Spirit of Caravaggio: viaggio multisensoriale nelle opere del Merisi (da RomaToday)

“The Spirit of Caravaggio” è un viaggio multimediale per conoscere e celebrare un personaggio controverso e talvolta avvolto nel mistero come il grande Maestro del Seicento, Michelangelo Merisi.
Un’esperienza multisensoriale che si dipana non solo attraverso i mille volti ritratti dal pittore: i Bari, Giuditta, Amore Vincitore, La Maddalena Penitente, ma attraverso le emozioni che questi comunicano; dolore, stupore, agonia, ironia, pietà e violenza, purificazione e rinascita, in una cornice d’eccezione; le spettacolari Sale del Bramante.
Colori, impressioni e dettagli portati alla luce in un viaggio immersivo e suggestivo che avviene attraverso il coinvolgimento personale dello spettatore che si lascia trasportare in un’esperienza multisensoriale unica.
L’esposizione interamente digitale, vanta videoproiezioni di altissima qualità per ripercorrere tutte le opere pittoriche del grande Maestro Michelangelo Merisi da Caravaggio in un sito straordinario ..... CONTINUA A LEGGERE SU ROMA TODAY

18 lug 2017

A Otranto la mostra "Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Longhi"

Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Longhi Otranto, Castello Aragonese 11 giugno – 24 settembre 2017 



Dopo lo straordinario successo della mostra dedicata a Steve McCurry nell’estate 2016, il Comune di Otranto e Civita Mostre organizzano, dall’11 giugno al 24 settembre 2017, nei suggestivi ambienti del Castello Aragonese una mostra dedicata a Caravaggio e ai pittori caravaggeschi che hanno operato nell’Italia meridionale. Tutte le opere esposte provengono dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che custodisce il lascito di quello che è stato il più importante storico dell’arte italiano ma anche uno straordinario collezionista. 
Roberto Longhi (Alba 1890 – Firenze 1970) è una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo. Alla pittura del Caravaggio (Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Milano 1571 – Porto Ercole 1610) e ai suoi seguaci, i cosiddetti caravaggeschi, ha dedicato una vita di studi, a partire dalla tesi di laurea sul Caravaggio del 1911. Si trattò, a quella data, di una scelta pioneristica, tanto all’epoca il pittore era uno dei “meno conosciuti dell’arte italiana”. Longhi seppe da subito riconoscere la portata rivoluzionaria della pittura del Merisi, così da intenderlo come “il primo pittore dell’età moderna”. 
Nella sua dimora fiorentina – villa Il Tasso –, oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche, che furono per lui occasione di ricerca e di studio. Tra queste il nucleo più importante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere del Caravaggio e dei caravaggeschi, formatosi attorno al Ragazzo morso da un ramarro del Merisi, da lui acquistato verso il 1928. Il dipinto, che risale all’inizio del soggiorno romano di Caravaggio, all’incirca nel 1596-1597, colpisce innanzitutto per la resa del brusco scatto con cui il giovane si ritrae improvvisamente per il morso di un ramarro, quasi come in una istantanea fotografica, ma anche per la “diligenza” con cui ha reso il brano della natura morta con la caraffa e i fiori, un genere pittorico riportato a dignità autonoma proprio dal Caravaggio. 
Nella mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice scientifica della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, accanto al Caravaggio sono esposti i dipinti dei suoi seguaci meridionali o attivi nell’Italia del Sud, che fanno parte della stessa collezione e offrono una efficace testimonianza del significato storico della sua pittura. Grandi capolavori possono ritenersi cinque tele che raffigurano gli Apostoli, del giovane Jusepe de Ribera e la Deposizione di Cristo di Battistello Caracciolo, il principale caravaggesco napoletano. Il profondo radicamento dell’esempio del maestro nell’arte napoletana è attestato dal David di Andrea Vaccaro e dal drammatico San Girolamo del Maestro dell’Emmaus di Pau. Nelle opere di Matthias Stom, a lungo attivo in Sicilia, si materializza una perfetta sintesi tra la cultura nordica di partenza – legata al caravaggismo olandese – e la pittura italiana. Sono inoltre presentate inoltre opere di Lanfranco, del Maestro dell’Annuncio ai pastori, di Filippo Napoletano e di Giacinto Brandi. Il percorso si conclude con due capolavori di Mattia Preti, l’artista che più di ogni altro contribuisce a mantenere per tutto il Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca. 
Nell’ambito della mostra è infine prevista la proiezione del film di Mario Martone dal titolo Caravaggio. L'ultimo tempo (durata 40‘), realizzato nel 2004, nel quale il grande regista ricostruisce, con dettagli dei dipinti e immagini girate delle periferie napoletane, la vicenda artistica ed umana del Caravaggio nei suoi ultimi anni, vissuti nell’Italia meridionale. 
La mostra, unitamente a quella di Roberto Cotroneo, sarà accessibile al pubblico con il biglietto di ingresso del Castello Aragonese, che consente di visitare tutti gli ambienti della fortezza, dai sotterranei agli allestimenti dedicati alla storia della città.

Fonte: comunicato stampa

15 lug 2017

"Caravaggio raddoppia. La mostra a Palazzo Barberini", di Emilio Negro e Nicosetta Roio

Recensione alla mostra caravaggesca in corso presso Palazzo Barberini, aperta fino a domenica 16 luglio.


Nel tedio favorito dal solleone di questo rovente inizio d’estate 2017, nonostante l’ormai cronica limitatezza delle risorse disponibili per qualsivoglia manifestazione espositiva di buon livello, è arrivata la fresca novità di una mostra singolare dedicata a Caravaggio nel patrimonio artistico del F.E.C. Il Doppio e la Copia. L’esposizione curata da Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati è aperta al pubblico a Roma dal 22 giugno, dal martedì alla domenica, dalle ore 8.30 alle 19, e chiuderà i battenti il 16 luglio prossimo
La rassegna, che conta pochi dipinti – per l’esattezza quattro – riveste però un’importanza inversamente proporzionale al numero esiguo; è ospitata nelle sale di Palazzo Barberini, cioè nella dimora istituzionale di una delle più belle, ricche ed invidiate Gallerie Nazionali d’Arte Antica. Si tratta infatti dell’ex splendida residenza di Papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini), che fu riedificata nel cuore della Capitale su progetti di Carlo Maderno, Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini; la medesima reggia da fiaba da cui Audrey Hepburn, indimenticabile protagonista femminile di Roman Holiday, fuggiva nottetempo per esigenze cinematografiche per andare ad assaporare la mejo dolce vita capitolina, vagabondando per la Città Eterna nascosta in un’Ape, alla guida di una Vespa e a piedi. 
Andrà ricordato che la sigla F.E.C. corrisponde al benemerito Fondo per gli Edifici di Culto con sede presso il Ministero dell´Interno, da dove viene gestito con estrema oculatezza un ingente patrimonio artistico, distribuito su tutto il territorio peninsulare, e composto da più di ottocento basiliche, chiese, cappelle e beni immobiliari di vario genere, tra i quali innumerevoli opere d’arte, per lo più sconosciute al pubblico. L’esposizione di Palazzo Barberini vuole dunque festeggiare degnamente i trent’anni della gloriosa istituzione, i cui albori risalgono addirittura alle prime leggi di tutela che vennero promulgate dal Regno d´Italia.
La rassegna presenta perciò alcune opere appartenenti al F.E.C. di considerevole valore culturale poiché legate al nome del sommo Michelangelo Merisi da Caravaggio, ossia due San Francesco in meditazione, l’uno proveniente dalla chiesa di San Pietro di Carpineto Romano (attualmente in deposito presso la Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini), l’altro dal Museo dei Cappuccini (proveniente dalla Chiesa dell’Immacolata Concezione, meglio conosciuta a Roma come la Chiesa dei Cappuccini), e due Flagellazioni di Cristo, quella di San Domenico Maggiore a Napoli (in deposito a Capodimonte) e la sua copia della medesima chiesa partenopea. 
L’incontro ravvicinato tra dipinti che solitamente sono distribuiti in sedi differenti e lontane l’una dall'altra, dà un’occasione irripetibile a tutti i “caravaggio-dipendenti” sparsi nel mondo per avere agio di confrontare da vicino questo nucleo di opere importanti, poste eccezionalmente l’una accanto all'altra, così da potersi cimentare sul campo sdrucciolevole del più sottile attribuzionismo caravaggesco.
È ovviamente altrettanto interessante il catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore e curato da Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati, che ha consentito ad un pool di storici dell’arte, esperti di varie discipline e technical art history – comprendente Bruno Arciprete, Marco Cardinali, Claudia Castagnoli, Dora Catalano, Laura Caterina Cherubini, Michele Cuppone, Maria Teresa de Falco, Maria Beatrice De Ruggieri, Giulia Silvia Ghia, Carlo Giantomassi, Alessandra Imbellone, Ida Maietta, Giuseppe Porzio, Claudio Strinati, Francesco Vernicchi e last but not least Rossella Vodret – di studiare non solo le quattro opere presenti in mostra, ma anche le loro molteplici connessioni con la sublime arte caravaggesca, utilizzando ampiamente i risultati ottenuti con le più evolute indagini di laboratorio. 
I saggi all’interno del catalogo, seguendo il loro ordine di apparizione a stampa, sono innanzitutto quello opportunamente introduttivo della curatrice dell’esposizione, Giulia Silvia Ghia, dal titolo Il senso della mostra; poi l’intenso Riflessioni sull’iconografia dei capolavori esposti di Claudio Strinati, che confuta con sottile acume, mescolato ad un’asprigna punta di “amarezza”, le più scontate letture iconografiche e propone, “seppure in senso lato”, un novello legame tra l’invenzione figurativa caravaggesca del Ragazzo che sbuccia un frutto e quella dell’“amleticamente atteggiato” S. Francesco in meditazione; segue “Il San Francesco in piedi del Caravaggio” nello spoglio tra fonti antiche e moderne di Michele Cuppone (che è anche il curatore della bibliografia in catalogo), in cui viene giustamente rivendicata l’importanza dei librai di piazza Navona e delle antiche guide di Roma, che riservano ancora qualche sorpresa anche per la sterminata bibliografia merisiana, dandoci così conferma di come lo studioso abbia ben meritato i galloni della credibilità scientifica guadagnati anche sul campo della ricerca storico-artistica; “Copiare da altre pitture”. Metodi di copiatura nel Seicento secondo la letteratura artistica e qualche verifica sulle opere di Caravaggio e dei Caravaggeschi è il titolo dello studio approfondito di Maria Beatrice De Ruggieri, una disamina scrupolosa sui differenti metodi di ricopiatura e le tracce che essi hanno lasciato sui dipinti; conclude la serie di saggi quello di Marco Cardinali, ovvero Le copie da Caravaggio tra connoisseurship, critica d’arte e technical art history – su cui aleggia lieve lo spirito di Maurizio Marini –, da segnalare per la lucida meticolosità della ricerca ben condotta e che, nonostante la complessità del tema trattato, coinvolgere il lettore con una suspense incalzante, degna di un bravo giallista epigono di Mikey Spillane [...]

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14 lug 2017

Michele Placido racconterà in tv la storia turbolenta di Caravaggio

Il grande pittore Caravaggio e la sua vita avventurosa raccontati in una serie tv diretta da Michele Placido e Gabriele Mainetti ("Jeeg Robot")


Michele Placido racconterà in tv la storia turbolenta di Caravaggio
La vita turbolenta di Caravaggio, il grande pittore del Seicento, arriva sul piccolo schermo in una serie televisiva diretta da Michele Placido e da Gabriele Mainetti, regista dell'acclamato film "Jeeg Robot". Si tratta di una grande produzione, che in dodici puntate racconterà l'arte e gli eccessi dell'artista, capace di creare opere grandiose e al tempo stesso di inimicarsi i potenti. 
E chi interpreterà il ruolo dell'artista maledetto? «Ci piacerebbe un attore italiano per il ruolo di Caravaggio. Alessandro Borghi per me sarebbe l'ideale», ha dichiarato all'ANSA Michele Placido, che ha da poco ricevuto il prestigioso Premio Believe Stanislavskij al 39° Moscow International Film Festival. Placido ha poi continuato: «Questo progetto prevede per ora solo registi italiani, molto richiesti oggi anche dagli americani dopo il successo di "Romanzo criminale" e quello di Cattleya con "Gomorra"... Caravaggio rappresenta in fondo la trasgressione assoluta di un genio che non poteva sottostare ai canoni di una certa Chiesa e del suo potere ecclesiastico... Era un ribelle che viveva la sua vita d'artista, ma che di notte diventava un trasgressore». Ancora non si sa su quale rete o piattaforma andrà in onda la serie.


11 lug 2017

"Caravaggio il mistero dei doppi e delle copie", di Fabio Isman oggi su Il Messaggero

Oggi, martedì 11 luglio 2017, su Il Messaggero - Cronaca di Roma, Fabio Isman recensisce la mostra Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia, fino al 16 luglio presso a Palazzo Barberini





LA MOSTRA
Una piccola ma interessante mostra affronta, a Palazzo Barberini fino al 16 luglio, due tra le maggiori questioni di Caravaggio, il pittore che, più di qualunque altro, è oggi un «feticcio»: i «doppi», cioè le non poche volte in cui l’artista replica se stesso, e le copie più precoci dei suoi capolavori; Merisi non ha mai avuto una bottega, né quindi collaboratori o allievi, quindi, tra queste, molte restano anonime. «Ripete, volutamente, i suoi soggetti più indovinati specialmente da giovane, quando più aveva bisogno di quattrini», spiega Giulia Silvia Ghia, che è la curatrice dell’esposizione; e «in tante sue opere, si avverte una profonda amarezza di fondo», le fa eco Claudio Strinati

COMPARAZIONI 
La mostra celebra i 30 anni del Fondo per gli edifici di Culto del Ministero dell’Interno: si occupa delle chiese frutto delle soppressioni già risorgimentali; «sono circa 830, con decine di migliaia di opera d’arte», dice Angelo Carbone, il prefetto che lo dirige. Ci sono luoghi comela Minerva e Santa Maria del Popolo a Roma; a Firenze, Santa Maria Novella; l’abbazia di Farfa; la Martorana a Palermo; Santa Chiara a Napoli. E proprio dal Fec provengono tre delle quattro opere allineate l’una vicina all’altra, per permetterne le comparazioni: i due «San Francesco in meditazione», di Carpineto Romano e della chiesa romana dei Cappuccini, a via Veneto; la «Flagellazione di Cristo» del museo di Capodimonte, e la copia, sempre napoletana, della chiesa di San Domenico Maggiore, da dove proviene anche la versione originale.
Per l’occasione, sono stati esaminati, anche con qualche sorpresa: a destra della «Flagellazione », in origine Caravaggio aveva pensato, e finito di dipingere, un frate domenicano; perché l’ha sostituito? Una tela di riuso, o qualcosa altro che non sapremo mai? E dei due «San Francesco», la preferenza va da tempo (lo dimostra Rossella Vodret) a quello di Carpineto, saltato fuori nel 1968; però non dal 1908, come si credeva, ma dal 1750 come ha scoperto Michele Cuppone, si credeva l’altro quello «vero». «E la copia anonima della Flagellazione», spiega Giulia Ghia, «è stata eseguita grazie a dei lucidi; quindi, permessa dai proprietari»; avveniva spesso: dava maggiore importanza al dipinto originale. 

NEL MONDO 
Di «doppi» caravaggeschi conosciamo almeno i «San Giovanni» (a Stoccolma e Palazzo Corsini); i «San Giovannino» (Doria Pamphilj e Capitolini: questa è la prima scoperta di Sir Denis Mahon, Anni 50, nell’ufficio dell’allora sindaco di Roma; celiava: «L’unica che ho fatto con i piedi sollevati da terra», era appesa quasi al soffitto); i due «Ragazzo morso dal ramarro» (Fondazione Longhi di Firenze e National Gallery di Londra); i tre «Suonatore di liuto»; le due «Flagellazione» (Cleveland e Vienna); e gli scudi della «Medusa» (Firenze, e raccolta privata: «Recentemente, in Umbria, ne ho vista un’altra», dice Cuppone) [...]


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04 lug 2017

"La pallacorda fra Vaticano, Caravaggio e Quirinale", di Egizio Trombetta



È certo che Caravaggio giocasse, come scriveva il biografo fiammingo Karel van Mander fra il 1600 e il 1601: "quando ha lavorato per un paio di settimane se ne va a spasso se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe…". Anche altre fonti autorevoli lo confermano, come quella del noto biografo barocco Giovanni Pietro Bellori (Cfr. Vite dei pittori, ed architetti moderni, p. 215 ) "Venuto però a rissa nel gioco di palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito". Poi quella di Sandro Corradini (Cfr. Caravaggio materiali per un processo, pp. 71-72.): "la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta" Anche nella biografia di Gaspare Celio, di recente individuata da Riccardo Gandolfi troviamo scritto: "Ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio". E’ noto dunque che un incontro di tennis o meglio di pallacorda cambiò per sempre la vita di Michelangelo Merisi a seguito del quale uccise Ranuccio Tomassoni, uomo influente e ben introdotto coi Farnese. Era il pomeriggio del 28 maggio 1606, il pittore lombardo e Ranuccio Tomassoni duellano alla pallacorda, almeno in un primo momento solo con racchetta ma poi l’incontro degenera in rissa. Ma quali sarebbero le motivazioni di questa rissa? Negli ultimi anni sono state ipotizzate varie versioni, ho preferito però far chiarezza interpellando probabilmente lo studioso più autorevole che c’è a riguardo della vita di Caravaggio, Monsignor Sandro Corradini. Da anni dedica moltissime ore ogni settimana negli archivi di stato per far emergere dettagli ancora ignoti a riguardo della vita del pittore milanese. Lo chiamo al telefono e manco a dirlo, si trovava proprio in archivio [...]

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26 giu 2017

Caravaggio, il "Suonatore di liuto" e l’“avvento salvifico” di Prospero Orsi, un saggio di Claudio Strinati



Sembrano maturi i tempi per affrontare la più importante questione caravaggesca emersa negli ultimi venti anni di ricerche, quella del Suonatore di Liuto proveniente dalla collezione del Duca di Beaufort. In primo luogo infatti c’è l’alta plausibilità della provenienza stessa. A prescindere da qualunque giudizio di merito, è accertato senza dubbi che l’opera deve essere stata acquistata in Italia dal Duca di Beaufort durante un tipico viaggio del Grand Tour nel 1726 ed è improbabile che il dipinto fosse stato visto su un mercato ‘minore’ e marginale, anche se la versione proveniente dall'eredità Del Monte (sembra accertato che il Caravaggio eseguisse due versioni del soggetto, una Giustiniani, una Del Monte) passata poi a i Barberini è stata meglio individuata nel quadro “ex Wildenstein” per molti anni esposto al Metropolitan Museum di New York.
Il fatto in sé non è prova di nulla sull'autografia ma non può essere minimizzata la scelta meditata di un personalità colta e consapevole quale risulterebbe essere stata quella di Henry Somerset III, Duca di Beaufort. Poi va ribadito come la versione “ex Beaufort” sia l’unica tra quelle note che corrisponde sul serio con la descrizione di un Suonatore di Liuto del Caravaggio fornita da Giovanni Baglione nella Vita di Michelangelo da Caravaggio: “e dipinse per lo cardinale … anche un giovane che suonava il Lauto, che vivo e vero tutto il parea con una caraffa piena d’acqua, che dentro il riflesso di una finestra eccellentemente si scorgeva con altri ripercotimenti di quella camera dentro l’acqua, e sopra quei e sopra quei fiori una viva rugiada con ogni esquisita diligenza finta. E quello (disse) che fu il più bel pezzo che facesse mai”. 
E’ pur vero che la obiezione principale addotta contro la versione “ex Beaufort” è la possibilità che si tratti di una copia antica del quadro descritto dal Baglione con tanta accuratezza, ma è pur vero che la eccezionalità della testimonianza implica un’analisi altrettanto impegnativa ed approfondita. Il testo del Baglione contiene infatti una frase che non compare mai nelle Vite in rapporto a nessun altro pittore e nemmeno a Caravaggio stesso. E tale frase è proprio quella in cui viene ricordato il giudizio dell’artista sulla sua stessa opera, un attestato pressoché unico in tutto il libro delle Vite. Il Caravaggio ricorda dunque essere stato il Suonatore di Liuto il quadro più bello da lui dipinto. Le eventuali anomalie che i vari esegeti del nostro dipinto hanno evidenziato meritano allora di essere vagliate alla luce di tale asserzione. 
E’ stato infatti notato, sia pure informalmente, che il quadro “ex Beaufort” sarebbe fin troppo bello ed edonistico per essere realisticamente creduto del Caravaggio. La materia pittorica è stata giudicata raffinatissima, quasi eterea, priva di quella forza terrificante che viene per lo più legata al nome di Michelangelo Merisi, con la proposta conseguente di considerare l’opera più tardi del tempo di Caravaggio. Qualcuno ha ritenuto che potrebbe essere addirittura molto più tarda proprio per questo presunto eccesso di raffinatezza e di bellezza. Ma proprio il confronto con la versione “Ermitage”, capolavoro indiscusso, induce a qualche prudenza in più, specie in rapporto alla fase attuale degli studi caravaggeschi che hanno visto emergere opere assai più problematiche della nostra, avallate da analisi insoddisfacenti prive dei più elementari requisiti di qualità [...]

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