29 dic 2016

Ci lascia Donatella Zari. Il ricordo di Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri

Il mondo dell'arte piange la scomparsa di una grande maestra del restauro. Assieme a Carlo Giantomassi aveva lavorato su diverse opere di Caravaggio, dal Bacchino malato, alla Giuditta e Oloferne, alla Madonna dei Palafrenieri, alla Sant'Orsola, fino al dibattuto San Giovanni Battista disteso di collezione privata.
Il commosso ricordo di Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri.
I funerali si svolgeranno oggi alle 16:30 nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere.


Donatella e Carlo. Carlo e Donatella. Sempre insieme, quasi interscambiabili, certo indispensabili a chi come noi cercava un riferimento per guardare da vicino e imparare a guardare.  E Dona non si stancava mai di insegnare, di spiegare. Schietta, chiara e ironica.

Abbiamo imparato molto da Donatella, assistendola mentre interveniva e si adoperava intorno a dipinti cruciali per la storia dell'arte. Molto di quel che sappiamo su Caravaggio lo dobbiamo ai confronti e ai dibattiti avuti con lei e con Carlo, fin dalla splendida esperienza di seguirli nel restauro della Madonna dei Palafrenieri.

Abbiamo ascoltato i passi e le parole di Donatella ... e abbiamo riso: si scherzava sempre con lei. Così aperta e curiosa verso le analisi scientifiche e le tecnologie applicate,  eppure  ironicamente "arretrata" a difendere una tecnica di documentazione fotografica "sorpassata" e ormai fuori produzione.
Siamo saliti studenti ad ascoltarla sul ponteggio nella Galleria dei Carracci e l'abbiamo ritrovata consulente  nel recente cantiere di restauro della medesima Galleria
La sua presenza e il suo consiglio ci hanno accompagnato in tutti questi anni e ora ci ritroviamo a doverne fare a meno.
Grazie Donatella. Semplicemente Dona.

Marco Cardinali - Maria Beatrice De Ruggieri

Fonte: http://news-art.it/news/oggi-l-ultimo-saluto-a-donatella-zari--nella-basilica-di-sa.htm

20 dic 2016

Buona Natività da Caravaggio400



La redazione di Caravaggio400 augura Buon Natale con un quadro emblematico di Caravaggio, la Natività di Palermo.

Il quadro, rubato nel 1969, è stato oggetto di ricerche recenti e di alcune in corso di pubblicazione, che lo riferiscono con sicurezza tra 5 aprile e 20 novembre 1600 e dunque agli anni romani, sulla base di documenti vecchi e nuovi, delle indagini diagnostiche e della rilettura critica delle fonti, oltre che dell’analisi stilistica e iconografica
Hanno avvalorato con nuovi elementi tale acquisizione, o comunque hanno già espresso il loro totale accordo su di essa, Enrico Mauceri, Edoardo Arslan, Stefano Bottari, Alfred Moir, Maurizio Calvesi, Michele Cuppone, Giovanni Mendola, Claudio Strinati, Alessandro Zuccari, Vittorio Sgarbi, Francesca Curti, Roberta Lapucci, Clovis Whitfield, Massimo Moretti, Elisabetta Giani, Claudio Seccaroni e altri ancora, mentre si dimostravano già quanto meno possibilisti Richard Spear, Rossella Vodret, Alvise Spadaro, Rodolfo Papa, John GashGiorgio LeoneVincenzo Abbate

Da ultimo, durante il suo intervento Painting from Life: from Caravaggio to Valentin de Boulogne, nell’ambito delle giornate di studio Beyond Caravaggio tenutesi alla National Gallery di Londra il 17-18 novembre 2016, Keith Christiansen si è così espresso sul tema: 

«[The Nativity with Saints Francis and Lawrence] has often but almost certainly wrongly been considered the virtually contemporary painting [to the Adoration of the shepherds]I agree with a number of scholars that the picture must date from Caravaggio’s Roman period»

(«[La Natività con i santi Lorenzo e Francesco] è stata spesso considerata, ma quasi certamente a torto, un dipinto pressoché contemporaneo [all’Adorazione dei pastori] … sono d’accordo con un certo numero di studiosi che il quadro debba datarsi al periodo romano di Caravaggio»).

Resta comunque sempre viva la speranza che, a quasi mezzo secolo dalla scomparsa, il capolavoro venga restituito alla collettività.


16 dic 2016

"Attorno a un Caravaggio? Una questione spinosa, ma ‘finalmente’ in mostra la nuova Giuditta e Oloferne", su News-Art



È in mostra a Brera fino al 5 febbraio 2017 il Caravaggio della discordia, così come è stata ribattezzata la Giuditta attribuitagli rinvenuta a Tolosa, nientemeno che in un controsoffitto – un ambiente che curiosamente torna nella vicenda del pittore (fu probabilmente per lavorare su tele di grande formato, che smontò in parte quello di una casa presa in affitto). Il motivo di tanto clamore? L’opera viene esposta in una prestigiosa istituzione museale pubblica quando ancora sotto osservazione per accertarne l’autografia e, soprattutto, in vendita sul mercato
Eppure non sarebbe proprio così, secondo quanto afferma il curatore Nicola Spinosa: il quadro non sarebbe in commercio, vincolato com’è per trenta mesi dallo Stato francese, suo unico possibile acquirente per un valore stimato in 120 milioni di euro. E se la ‘patente’ braidense che la discussa tela si è conquistata – ma senza prese di posizione ufficiali da parte del museo in merito all’autografia – favorisce a detta di molti tale operazione, vanno in un senso opposto e possono rivelarsi un boomerang per i proprietari il fatto stesso di esporre in contesto così ostile e le tante voci che, scatenatesi di riflesso, rigettano l’ipotesi di attribuzione a Caravaggio – potrebbe rivelarsi illuminante a questo punto la prevista giornata di studi a porte chiuse di gennaio; per ora la proposta attributiva, partita da Spinosa, è stata accolta piuttosto tiepidamente: sin dal suo ‘lancio’ di aprile scorso vi hanno aderito più o meno convintamente Keith Christiansen, Antonio Pinelli e Bruno Arciprete; quanto meno possibilisti Sergio Benedetti, Vittorio Sgarbi, John Gash e, se bisogna dare credito a dichiarazioni indirette, Jean-Pierre Cuzin; giudizio sospeso per Claudio Strinati; sostanzialmente scettici Francesca Cappelletti e in tempi non sospetti Philippe Daverio, ora tra i promotori dell’esposizione; nettamente contrari Mina Gregori, Richard Spear, Alessandro Zuccari, Tomaso Montanari, Gianni Papi, che attribuisce il quadro a Louis Finson, e Giovanna Sapori, che in alternativa giunge a suggerire il nome di Giovanni Francesco Guerrieri; comunque perplessi sulle circostanze del ritrovamento gli stessi Sgarbi e Daverio nelle sue prime dichiarazioni, e sull’operazione della rassegna Giovanni Agosti, dimessosi per questo dal comitato scientifico di Brera [...]

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12 dic 2016

La "Natività" di Caravaggio rivive nel murales di Andrea Ravo Mattoni

La “Natività” di Caravaggio, opera trafugata dalla mafia, torna ai siciliani in un enorme riproduzione a cielo aperto nell'ambito del progetto “Recupero del Classicismo nel Contemporaneo”


L'immagine della Natività, capolavoro trafugato a Palermo nel 1969 dalla mafia, torna visibile a tutti, grazie all'opera di Andrea Ravo Mattoni
Ultimato in questo giorni, a San Salvatore di Fitalia nel Messinese, il murales riproduce il celebre quadro di Caravaggio. L'autore è un artista originario di Varese già noto per altre riproduzioni di quadri classici. Il murales intitolato Caravaggio, La Natività, è stato realizzato a spray su muro, in Piazza De Gasperi, grazie al contributo del Comune di San Salvatore e di Fitalia e della società ‘’Fratelli Damiano & C.’’.
Il dipinto, considerato tra i capolavori del Caravaggio e realizzato per l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, nel 1609 come desunto da alcune fonti ma in realtà nel 1600 come chiarito da recenti scoperte, rappresenta la Natività: la Madonna rivolta verso il Bambino, san Giuseppe, san Lorenzo, due altri personaggi di cui uno è forse san Francesco, oltre all'angelo e il bue con l'asinello (quest'ultimo appena leggibile). Tutt'oggi risulta tra i 10 capolavori più ricercati al mondo. L'opera originaria del Caravaggio è stata trafugata tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 e per trent'anni non se n'è saputo quasi più nulla. Informazioni sono emerse durante durante dibattimenti processuali o dichiarazioni di pentiti di mafia da Giovanni Brusca, Salvatore Cangemi, Francesco Marino Mannoia. Nel 2009 Gaspare Spatuzza dichiara che la tela, dopo essere stata mangiucchiata da maiali e topi, sarebbe stata bruciata. 
La storia di questo dipinto trafugato esemplifica pienamente il senso del progetto di Andrea Ravo Mattoni, Ritorno del Classicismo nel Contemporaneo che l'artista varesino presenta in questa occasione. 
“Ho voluto realizzare il murales di questo dipinto, rubato dalla mafia, per restituire a tutti, la bellezza di un'immagine negata - spiega Andrea Ravo Mattoni - Quando dico tutti intendo la gente della strada, persone che non hanno l'occasione o la spinta per andare a cercare le opere classiche nei musei. Questo lavoro diventa la perfetta occasione per raccontare il progetto “utopico” a cui sto lavorando: realizzare il più grande museo diffuso al mondo, un'enorme pinacoteca a cielo aperto che riproduca le grandi opere dei classici. Un progetto che sia porta di ingresso verso i musei dove le opere originarie sono esposte e per un "recupero del classicismo nel contemporaneo”. 
Queste le parole di Rosario Ventimiglia Sindaco di San Salvatore di Fitalia: “Ci riempie d’orgoglio restituire idealmente all’Italia la Natività ... Ringrazio l’artista, Andrea Ravo Mattoni, per aver realizzato, a San Salvatore di Fitalia, un’altra opera, dopo la Cena di Emmaus, ed aver così contribuito al progetto di creare un museo a cielo aperto”.
Quella della Natività è il sesto murales realizzato nell'ambito di questo progetto lanciato ufficialmente solo ora.


Inaugurato il nuovo Museo Regionale di Messina, videoviaggio all'interno con la direttrice Caterina Di Giacomo

Viaggio all'interno della nuova struttura del Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, inaugurata il 9 dicembre. La direttrice Caterina Di Giacomo apre le porte del museo e ci guida all'interno in un video. La sala del Caravaggio appare a partire dal minuto 15:25


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11 dic 2016

“Beyond Caravaggio”, mostra itinerante tra Londra, Dublino ed Edimburgo


Beyond Caravaggio è la prima grande mostra oltremanica che esplora in 49 dipinti l’opera di Caravaggio e la sua influenza sull’arte dei suoi contemporanei e seguaci. L’esposizione, in corso alla National Gallery di Londra fino al 15 gennaio 2017, approderà in seguito alla National Gallery of Ireland di Dublino (11 febbraio-14 maggio 2017) e poi alla Royal Scottish Academy di Edimburgo (17 giugno-24 settembre 2017). 
La mostra si contraddistingue per offrire l’opportunità unica di scoprire diversi tesori artistici nascosti delle isole britanniche, provenienti anche da case signorili, castelli e collezioni private. Questi dipinti dimostrano come la lezione di Caravaggio abbia ispirato un’intera generazione di pittori, sebbene di fatto nessuno anglosassone. E per “fare numero”, sono stati aggiunti capolavori il cui legame con il Regno Unito è piuttosto tenue, scelti come sono per la provenienza da questi territori ma da tempo conservati in altre nazioni. Per contro, si è deciso scientemente, e giustamente, di non portare in mostra la Vocazione dei santi Pietro e Andrea da Hampton Court. 
Beyond Caravaggio inizia esplorando i primi anni di Caravaggio a Roma, dove dipinse opere rappresentanti giovani, musicisti, bari e zingare. Questi dipinti erano considerati altamente originali per via dei soggetti appartenenti alla vita quotidiana e per l’uso della luce naturale. Qui esposti capolavori come il Ragazzo morso da un ramarro di Merisi, il Ragazzo che monda un frutto a lui pure attribuito, un Musicista di Cecco del Caravaggio, la Zingara indovina di Bartolomeo Manfredi e Il baro dell’asso di fiori di Georges de la Tour
La fama di Caravaggio subì un’impennata nell’anno 1600, attestata dal primo incarico pubblico per la cappella Contarelli, pressoché parallelo a quello di Fabio Nuti con Alessandro Albani per Palermo. Questi successi romani e non portarono con sé numerosi altri incarichi da parte di raffinati mecenati, fino a Ciriaco Mattei alla cui collezione è dedicata una preziosa sottosezione nel percorso di visita, comprendente la Cena in Emmaus e la Cattura di Cristo di Caravaggio, Gesù e il tributo della moneta di Giovanni Serodine e Cristo fra i dottori di Antiveduto Gramatica
La vivacità dello stile pittorico di Caravaggio e il suo uso del chiaroscuro furono presto emulati, e gli artisti non replicavano solamente il suo stile ma presero spunto per sviluppare i propri approcci personali. L’Estasi di san Francesco di Giovanni Baglione è forse il primo dipinto caravaggesco di un altro artista; Orazio Gentileschi è rappresentato con due opere molto diverse, mentre la sua talentuosissima figlia, Artemisia, è presente con Susanna e i vecchioni. Cristo che mostra le sue ferite di Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino è uno dei più sorprendenti e memorabili dipinti in mostra. 
Caravaggio viaggiò due volte a Napoli. Il Viceregno di Napoli era legato alla corona spagnola e luogo di passaggio e base d’appoggio per molti artisti spagnoli, come Jusepe de Ribera rappresentato qui da tre opere (in particolare il Martirio di san Bartolomeo). Gli artisti napoletani viaggiavano spesso a Roma dove ebbero l’opportunità di vedere le prime opere di Caravaggio: tra questi Mattia Preti, presente in mostra con il Gioco della dama
Il lascito maggiore di Caravaggio è il potere duraturo della sua narrazione. Egli iniettò nuova linfa alle storie bibliche, spesso sfumando la distinzione tra soggetti sacri e profani, come nel San Giovanni Battista di Kansas City (cui forse è solo per i tempi di pubblicazione se non si è dato conto in catalogo delle ultime acquisizioni). Questo dipinto è esposto insieme a capolavori dei suoi seguaci, quali San Sebastiano curato da sant’Irene di Nicolas Régnier e Cristo davanti a Caifa di Gerrit van Honthorst
Sedotti dal potere dei dipinti di Caravaggio, gli artisti continuarono a emularlo anche dopo la sua morte, ma dalla metà del XVII secolo l’approccio naturalista di Caravaggio era stato rifiutato in favore di una tradizione pittorica più classicista. Ci vollero circa tre secoli affinché la reputazione dei dipinti di Caravaggio fosse riabilitata e i suoi meriti artistici fossero totalmente riconosciuti. Oggi è di nuovo ammirato per le sue immagini memorabili, l’inventiva e la sorprendente modernità. 
Letizia Treves, curatrice di Beyond Caravaggio commenta: “La National Gallery può ritenersi fortunata di possedere tre dipinti di Caravaggio, ognuno appartenente a una fase diversa della sua carriera, ma solitamente nelle nostre gallerie non siamo in grado di mostrare queste opere nel loro contesto”. Proprio ciò che è reso possibile dalla mostra. 
L’esposizione è accompagnata da un ciclo di conferenze e da molte altre iniziative, tra cui si sono contraddistinte le giornate di studio del 17 e 18 novembre, con interventi qualificati di Richard Spear, John Gash e Keith Christiansen tra gli altri. 

10 dic 2016

"La vera natura di Caravaggio" di Tomaso Montanari, ogni venerdì a partire dal 16 dicembre su Rai 5

Mai la tv aveva dedicato ampio spazio alla vita di Caravaggio e la notizia è di per sé positiva. Grandi sono le aspettative su un'opera di divulgazione così imponente e C400 per primo presterà molta attenzione ai contenuti scientifici della trasmissione


Venerdì 16 dicembre e a seguire i successivi venerdì, alle ore 21.15 su Rai 5, LA VERA NATURA DI CARAVAGGIO. Dodici documentari che in modo inedito e scientifico ripercorrono la vicenda biografica e artistica del pittore lombardo, attingendo alle fonti dell’epoca e agli scritti degli studiosi più attenti. Grazie alla fotografia in 4K, il programma “entra” nelle tele, segue i tratti del pennello, legge i nessi con il contesto. L’autore racconta la rivoluzione pittorica di Caravaggio, il suo naturalismo, l’aderenza al vero, le luci e le ombre, il rapporto tra i corpi e il potere. Illustra il mondo della committenza, l’epoca in cui viveva, gli uomini e le donne di cui si circondava, i suoi nemici e coloro che lo hanno protetto. Sottolinea le relazioni di Caravaggio con gli artisti che lo hanno preceduto e con coloro che sono venuti dopo. Un programma di Tomaso Montanari, regia Luca Criscenti, fotografia Francesco Lo Gullo, musiche Giorgio Giampà, montaggio Massimiliano Cecchini.

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9 dic 2016

Da Caravaggio a Gemito, a Napoli 150 tesori nascosti

In mostra a Napoli fino al 28 maggio la Maddalena addolorata attribuita a Caravaggio


C’è un nuovo scrigno d’arte nel cuore di Napoli: nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta apre «I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito» centocinquanta capolavori dal XIII secolo fino al `900, provenienti da collezioni private, tra cui la «Maddalena addolorata» del Merisi in una mostra curata da Vittorio Sgarbi che l’ha definita «un vero museo, una immensità di bellezza davanti alla quale vi sentirete storditi». 
Collegato all’esposizione un nuovo evento che arricchisce ulteriormente l’offerta culturale di Napoli per le feste: l’arrivo il 28 dicembre al Museo d’arte contemporanea Madre, da Messina, della celebre «Natività» di Caravaggio [...]

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3 dic 2016

È morto Giorgio Leone. Un vuoto incolmabile per la storia dell'arte [NEW leggi l'ultimo suo saggio]

I funerali si svolgeranno lunedì 5 dicembre alle 9:30 nella chiesa di S. Teresa d'Avila a Roma, corso d'Italia


Aveva sempre sorriso e cercato di ridimensionare di fronte alle difficoltà che la malattia gli stava procurando. Cosciente della durezza della battaglia che da tempo stava combattendo, ma sempre estremamente lucido, non si tirava mai indietro nel lavoro, nella ricerca, nell'organizzazione di eventi. L'ultimo in particolare lo aveva visto particolarmente attivo, quello relativo all'artista che forse amava più di tutti, Mattia Preti, organizzato nella Galleria Corsini, il prestigioso istituto di via della Lungara, che aveva diretto prima di essere sostituito con le nuove regole dettate dalla Riforma Franceschini senza tuttavia smettere di collaborare con la nuova Direttrice.
"Mattia Preti. Un giovane nella Roma dopo Caravaggio" il titolo della esposizione che aveva ottenuto uno dei più grandi successi che la Galleria Corsini avesse mai visto [...]

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1 dic 2016

"Un viaggio multisensoriale nel Seppellimento di Santa Lucia", a Siracusa dal 2 al 21 dicembre



L’installazione “Un viaggio multisensoriale nel Seppellimento di Santa Lucia - Le voci, i suoni e le atmosfere nell’opera di Caravaggio”, a cura di Innovative Art Network e con la partecipazione di Michele Cuppone per la scheda critica del dipinto, verrà riproposta temporaneamente al pubblico, in forma completa e gratuita, dal 2 al 21 Dicembre presso una sala dedicata all’interno della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, in occasione della manifestazione “I Colori del Sacro” indetta per l’anno 2016 dalla Deputazione della Cappella di Santa Lucia.

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22 nov 2016

"Novità caravaggesche: per la Giuditta romana e per quella di Tolosa", di Federico Diamanti Giannini


Un documento del 1602, riferito a un dipinto di Caravaggio (Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), ci informa del fatto che il grande pittore lombardo aveva ricevuto "dal Ill.re sr. Ottavio Costa a bon conto d’un quadro ch’io gli dipingo venti schudi di moneta questo dì 21 maggio 1602". Non si è mai saputo con sicurezza quale fosse però il “quadro” citato nella nota, ma dal momento che un inventario del 1639 dei beni del banchiere genovese Ottavio Costa elenca, tra gli altri, un dipinto di Caravaggio raffigurante un san Giovanni Battista nel deserto, si pensava che oggetto del contratto fosse l’opera oggi conservata presso il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City (appunto, il San Giovanni Battista). Contro questa ipotesi è arrivato però uno studio recente, proposto dal caravaggista Michele Cuppone, che trova riscontri in paralleli studi di Gianni Papi e Rossella Vodret e che ha già ricevuto il consenso di Nicola Spinosa e di Clovis Whitfield, e che è stato presentato nel corso di un convegno su Caravaggio (Caravaggio e i suoi) tenutosi il mese scorso a Monte Santa Maria Tiberina (gli atti saranno pubblicati l’anno prossimo). Secondo lo studio di Cuppone, il dipinto a cui si riferisce il documento sarebbe in realtà la Giuditta della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.
Come si è arrivati a tale conclusione? Un precedente studio dello stesso Cuppone aveva anticipato la datazione della celebre Natività di Caravaggio un tempo conservata presso l’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, quindi trafugata e oggi considerata perduta. Non più un quadro del 1609, come si credeva: troppe le differenze stilistiche rispetto ai dipinti del periodo siciliano per pensare che anche la Natività fosse stata dipinta negli ultimi anni della carriera di Michelangelo Merisi. Viceversa, lo studioso ha riscontrato analogie con i dipinti dei primi del Seicento, per esempio quelli realizzati per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma. Un paio di esempi, come la posa di san Lorenzo che somiglia a quello del giovane a capotavola nella Vocazione di san Matteo e quella del san Giuseppe che è identica a quella del soldato che compare nella volta della cappella, affrescata dal Cavalier d’Arpino, sembrano avallare l’ipotesi. Queste somiglianze, punto di partenza cui si sono aggiunte prove di carattere stilistico, diagnostico e soprattutto documentario, hanno indotto Cuppone a retrodatare la Natività di Palermo al 1600, ovvero al periodo in cui furono realizzati i dipinti per la Cappella Contarelli, che risalgono al 1599-1602.
Bene: se si osservano i volti della Vergine della Natività palermitana e della Giuditta di Palazzo Barberini, si può facilmente notare come la modella che ha posato per i dipinti sia la stessa. Tutti i connotati corrispondono: le spigolosità del naso, il taglio degli occhi, la forma della fronte. Addirittura la pettinatura è del tutto identica. Il punto, tuttavia, è che l’uso della luce, nella Giuditta romana, appare molto più sapiente rispetto a quello della Natività. I passaggi sono più graduali, la luce modella meglio le forme dei personaggi, gli effetti luministici che si intravedono su certi dettagli appaiono più studiati. Non bisogna poi dimenticare che la grande drammaticità della Giuditta non ha eguali nei dipinti che Caravaggio realizzò tra il 1599 (anno a cui la Giuditta veniva in precedenza riferita) e il 1602, anno in cui l’artista termina il ciclo della Cappella Contarelli dipingendo il San Matteo e l’angelo. Spostando quindi la datazione della Giuditta più avanti nel tempo, sembra ragionevole ipotizzare che il Giovanni Battista di Kansas City, dipinto più maturo, databile al 1604 circa (si pensava, sulla base del documento che attesta la ricezione di un acconto per il dipinto destinato a Ottavio Costa, che Michelangelo Merisi avesse terminato l’opera in un momento successivo) non sia il “quadro” a cui si riferisce il documento, nel quale invece si parlerebbe della Giuditta, anch’essa anticamente in collezione Costa.
Sono particolari che apparentemente potrebbero sembrare dettagli di questioni accademiche, materia per studiosi che difficilmente potrebbe trovare spazio in un blog dedito alla divulgazione. E ovviamente si tratta di ipotesi che dovranno essere sottoposte al vaglio della comunità scientifica. Ma in realtà c’è da sottolineare come i nuovi studi servano per ristabilire una corretta cronologia della produzione caravaggesca, con tutto ciò che ne consegue (apertura di nuovi punti di vista su dipinti già studiati, inquadramento più coerente delle varie fasi della carriera di Caravaggio e, ovviamente, della sua arte, informazioni più precise in vista dell’organizzazione di nuove mostre, e così via). E poi, le osservazioni di Michele Cuppone si legano a un fatto di stringente attualità, ovvero il dibattito sull’attribuzione della Giuditta recentemente ritrovata a Tolosa e che taluni vorrebbero ascrivere alla mano di Caravaggio. Nello studio di Cuppone si legge come la datazione più tarda della Giuditta dipinta per Ottavio Costa possa spiegare meglio il rapporto con la perduta Giuditta che Caravaggio dipinse a Napoli e la cui iconografia non è nota se non grazie a un paio di dipinti che la critica ha identificato per lo più come copie dell’originale caravaggesco: uno, di proprietà di Intesa-San Paolo, è conservato a Napoli, a Palazzo Zevallos, e l’altro è il dipinto di Tolosa di cui si diceva [...]

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"Caravaggio: Fashion & Fabrics", mostra a Londra fino al 31 gennaio



Dal 3 ottobre 2016 fino al 31 gennaio 2017, è aperta a Londra, presso il Museo dell'Ordine di San Giovanni, situato nel quartiere di Clerkenwell, la mostra: Caravaggio: Fashion & Fabrics, a cura di Francesco Gonzales, Tom Foakes e Flavia Fiori. Un progetto realizzato grazie al contributo della Fondazione di Sir Denis Mahon, l’ATL della Provincia di Novara, il progetto Città e Cattedrali (all’interno del progetto di valorizzazione del quadrante Nord –Est MISERERE MEI), la Confartigianato – Novara e la prestigiosa ditta di tessuti Rubelli di Venezia.
Una mostra incentrata sul confronto tra tessuti ed alcuni dipinti di Caravaggio. I preziosi pezzi esposti sono tessuti antichi per la prima volta esposti nel Regno Unito e provenienti dal Museo d’Arte Sacra Mozzetti di Oleggio, da alcune parrocchie della Diocesi di Novara e dalla collezione Rubelli di Venezia. Paramenti sacri: pianete, piviali, veli da calice ed un prezioso abito “scamiciato” ritrovato sotto il simulacro della Madonna del Rosario a Oleggio.
I paramenti in mostra sono realizzati con tessuti contemporanei a quelli descritti da Caravaggio in diverse sue composizioni databili verso la fine del XVI secolo, come I Bari, la Buona Ventura, La Maddalena penitente ed altri, e permettono quasi di “riportare in vita” i dipinti stessi, consentendo allo spettatore di fare confronti visivi tra l’oggetto e la sua rappresentazione pittorica grazie anche al pregevole catalogo edito da Silvana editoriale.
Nell’allestimento i paramenti e i tessuti antichi, a confronto con i Bari già della Collezione Mahon, aiutano il visitatore a comprendere le abilità dell'artista nel catturare la lucentezza del tessuto, il modello della tessitura, e la ricchezza del colore e la foggia delle vesti.
Presso il Museo londinese è conservata una versione de I Bari, riscoperta nel 2006 da Sir Denis Mahon ed identificata, dopo un approfondito studio e ad analisi scientifiche, con una versione precedente al dipinto conservato a Fort Woth, realizzata per il cardinale Del Monte. Il dipinto è stato studiato da importanti storici dell’arte tra cui Mina Gregori, Maurizio Marini, Antonio Paolucci, Daniele Benati, Thomas Schneider, ed altri.
Caravaggio è legato da un rapporto speciale con l'Ordine di San Giovanni. La sua vita turbolenta, l’innovazione stilistica, e il corpus limitato di opere, gli hanno fatto guadagnare una posizione di rilievo nel panorama della storia dell'arte. Anche se mancava la nobile nascita, che era al tempo una condizione indispensabile per l'adesione all’Ordine, egli venne comunque accettato nell'Ordine sulla base della sua reputazione artistica, assicurandosi così commissioni importanti e la protezione dell'Ordine sull'isola di Malta dopo la fuga da Roma a seguito dell’uccisione in duello di Ranuccio Tomassoni.
Il Museo dell'Ordine di San Giovanni di Londra racconta questa storia. Cominciando con le Crociate, e continuando con le rivolte e le rivoluzioni, la guerra e la pace, la storia dell'Ordine attraversa i secoli e mostra come abbia mantenuto il suo ruolo assistenziale sino ai giorni nostri, lavorando in tutto il mondo in numerosi progetti umanitari.
Il museo è gratuito ed è aperto dalle 10 alle 17.00, dal Lunedi al Sabato; visite guidate si svolgono il martedì, il venerdì e il sabato alle 11 e 14.30. Si prega di consultare il sito per i dettagli: http://museumstjohn.org.uk.

Fonte: Cittaecattedrali.it

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14 nov 2016

Disponibile online il saggio di Nicola Spinosa "Attorno a Caravaggio: una questione di attribuzione"


Disponibile in cartella stampa sul sito della Pinacoteca di Brera (area "Press kit", previa registrazione) il saggio di Nicola Spinosa Attorno a Caravaggio: una questione di attribuzione, dall'omonimo catalogo della mostra (senza immagini né bibliografia estesa).
Lo studioso presenta la sua proposta di attribuzione a Caravaggio della Giuditta e Oloferne recentemente rinvenuta in Francia, legandola agli altri dipinti esposti. Dà conto inoltre di altre versioni dello stesso soggetto dipinte da Michelangelo Merisi e seguaci. Infine, accogliendo recenti studi, rivede alcune cronologie caravaggesche (sulla Giuditta di Palazzo Barberini, la Madonna del Rosario e la Maddalena in estasi).

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13 nov 2016

"Caravaggio: a tu per tu con Rossella Vodret", di Consuelo Lollobrigida

Nei due recenti volumi "Caravaggio. Opere a Roma" si analizzano in modo esaustivo le tecniche compositive adoperate dal genio lombardo. L'importanza delle indagini diagnostiche ed una risposta a Clovis Whitfield (a cura di Consuelo Lollobrigida)


Nella ormai sterminata (ma non sempre utile) letteratura caravaggesca, va accolta con decisa attenzione l’ultima imponente pubblicazione Caravaggio. Opere a Roma. Tecnica e stile (I, II), curata da Rossella Vodret, in collaborazione con Giorgio Leone, Marco Cardinali, Maria Beatrice de Ruggieri, Giulia Silvia Ghia, per i tipi della Silvana Editoriale. I due volumi, di cui si compone quest’opera, si propongono l’obiettivo di mettere finalmente nella giusta luce i modi pittorici dell’artista lombardo attraverso accurate indagini delle ventidue opere certamente autografe conservate a Roma
Il primo volume costituisce un repertorio aggiornato di alcuni temi cruciali approfonditi in una serie di saggi ed affrontano il percorso artistico, le complesse interpretazioni della critica, lo stato di conservazione, le più aggiornate tecniche di indagine. 
Il secondo volume, dedicato alle schede di ventidue dipinti, propone, in un ideale percorso a ritroso, un affascinante viaggio che dalle superfici ci conduce fino agli strati nascosti dei dipinti, mediante le indagini all’infrarosso e le radiografie, le immagini ravvicinate con le macrofotografie e le indagini stratigrafiche sulla materia. 
La recensione del libro, in realtà un vero ‘piccolo saggio’ elaborato da Clovis Whitfield (cfr http://news-art.it/news/caravaggio-opere-a-roma---l-ultimo-repertorio-delle-opere.htm) e pubblicato da News-Art poco tempo fa, pur riconoscendone la valenza, ha messo in evidenza quelle che a parere dello studioso britannico appaiono delle criticità nell’opera; un parere che in ogni caso s’inserisce nell’ampio ambito degli studi sul fenomeno del caravaggismo – a cui del resto da tempo tanto gli autori che il recensore partecipano – arricchendone indubbiamente la conoscenza. Per questi motivi siamo andati a trovare Rossella Vodret per capire meglio, in una cortese ed interessante conversazione, la genesi dell'opera, le scoperte realizzate in corso d'opera, gli sviluppi che potrebbero avere. 

D. Qual è stata la sua prima reazione alla lettura del testo di Whitfiled? 
R. Mi sono sentita lusingata della corposa recensione di Clovis, che mette insieme il punto di vista di un antiquario e quello di uno storico. Nella sua attenta analisi di tanti particolari dell’opera, gli sfugge, però, il senso generale. Mi sembra che non abbia per esempio capito che abbiamo studiato solo le ventidue opere autografe ancora presenti sul territorio romano, non tutte le opere realizzate da Caravaggio a Roma.
D. Questo progetto nasce durante la sua carica di Soprintendente di Roma? 
R. In parte. Il primo passo fu mosso nel 2009 quando fu istituito il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Quarto Centenario della Morte del Caravaggio 1571-1610, presieduto da Maurizio Calvesi, ma proseguito e completato durante i miei anni alla dirigenza del Polo Romano con la stretta collaborazione dell'ICR (ora Istituto superiore per la Conservazione e Restauro). Il lavoro è stato concluso grazie alla disponibilità di Daniela Porro che, dal 2012, mi ha sostituito nella direzione del Polo. Non possiamo dimenticare che uno dei tre compiti istituzionali del Ministero sia proprio quello della conservazione. Cosa meglio di una ricerca così accurata per conoscere, e quindi conservare, le opere di questo straordinario pittore? Tutte le opere originali romane riferibili con certezza a Caravaggio sono state sottoposte ad accuratissime indagini e i risultati, oggi, sono a disposizione della comunità scientifica internazionale. Anche per questo ho voluto che i due volumi fossero scritti in italiano e in inglese
D. Proprio in riferimento all’internazionalità del lavoro, Whitfield sostiene che la bibliografia sia poco curata e che non si siano presi in considerazione gli ultimi studi. 
R. Abbiamo preso in esame tutta la bibliografia fondamentale, naturalmente selezionando i contributi più importanti, vista la sterminata bibliografia che oggi abbiamo su Caravaggio. Forse il ritardo nella stampa ha fatto sì che qualcosa si sia tralasciata, ma certamente nulla di essenziale. Basta vedere il secondo volume. Ogni opera si compone di tre schede: una scheda storico-artistica; una tecnico-esecutiva; e una conservativa perché non si può non tener conto dello stato di conservazione delle opere per studiarne la tecnica. Un’analisi così approfondita non era mai stata fatta: ora abbiamo dati sicuri su cui basarsi; abbiamo posto le basi per lo studio sulla tecnica esecutiva di Caravaggio [...]



12 nov 2016

"E se la 'Giuditta e Oloferne' non fosse di Caravaggio ma di Giovan Francesco Guerrieri?", di Giovanna Sapori

Giovanna Sapori, professore ordinario di Storia dell’arte moderna dell'Università degli studi Roma Tre, propone una nuova lettura del dipinto ritrovato a Tolosa e attribuito da Eric Turquin al maestro italiano



Devo soprattutto alle mie amiche Cristina Terzaghi e Giovanna Capitelli se mi sono soffermata più di quanto avevo fatto fino ad allora a guardare con attenzione la riproduzione della Giuditta e Oloferne ritrovata a Tolosa e attribuita da Eric Turquin a Caravaggio e a parlarne con loro ed altri colleghi anche per il dibattito e le polemiche suscitate, mentre eravamo a Cosenza in un convegno in ricordo di Gigi Spezzaferro, un grande, innovativo studioso di Caravaggio.
Come è noto, Caravaggio dipinse la meravigliosa Giuditta Coppi (Roma, Museo di Palazzo Barberini) e, secondo le fonti, un altro dipinto dello stesso soggetto finora non ritrovato. Secondo Turquin e Nicola Spinosa quest’ultimo sarebbe da identificare con il dipinto ritrovato in Francia. Col rischio di essere imprecisa (ma tutti hanno seguito la vicenda) ricordo brevemente che dopo la attribuzione a Caravaggio sono state avanzate altre ipotesi e cioè che non sia opera sua ma di un altro artista, forse il fiammingo Finson al quale è attribuita una versione dello stesso dipinto considerato copia dalla seconda Giuditta e Oloferne di Caravaggio (Napoli, palazzo Zevallos).
A mio parere il dipinto, che ho visto solo in fotografia, è certamente di alta qualità ma non è né di Caravaggio né di Finson. La stesura pittorica, il modo di chiaroscurare, il disegno insistito, la fisionomia di Giuditta dalle guance piene e morbide, la marcatura dei lineamenti della vecchia ancella, la minuziosa descrizione degli abiti, il modo di modellare i panneggi sembrano quelli tipici di Giovan Francesco Guerrieri un pittore ben noto agli studi anche caravaggeschi [...]

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Alla Tretyakov di Mosca 42 capolavori della Pinacoteca Vaticana, anche Caravaggio

L’esclusiva mostra presenterà al pubblico russo tele di Bellini, Raffaello e Caravaggio. La direttrice della galleria russa: “Evento esclusivo ed eccezionale”. L’inaugurazione il 25 novembre

   
“Roma Aeterna”: è questo il titolo dell’eccezionale mostra che porterà a Mosca i capolavori della Pinacoteca Vaticana, che per la prima volta porta all’estero i lavori di Giovanni Bellini, Raffaello e Caravaggio. L’esposizione, organizzata dalla Galleria Tretyakov di Mosca e dai Musei Vaticani con il sostengo della fondazione “Iskusstvo, nauka, sport” (Arte, scienza, sport) di Alisher Usmanov, verrà inaugurata il 25 novembre e resterà aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2017
In mostra alla Tretyakov, 42 capolavori risalenti ai secoli XII-XVIII, appartenenti all’esposizione permanente della Pinacoteca Vaticana. “Si tratta di una mostra senza precedenti”, ha detto durante le conferenza stampa di presentazione la direttrice della galleria Tretyakov di Mosca Zelfira Tregulova. “Credo che la nostra Galleria non abbia mai ospitato un’esposizione così importante”. I capolavori più belli della Tretyakov I capolavori più belli della Tretyakov. 
L’idea di due mostre incrociate tra Russia e Vaticano, ha spiegato Tregulova, era nata un anno fa dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e Papa Francesco. Nel 2017, infatti, il Vaticano ospiterà alcuni quadri provenienti dalla Federazione, perlopiù custoditi nelle sale della Tretyakov. La lista delle opere che voleranno fuori dalla Russia però non è ancora disponibile. “L’unica cosa che possiamo dire - ha aggiunto Zelfira Tregulova -, è che stiamo pensando di portare in Vaticano alcune icone russe, oltre ai capolavori dei pittori russi della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo”. 
Il biglietto d’ingresso per visitare l’esclusiva esposizione alla Tretyakov costerà 500 rubli (circa 7 euro) e si potrà acquistare alle casse della galleria e sul sito ufficiale.

Fonte: Russia Beyond The Headllines

28 ott 2016

Rassegna stampa sulla "Giuditta" francese prossimamente in mostra a Brera



Si  presenta di seguito, in ordine anticronologico e in corso di aggiornamento, una serie di articoli relativi alle polemiche di questi giorni intorno all'esposizione della Giuditta recentemente scoperta a Tolosa, che a breve sarà esposta a Brera accompagnata dalla seguente didascalia:

«Michelangelo Merisi, detto Caravaggio* 
Giuditta taglia la testa di Oloferne, Tolosa, collezione privata, sotto la tutela del Ministero della Cultura francese
*Questa attribuzione è condizione del prestito e non riflette necessariamente la posizione ufficiale né della Pinacoteca di Brera, né del suo Consiglio di amministrazione, del Comitato Consultivo, del Direttore o del personale».



Il Caravaggio (con l’asterisco) a Brera. L’esperto Usa: «È originale»
(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 16/2/2017)

«Caravage» de Toulouse: La Brera publie son rapport sur la journée d’étude
(di Carole Blumenfeld, Le Journal des Arts, 15/2/2017)

Nicola Spinosa a 360°: i limiti della Franceschini, le Giuditte di Caravaggio, e certi Direttori che procedono a casaccio ...
(di Pietro di Loreto, News-Art, 31/1/2017)

Paraverità intorno al presunto Caravaggio
(di Jacopo Stoppa, Il Manifesto, 4/12/2016)

E se la "Giuditta e Oloferne" non fosse di Caravaggio ma di Giovan Francesco Guerrieri?
(di Giovanna Sapori, Artemagazine, 11/11/2016)

La guerra delle attribuzioni tra falsi, dubbi e "in fuga"
(di Vittorio Sgarbi, Il Giornale, 8/11/2016)

Caravaggio o caravaggeschi? Ora Brera accende i riflettori
(di Francesca Amè, Il Giornale, 8/11/2016)

Falsi, mostre, attribuzioni dubbie Processo a CaravaggioFalsi, mostre, attribuzioni dubbie Processo a Caravaggio
(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 7/11/2016)

Perché il "segreto" di Caravaggio costa così caro a James Bradburne?
(di Giuseppe Frangi, ilsussidiario.net, 29/10/2016)

Brera e Caravaggio. Gli scopi di James Bradburne e una polemica da evitare
(News-Art.it, 27/10/2016)

Il direttore della Pinacoteca di Brera: «Il museo diventa luogo di dibattito»
(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 27/10/2016)

In mostra l’incerto Caravaggio: la Pinacoteca non prende posizione
(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 27/10/2016)

Brera e il Caravaggio della discordia, arriva la mostra che divide il mondo dell'arte
(di Dario Pappalardo, La Repubblica, 27/10/2016)

Il Caravaggio con l’asterisco che divide Brera. Agosti accusa e se ne va
(Il Corriere della Sera, 26/10/2016)

Brera, bufera su Caravaggio. Agosti attacca e si dimette
(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 26/10/2016)

Le sale dei capolavori ridotte a supermercati
(Tomaso Montanari, La Repubblica, 26/10/2016)

Il Caravaggio dubbio che divide Brera
(Armando Besio, La Repubblica, 26/10/2016)

Dal 7 novembre il Caravaggio «contestato» alla Pinacoteca
(Il Corriere della Sera, 25/10/2016)

La scoperta: trovati 69 nuovi Caravaggio?

Pubblicate nuove e clamorose attribuzioni caravaggesche


Escono dal “nulla” ed entrano prepotentemente in scena. Sono 69 tra dipinti e disegni ritenuti di mano del Caravaggio, di grande qualità esecutiva. Tutte opere anonime (una dipinta a 15/16 anni si trova nella quadreria dell’ospedale Ca’ Granda di Milano, un’altra in deposito al tribunale) o altrimenti attribuite nei principali musei del mondo. Dopo cinque anni di studi e di arrovellamenti lo storico dell’arte Franco Moro è certo di aver scovato negli archivi, nei depositi e nelle collezioni di molti musei ciò che cercava. Il numero delle proposte è però esorbitante, inquietante, da putiferio [..]

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Quadri Plastici. Sottoscritto protocollo tra Comune Avigliano e London National Gallery

I Quadri Plastici di Avigliano, dopo il successo mediatico ottenuto con la partecipazione al talent show “Italia’s Got Talent”, arrivano a Londra


Ne danno comunicazione il Sindaco di Avigliano Vito Summa e la presidente della Proloco di Avigliano Carmen Salvatore, associazione che da 20 anni organizza l’evento in città.
Nell’ambito degli eventi che faranno da cornice alla mostra internazionale della National Gallery di Londra, “Beyond Caravaggio” che riunirà, dal 12 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017, 49 dipinti raramente esposti, saranno rappresentate dal vivo, nei giorni 27 e 28 ottobre p.v., due di queste opere: “Salomé con la testa del Battista” e “La cattura di Cristo”.
I Quadri Plastici sono rappresentazioni dal vivo di opere della tradizione pittorica italiana, di soggetto religioso che vengono riprodotti da volontari, artigiani e giovani appartenenti ad associazioni culturali aviglianesi, coordinati dalla Proloco di Avigliano ed in stretta sinergia con l’Amministrazione Comunale. Ogni anno, nel mese di agosto, l’evento viene riproposto in città secondo un’antica tradizione che risale agli inizi del 1900.
Negli ultimi anni i Quadri Plastici hanno conosciuto un successo crescente in ambito nazionale, richiamando l’attenzione della National Gallery di Londra che ha fortemente voluto che la performance entrasse tra gli eventi collaterali della prestigiosa mostra londinese.
Grazie al sostegno dell’APT, della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale, il Festival dei Quadri Plastici alla National Gallery prevede due performance all’esterno della Galleria, nella centralissima Trafalgar Square, una dedicata esclusivamente alla stampa giovedì 27, e venerdì 28 aperta al pubblico.
Il contesto, il prestigio della location, la presenza della stampa londinese e l’autorevolezza del soggetto organizzatore, fanno dell’evento un’occasione irripetibile per la promozione territoriale di cui il festival è parte integrante. Trattandosi, inoltre, di una performance di carattere culturale, essa si pone come straordinario elemento di rimando a Matera Capitale della Cultura europea per il 2019.
L’iniziativa, dunque, rappresenta un’occasione straordinaria di promozione dell’intero territorio lucano e delle sue eccellenze culturali.

Fonte: TRM network

25 ott 2016

Dal 7 novembre il Caravaggio «contestato» alla Pinacoteca

Esperti divisi sull’attribuzione dell’opera che arriva a Milano: sarà esposta, in una mostra curata da Spinosa a fianco alla Cena in Emmaus e della Giuditta e Oloferne


Il 12 aprile fu presentata in Francia una tela ritrovata in una soffitta di Tolosa di proprietà dell’antiquario Eric Turquin. Si tratta di una Giuditta e Oloferne attribuita a Caravaggio (1571-1610, nella foto) e valutata oltre 120 milioni. Di fronte all’attribuzione proposta, gli storici dell’arte si sono subito divisi. Per citare solo due nomi, Nicola Spinosa si è detto favorevole e Mina Gregori scettica. In quella occasione la Francia ha decretato il divieto di uscita della tela dal Paese, affidandola al Louvre «per uno studio approfondito che potrebbe durare anche 30 mesi». E invece, sorpresa, la tela uscirà dalla Francia per venire proprio a Milano, alla Pinacoteca di Brera il prossimo 7 novembre. Sarà esposta, in una mostra curata da Spinosa (ex direttore del Museo di Capodimonte) a fianco alla Cena in Emmaus e della Giuditta e Oloferne proveniente da Palazzo Zevallos di Banca Intesa (Napoli), opera assolutamente identica ma attribuita al fiammingo Finson come copia di quella «perduta» di Caravaggio.

Fonte: Il Corriere della Sera


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24 ott 2016

Archivio storico Banco Napoli, "torna in vita" un Caravaggio inedito: la Pala Radolovich


Si tratta di un’opera minuziosamente descritta in un pagamento, dichiarata perduta o forse mai realizzata; il prezioso dipinto è “venuto fuori”, in qualche modo, dalla polvere di una delle 330 stanze dell’Archivio Storico del Banco di Napoli. 
La cosiddetta “Pala Radolovich”, capolavoro di Caravaggio, commissionata nel 1606 dal mercante croato Niccolò Radolovich, sarà presentata in anteprima mondiale il 27 ottobre alle ore 19, presso ilCartastorie, il museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli (via dei Tribunali, 214). 
Anni e anni di ricerche a partire da una causale di pagamento rintracciata circa trent’anni fa dal direttore dell’Archivio Eduardo Nappi all’interno di un “giornale copiapolizze” del Banco di Sant’Eligio, uno degli otto banchi pubblici di cui l’Archivio conserva memoria, giungono finalmente ad una conclusione del tutto inaspettata. 
Ancora una volta l’Archivio Storico del Banco di Napoli, il più imponente archivio storico bancario del mondo, si conferma una miniera inesauribile di tesori per Napoli e per il mondo intero. 
Un appuntamento, quello del 27 ottobre, che svelerà un mistero celato per secoli… 410 anni dopo, la Pala Radolovich torna “in vita”, riemersa direttamente da una montagna di antiche carte. 

Ingresso libero 
27 ottobre 2016, ore 19 
ilCartastorie – museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli 
Via dei Tribunali 214 – 80139 Napoli 

Fonte: Jiulienews

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"Storia dell'arte come ricerca, esegesi, progetto", convegno internazionale di studi per Gigi Spezzaferro a Cosenza

Sono già trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Luigi Spezzaferro (27 ottobre 1942 - 16 novembre 2006), personaggio formidabile della storia dell'arte italiana e nel 1999 fondatore del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali all'Università della Calabria, antenato degli odierni corsi di Lettere e Beni Culturali, di Storia dell'arte e di Archeologia. 
Con un convegno internazionale di studi, il Dipartimento di Studi Umanistici e il corso di laurea magistrale in Storia dell'arte rendono omaggio a questa figura, al suo lavoro di didatta e di studioso, e festeggiano contestualmente la generosissima donazione da parte delle eredi Veggetti-Spezzaferro del Fondo Librario "Luigi Spezzaferro", composto da 5000 volumi di storia dell'arte provenienti della sua biblioteca d'intellettuale, che oggi va a potenziare questo settore di ricerca nella Biblioteca di Area Umanistica dell'Unical, rendendola così una delle più apprezzabili biblioteche di storia dell'arte nel Meridione d'Italia. 
Laureatosi nel 1969 con Giulio Carlo Argan con una tesi su Caravaggio, Luigi Spezzaferro è noto sopratutto per i suoi significativi studi su Michelangelo Merisi e sul caravaggismo, su l'architettura e l'urbanistica romane in epoca rinascimentale e barocca, sulla committenza, sul collezionismo, l'organizzazione del lavoro, le istituzioni per la produzione e la fruizione della cultura artistica in particolare tra XVI e XVIII secolo. 
Docente universitario presso numerose istituzioni accademiche: l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, all’Università di Ferrara, alla Facoltà di Magistero de La Sapienza a Roma, nell’Ateneo della Calabria, all'Università Cattolica di Milano e infine alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tre, Gigi Spezzaferro ha lasciato molti allievi e amici che hanno beneficiato del dialogo con lui, ormai in maggioranza canuti ma desiderosi di passare il testimone della memoria ai più giovani. 
Numerosi sono gli incarichi istituzionali ricoperti da Luigi Spezzaferro sin dagli anni Novanta, in rappresentanza del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali nella Commissione Nazionale Italiana dell'UNESCO, come membro del Comitato di settore per i beni artistici e storici nel Consiglio Nazionale del Ministero dei BB.CC.AA. In quest'ultima veste ha preso parte a numerose commissioni di studio, per la legislazione dei centri storici, per la riforma dei corsi di laurea in Lettere e in Beni Culturali, per la riorganizzazione degli Uffizi di Firenze, per la riorganizzazione della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, per il sistema-museo della Soprintendenza Comunale di Roma. 
Il riconoscimento internazionale di studioso in prima linea nella storia del collezionismo è infine testimoniato anche dal ruolo svolto come Guest Scholar presso il Getty Museum di Malibu (CA) su invito del Provenance Index del Getty Art History Information Program. 
Tutti gli eccellenti studiosi che interverranno al convegno – da Mauro Natale a Olivier Bonfait, da Giovanna Sapori a Simonetta Prosperi Valenti, da Raffaella Morselli a Cristina Terzaghi, da Rossella Vodret a Claudio Strinati - oltre a essere stati vicini allo studioso scomparso - sono fra i massimi esperti dei temi cari agli studi di Luigi Spezzaferro e proporranno, in quest’occasione, ulteriori riflessioni relative alla storia del collezionismo, della conservazione, in linea con le ricerche in corso e le molteplici prospettive aperte in tal senso dalle indagini condotte dallo storico dell’arte. 
Il convegno intende inoltre ricordare agli studenti più giovani il ruolo di spicco che la Calabria ha svolto nella vita di Spezzaferro, presentando testimonianze di chi l'ha incontrato e conosciuto bene. A questa regione l'intellettuale ha dedicato un’attività instancabile e appassionata nel decennio dal 1994 al 2004. Il suo contributo in quest’ambito è stato fondamentale non solo nel campo della ricerca per l’approfondimento di alcuni protagonisti della stagione barocca – da Francesco Cozza a Mattia e Gregorio Preti – ma anche nel decisivo appoggio alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, allora particolarmente attiva. Grazie a Luigi Spezzaferro e alla collaborazione di allora giovani studiosi da lui scelti e coordinati, la Facoltà di Lettere e Filosofia ha visto crescere la didattica nel settore dei Beni culturali dell’Ateneo sino alla creazione nel 1999 di un Corso di Laurea del tutto nuovo, quello in Conservazione dei Beni Culturali, che ha introdotto in Calabria questo tipo di formazione e di consapevolezza nei confronti delle opere d'arte, dei monumenti, dei centri storici, del paesaggio. 

*Il convegno internazionale di studi è curato da Giovanna Capitelli, professore associato di storia dell'arte moderna, coordinatrice del corso di laurea magistrale in Storia dell'arte, Dipartimento di Studi Umanistici, Università della Calabria.per contatti: giovanna.capitelli@unical.it

Fonte: Unical

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14 ott 2016

"Caravaggio e i suoi": importanti novità dalle Giornate di Studi di Monte Santa Maria Tiberina

Le due giornate di studi ospitate l'8 e 9 ottobre nello splendido scenario del Palazzo del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte segnano un notevole avanzamento nella conoscenza del fenomeno del caravaggismo


Un convegno di studi di estrema importanza, per la ricchezza degli interventi e per le novità di gran rilievo inerenti i temi caravaggeschi, quello che ha avuto luogo in Monte Santa Maria Tiberina, nello splendido scenario del Palazzo del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte, sabato 8 e domenica 9 ottobre. Rimarcabile anche dal punto di vista organizzativo, grazie alla volontà e alla fattiva collaborazione delle autorità istituzionali, in primo luogo Letizia Michelini, Sindaco del Comune, e Sergio Consigli, inappuntabile segretario del convegno, l’iniziativa, curata con la massima attenzione dal dottor Paolo Nucci Pagliaro e dal professor Pierluigi Carofano, ha segnato la ripresa in grande stile dei lavori della Libera Accademia di Studi Caravaggeschi, presieduta dal dottor Nucci Pagliaro, che in pratica aveva cessato le attività a seguito delle prematura scomparsa di Maurizio Marini che ne era stato l’animatore. 
Nella convinzione di fare un effettivo servizio di informazione per i tanti studiosi impegnati sulle tematiche caravaggesche, riproduciamo, in una sintesi ove meno ove più elaborata, gli interventi che si sono succeduti nel corso delle due giornate di lavori e che hanno visto contributi di assoluto rilievo con documentazioni inedite della massima importanza per la comprensione di aspetti sostanziali delle problematiche legate ad alcune importanti opere del genio lombardo oltre che alla sua vicenda esistenziale. 
Per quanto concerne le opere, importanti novità sono emerse dall’analisi del Suonatore di liuto del Metropolitan, del San Francesco in preghiera del Museo Ala Ponzone di Cremona, nonché della Giuditta e del San Giovanni Battista, collegati alla committenza Costa. Ma notevoli spunti hanno portato anche gli interventi relativi ai contesti in cui la vicenda umana e artistica del Merisi si svolse, prima a Milano e (forse?) Venezia, poi nella realtà romana, dove la sua prorompente personalità poté esprimersi rivoluzionando la storia dell’arte e dove ebbe luogo il fatale duello in cui, contrariamente a quanto da molti ritenuto, il Merisi non fu aggressore ma aggredito. Della massima importanza, poi, sia dal punto di vista filologico che storico-artistico, assumono le novità emerse riguardo a quegli artisti che dal genio del Merisi furono affascinati e influenzati, come Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione e Rutilio Manetti
Da segnalare su tutto le novità presentate da Francesca Curti, che oltre ad aver reperito l'inventario comprendente dipinti a soggetto caravaggesco di Giacomo Cavalletti, pronipote del più noto Ermete, ha potuto documentare rapporti tra Mariano Valguarnera, nobile palermitano di cui erano già noti i forti rapporti di affari e amicizia con l'oratorio di San Lorenzo per cui fu dipinta la Natività di Merisi, con il mercante Alessandro Albani, come noto quest'ultimo a sua volta in rapporti con Fabio Nuti il quale aveva commissionato a Caravaggio quel quadro e di cui pure sono documentati rapporti con l'ambiente dell'oratorio palermitano. Albani inoltre saldò il dipinto, in assenza di Nuti, in casa del cardinal Del Monte.
Insomma, una iniziativa che a nostro parere segna un punto fermo e un decisivo avanzamento nello studio del fenomeno del caravaggismo, svoltasi peraltro in un clima di collaborazione, garbatezza ed amicizia non sempre usuale purtroppo in simposi del genere e di cui va dato atto agli studiosi intervenuti, cioè Francesca Curti, Marco Ciampolini, don Sandro Corradini, Michele Cuppone, Riccardo Lattuada, Enrico Lucchese, Mario Marubbi, Emilio Negro, Michele Nicolaci. Da segnalare anche l’apporto dato alla discussione dagli interventi di un pubblico particolarmente attento, dov’erano presenti numerosi studiosi ed appassionati, come Roberta Lapucci, Nicosetta Roio, Luca Bortolotti, Massimo Pirondini, Ruggiero Ruggieri, Antonio Vignali ed altri.

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11 ott 2016

"Caravaggio. Tecnica e stile. Opere a Roma" [rassegna stampa sulla nuova opera bibliografica]

Rassegna stampa sull'attesa uscita in due tomi Caravaggio. Tecnica e stile. Opere a Roma, a cura di Rossella Vodret, Giorgio Leone, Marco Cardinali, Maria Beatrice De Ruggieri, Giulia Silvia Ghia, Silvana Editoriale, 2016.


La preparazione, il disegno, l'ansia e il pentimento. Il genio creativo di Caravaggio che riaffiora non solo da ciò che vediamo - ben noto - ma da ciò che è invisibile all'occhio. L'enorme mole di studi diagnostici eseguiti dal 2009 sulle 22 opere di Caravaggio custodite a Roma, concentrati in due enormi volumi presentati al ministero dei Beni Culturali il 29 settembre - giorno di compleanno del Merisi, tra l'altro - cerca di fare una summa sulla tecnica e lo stile del pittore lombardo la cui breve e tormentata vita (1571-1610) è tanto celebrata quanto segnata dai misteri. "E' un punto di arrivo, o forse un punto di partenza - sottolinea una delle curatrici, Rossella Vodret [assieme a Giorgio Leone, Marco Cardinali, Maria Beatrice De Ruggieri, Giulia Silvia Ghia, ndC400], ex soprintendente del Polo Museale romano - un primo tassello per arrivare alla piena comprensione di Caravaggio". 
Un'operazione costata 200mila euro, finanziata dal Comitato Celebrazione dei 400 anni della morte del Caravaggio e dalla Federazione Italiana Tabaccai, con il patrocinio del MiBACT. "Siamo andati dentro i dipinti", spiega Giulia Silvia Ghia, storica dell'arte e restauratrice, che ha curato personalmente nel 2011 il restauro della Maddalena penitente alla Galleria Doria Pamphilj. "Abbiamo utilizzato le tecnologie di nuova generazione per riprendere ed eseguire nuovamente tutti gli studi già compiuti sulle sue opere. Poi abbiamo effettuato un'anamnesi conservativa dell'opera nel tempo, per comprenderne il reale stato di conservazione", conclude.
Radiografie, riflettografie, raggi X, stratigrafie: un lavoro meticoloso che, come nel caso delle pale d'altare - che fino a questo momento non erano mai state analizzate - è stato eseguito in larga parte di notte. E ha portato alla luce aspetti quasi del tutto inesplorati. Uno tra tutti il caso della Buona Ventura (conservata alla Pinacoteca capitolina), che fino a questo momento si credeva coprisse uno studio del Cavalier d'Arpino per l'Incoronazione della Vergine di Santa Maria in Vallicella, e dunque datata all'epoca in cui il pittore si trovava al suo servizio (fine 1596 - inizio 1597). Ora, le nuove ricerche hanno rivelato che sotto la Buona Ventura vi è una Madonna con le mani giunte davanti al Bambino: un'opera che risulta presente nell'inventario della bottega di Lorenzo Carli, presso il quale Caravaggio lavorò nel suo primissimo periodo romano, tra il 1593 e il 1594, quando era ancora uno sconosciuto. E' la prima documentazione di un periodo in cui, risulta da fonti biografiche dell'epoca, Caravaggio dipingeva "tre teste al giorno" di cui non si è mai avuto traccia. 
Un'altra scoperta riguarda l'uso del disegno. Al contrario di ciò che si è finora ritenuto, Caravaggio usò forme diverse di disegno per tutte le sue opere, mischiando le tecniche. Nei lavori giovanili, come il Bacchino, si notano tracce di carboncino; negli anni a seguire lavorando su una preparazione sempre più scura (quasi nera per il Davide con la testa di Golia datato 1609-1610) si trovano tantissime incisioni realizzate direttamente sulla preparazione. Nella Giuditta e Oloferne si evidenzia come il pittore abbia modificato le posizioni dei personaggi in corso d'opera; nella Madonna del Palafrenieri Caravaggio aveva inciso un vero e proprio scheletro della composizione. Nel Martirio e la Vocazione di San Matteo nella Cappella Contarelli i segni sembrano tracciare una linea di demarcazione tra luce e ombra. Inoltre, le ultime radiografie hanno permesso di scoprire che la prima versione del Martirio - noto caso di pentimento del pittore - era pressoché conclusa prima che Caravaggio, in evidente ansia da prestazione per la sua prima grande opera su committenza, decidesse di ricoprirla del tutto con una seconda versione. 
Ma la mole di lavoro, di cui abbiamo riportato solo alcune frazioni, tocca anche il restauro, che nel caso di Caravaggio ha alterato opere fino all'80%, in alcuni casi per censurare "l'eccessiva nudità", come un particolare di pizzo sulla manica dell'abito della Maddalena penitente, aggiunto nel '700; affronta dal punto di vista chimico i pigmenti e le preparazioni; analizza la trama delle tele; si ricollega al contesto storico dell'epoca. E il progetto continuerà, comprenderà una mostra a Milano nel 2017 e si estenderà, con finanziamenti internazionali, alle opere di Caravaggio in Italia e poi nel resto del mondo
"La finalità di questi studi - interviene il sottosegretario ai Beni culturali Antimo Cesaro - non è quello di confrontarci tra studiosi ma anche aprirci alla sensibilità dei giovani, agli studenti, alle scuole, alle università, perché possano maturare la passione per il patrimonio artistico italiano e imparino a guardarlo con occhi diversi. Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu - niente è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi - la nostra è un'indagine intellettuale profonda ma c'è un piacere estetico - il sensu - che precede la passione. Solo investendo sui giovani, facendoli appassionare alla bellezza dell'arte, potremo coltivare gli studiosi di domani che sapranno offrire risposte esaustive ai quesiti posti in questi studi".

Fonte: La Repubblica (con galleria di immagini)


Altre recensioni e news (in corso di aggiornamento):


«Quello che Caravaggio mi ha insegnato», intervista a Giulia Silvia Ghia (ArteMagazine)

"Caravaggio: a tu per tu con Rossella Vodret", intervista a Rossella Vodret (News-Art)

Caravaggio & Friends (Artribune)

Caravaggio: Opere a Roma. 2 vol, di Clovis Whitfield (News-Art)

Caravaggio, la scienza e la critica. Spunti per una autobiografia, di Maurizio Calvesi (Storia dell'Arte)


10 ott 2016

Caravaggio, Sgarbi spiazza tutti: "Il quadro ad Ancona non è vero"

Il critico d’arte gela la mostra della Pinacoteca: "Discutibile"


Ancona, 5 ottobre 2016 - Vittorio Sgarbi lei si appresta a girare i teatri italiani con uno spettacolo incentrato sulla figura di Caravaggio che toccherà anche Osimo e Senigallia. Proprio in questi giorni la Pinacoteca di Ancona accoglie una tela del pittore milanese, il ‘Ragazzo morso da un ramarro’.

Cosa ne pensa di questa operazione?
«Ottima, giusta, se non fosse che quella tela che proviene dalla Fondazione Longhi non credo sia un Caravaggio autentico».
Scusi? 
«L’ho spiazzata. Non pensava di sentir dire una cosa del genere».
In effetti. Può spiegare come stanno le cose? 
«Guardi, quello che le ho appena detto non lo penso solo io ma anche molti altri critici. La verità è che in passato nessuno, fino a oggi, ha mai avuto il coraggio di dire che il ‘Ragazzo morso da un ramarro’ di Longhi non era un Caravaggio. Era una forma di rispetto verso Roberto Longhi, uno dei massimi esperti del Caravaggio, che aveva voluto per sé quella tela. Anche se io sono convinto che in cuor suo anche lui sapesse che non era con certezza un Caravaggio».
Ma allora quello esposto ad Ancona di chi è? 
«Potremmo dire della bottega del Caravaggio o di qualcuno dell’epoca che seguiva le sue orme. L’unico ‘Ragazzo morso da un ramarro’ che con certezza è del Caravaggio è quello esposto a Londra. Un quadro che oggettivamente è molto più bello e per questo non si capisce per quale motivo il Caravaggio avrebbe dovuto farne un secondo più brutto».
Lei sta smontando anni di certezze su questa opera... 
«Lo so, come ho la consapevolezza che Mina Gregori, mia amica e presidente della Fondazione Longhi, mi telefonerà per dirmi che sbaglio, ma non è così».
Insomma questa tela è una ‘replica’? 
«Certo, anche se io dieci anni fa come tanti altri dissi che era autentica. Parliamo comunque di un’opera bellissima perché racchiude il pensiero di Caravaggio, un quadro che apre la strada alla fotografia».
Lei ha contestato alcuni anni fa anche il Narciso attribuito a Caravaggio... 
«Infatti. Lo feci in televisione da Bruno Vespa e alla fine ho avuto ragione perché quel quadro è dello Spadarino».
Ma alla fine l’operazione messa in piedi dal Comune di Ancona è valida alla luce di quello che sta dicendo? 
«In generale sì, ma alla fine la città prova ad andare avanti facendo un passo indietro. Si è mossa in maniera discutibile».
In che senso? 
«Perché espone una sola opera del Caravaggio che però non è sua. Se avesse fatto una mostra sul maestro milanese con cinque opere di cui una non certamente del Merisi, non sarebbe stato un problema, ma proporre solo questa non ha senso».

Fonte: Il Resto del Carlino

1 ott 2016

"Caravaggio e i suoi": Giornate di Studi l'8 e 9 ottobre a Monte Santa Maria Tiberina



Palazzo Museo Bourbon del Monte - Monte Santa Maria Tiberina 
Caravaggio e i suoi 
Giornate di Studi - 8-9 ottobre 2016
Sala Francesco Maria Cardinal del Monte 
a cura di PAOLO NUCCI PAGLIARO e PIERLUIGI CAROFANO

SABATO 8 OTTOBRE ore 16.00 

Saluti 
LETIZIA MICHELINISindaco di Monte Santa Maria Tiberina
PAOLO NUCCI PAGLIARO, Presidente Libera Accademia di Studi Caravaggeschi Francesco Maria cardinal del Monte

ore 16.15
Presentazione del volume Una Vita per la Storia dell'Arte. Scritti in Memoria di Maurizio
Marini, a cura di Pietro di Loreto, Roma, Etgraphie ed., 2015.
presenta LUCA BORTOLOTTI

ore 17.00 
coordina PAOLO NUCCI PAGLIARO

Caravaggio: gli spartiti dei suonatori di liuto
EMILIO NEGRO, Libera Accademia di Studi di Studi Caravaggeschi Francesco Maria cardinal del Monte

Giovanni Baglione in bianco e nero. Inediti del pittore dalle fototeche pubbliche e private
MICHELE NICOLACI, Sapienza Università di Roma

«un quadro ch'io gli dipingo». Nuova luce su Caravaggio per Ottavio Costa, dalla Giuditta al San Giovanni Battista 
MICHELE CUPPONE, libero ricercatore

Francesco Sessa, Padova e Caravaggio: “… fuggitosene da Milano, giunse in Venetia..”
ENRICO LUCCHESE, Libera Università di Lingue e Comunicazione - IULM Milano

discussione

DOMENICA 9 OTTOBRE ore 9.30

coordina PIERLUIGI CAROFANO
Scuola di Specializzazione in Beni storico artistici
Università degli Studi di Siena

Presentazione del volume Il Sacrificio di Isacco del Conte di San Clemente nella questione
caravaggesca, di Renato Di Tomasi, Acireale, Roma, Bonanno ed., 2016.
presenta PIETRO DI LORETO

Novità sulla conversione caravaggesca di Rutilio Manetti
MARCO CIAMPOLINI, Accademia di Belle Arti di Carrara

Caravaggio nella Roma di fine Cinquecento: artisti, intermediari, mercanti
FRANCESCA CURTI, Università di Chieti

Opere giovanili di Orazio Gentileschi
RICCARDO LATTUADA, Seconda Università di Napoli

Il San Francesco in preghiera di Caravaggio e i suoi doppi
MARIO MARUBBI, Museo Civico Ala Ponzone, Cremona

Caravaggio aggressore o aggredito? L'enigma della rissa
don SANDRO CORRADINI

discussione


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segreteria del convegno: Sergio Consigli
info@montesantamariatiberina.org
tel. 0758571003