18 feb 2017

Recensione di "Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista Costa e le sue copie. Atti della giornata di studio", di Michele Cuppone


Escono nel giro di un anno, grazie anche a una veste editoriale snella in forma di fascicolo, gli atti della giornata di studio tenutasi a Empoli l’11 aprile 2015, i cui lavori furono aperti da Mina Gregori e presieduti da Bruno Santi e che vide la partecipazione di specialisti e studiosi di respiro internazionale. Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista Costa e le sue copie prendeva le mosse dal restauro della copia, custodita presso la chiesa di S. Stefano degli Agostiniani, dell’omonimo quadro caravaggesco del Nelson-Atkins Museum di Kansas City. Ma appunto, illustrate le novità storico-documentarie e tecnico-diagnostiche sulla versione concittadina, si ricollegava all’originale e alle altre copie note, purtroppo non tutte di facile fruizione e studiate come ora quella in oggetto, per estendere lo sguardo su altri aspetti di particolari interesse e fascino. Gli atti, vedremo meglio, si sono arricchiti di un ulteriore contributo rispetto ai già molteplici contenuti del simposio: se molto sapevamo o pensavamo di sapere del prototipo merisiano, questa pubblicazione riserva sorprese anche su di esso
Non possiamo non condividere l’opinione diffusa, con cui apre Nicole R. Myers, secondo cui il Battista Costa è il Caravaggio di qualità più elevata, per non dire il più bello, tra quelli conservati in America. In una lussureggiante vegetazione che è una convenzionale trasfigurazione del deserto in cui predicò il santo, non priva di valenze simboliche anche per la presenza del verbasco, fa bella mostra di sé, riparato sotto una quercia, un prestante e scapigliato ragazzotto dallo sguardo più torvo che meditativo, che Merisi ha ammantato di porpora e pelle animale aggiungendovi poi una croce di canne, il tutto bastevole a dare la parvenza di un giovane Battista a quello che altrimenti potrebbe apparire il vivace e originale ritratto di un suo conoscente. Quanto ci tenesse Ottavio Costa ai tre quadri del milanese in suo possesso, lo sappiamo bene dalle disposizioni testamentarie in cui raccomandava agli eredi di non alienarne nessuno, specie la Giuditta (il terzo è il San Francesco di Hartford). Eppure fu lo stesso, geloso banchiere a permettere che ne venissero tratte precocemente delle copie; per lo meno ciò accadde con il San Francesco da cui si ricavò la copia ora ai Musei Civici di Udine, e con il San Giovanni destinato all’omonimo oratorio della natia Conscente ma che, proprio per il suo valore tanto estetico quanto certamente affettivo, Ottavio decise di tenere per sé e sostituire con una copia, attualmente al Museo Diocesano di Albenga. 
Non è dato sapere in quali occasioni furono realizzate le altre versioni che, ricordiamo, sono quella di Capodimonte in cui Roberto Longhi inizialmente ravvisò l’originale, prima che questo fosse individuato in Inghilterra, e, molto meno note (così anche per alcuni relatori del convegno), una in collezione Kenmore a San Francisco e da ultimo una passata in asta presso Sotheby’s a Londra nel 2010. E poi naturalmente questa di Empoli su cui ci si sofferma negli atti [...]

link:


15 feb 2017

Giornata di studio sulla "Giuditta" di Tolosa: comunicato stampa e relazione di Keith Christiansen



Si è tenuta alla Pinacoteca di Brera lunedì 6 febbraio una giornata di studi dedicata a Caravaggio, autore al centro del Terzo Dialogo “Attorno a Caravaggio” svoltosi nel museo dal 10 novembre 2016 al 5 febbraio 2017. Un dialogo che ha visto “La Cena in Emmaus” del maestro Michelangelo Merisi a confronto con altri cinque dipinti con attribuzioni a Caravaggio variamente accolte, contestate o assegnate ad altri pittori suoi contemporanei: tra questi tre opere di Louis Finson e il dipinto Giuditta e Oloferne recentemente individuato a Tolosa, attribuito a Caravaggio e molto discusso dalla critica
All’incontro hanno partecipato un gruppo di specialisti e di conservatori nazionali e internazionali riunitosi in mattinata per la presentazione di alcune relazioni e nel pomeriggio, davanti alle opere, per uno scambio di idee e opinioni basate sulla comparazione tra la tela di Tolosa e la copia già nota che si conserva a Napoli nella raccolta Intesa Sanpaolo esposta a Palazzo Zevallos. 
Come ha ribadito il direttore James Bradburne, il dialogo e la giornata di studi – quest’ultima annunciata alla stampa sin da novembre – portano avanti l’idea di un museo vivo: “un museo che sia anche un laboratorio per fare nuove scoperte, a prescindere il risultato raggiunto. Un museo che crei le condizioni e le opportunità per la conoscenza, con gli esperti che poi fanno le scoperte scientifiche”. 
I risultati del dibattito e dell’esame delle opere, contenuti nella relazione di Keith Christiansen, hanno potuto tracciare nuove ipotesi sul quadro di Tolosa, possibili proprio mettendo a confronto idee e opinioni diverse e grazie a una conoscenza diretta e approfondita del dipinto, decisiva anche per l’identificazione del suo ‘vero’ autore.
(Fonte: comunicato stampa)

link:




09 feb 2017

Giornata di studi "Sine ira et studio. Per la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592-estate 1600", l'1 marzo a Roma



Sine ira et studioPer la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592 - estate 1600. Opinioni a confronto 

Roma, 1 marzo 2017 ore 9
Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5 
Aula magna del Rettorato e Aula I della Facoltà di Lettere e Filosofia




La giornata di studi mette a centro le più recenti acquisizioni sulla cronologia del giovane Caravaggio, dal Mondafrutto degli esordi romani ricondotto all’ambito dell’Accademia degli Insensati, alla Natività di Palermo riposizionata nel 1600, dando comunque spazio a più voci. 
Su tutto, forse merita maggiore attenzione la ritrovata biografia di Gaspare Celio, autore attendibilissimo per le opere a lui contemporanee, delle quali però sono taciute quelle che gli erano meno congeniali: non è ricordato quasi nessuno dei caravaggeschi e lo stesso Caravaggio; o perlomeno così si credeva finora.
Non meno importanti sono poi gli interventi di carattere metodologico su documenti e fonti, affidati a professionisti di tale ambito specifico.
Infine, sempre sul fronte cronologico, si segnalano le ricerche che portano a slegare il primo San Matteo e l'angelo dal documento di commissione del 1602 (da riferire piuttosto alla seconda versione) e, per contro, a legare a un documento Costa di quello stesso anno la Giuditta e Oloferne, come avvalorato da recenti e indipendenti studi.
L'evento è promosso dal Dottorato di ricerca in Storia dell’arte della Sapienza Università di Roma con la collaborazione del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Roma Tre e della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institut für Kunstgeschichte. Moderano Sybille Ebert-SchiffererSebastian Schütze, Claudio Strinati e Alessandro Zuccari.
Relatori: Michele Di Sivo, Riccardo Gandolfi, Giacomo Berra, Lothar Sickel, Orietta Verdi, Laura Teza, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari, Massimo Moretti, Stefania Macioce, Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Gianni PapiSybille Ebert-Schifferer, Francesca Curti.


link:


07 feb 2017

"Il barocco napoletano conquista la Germania", recensione di Riccardo Lattuada della mostra al Museo di Wiesbaden


Ci vorrà un po' di tempo per metabolizzare i contenuti specifici delle 576 pagine di catalogo della mostra Caravaggios Herben, Barock in Neapel, aperta fino al 12 febbraio nel Museo di Wiesbaden, curata da Peter Forster, Elisabeth Oy-Marra, Heiko Damm, e corredata da un gran numero di sezioni e saggi specifici. Un fatto, però, non è in discussione: si tratta del più vasto e articolato sforzo negli ultimi quindici anni di restituire la civiltà artistica napoletana in quelli che furono due dei suoi tre secoli di maggior splendore, e cioè il Sei e il Settecento. Ed è uno sforzo interamente concepito e progettato fuori di Napoli, e - con poche eccezioni - da un'équipe non italiana, ma prevalentemente tedesca. La mostra di Wiesbaden ripete in buona parte e attualizza con buon equilibrio l'impianto del progetto sulla mostra del Seicento napoletano a Capodimonte (1984-85), e cioè di quello che - a prescindere dall'avanzamento successivo degli studi specifici - è stato il vero lascito di Raffaello Causa alla attuale visione storiografica sul Barocco del Meridione continentale d'Italia. 
Ben 14 saggi in catalogo vanno dallo sviluppo urbano della città alla rivolta di Masaniello del 1647, al passaggio di Caravaggio; e si prosegue con la transizione dalla tarda Maniera al Caravaggismo per poi andare ai due grandi protagonisti/rivali emiliani della decorazione barocca, Domenichino e Lanfranco, andando avanti con Jusepe de Ribera, Salvator Rosa e Francesco Solimena; e con i disegni e le nature morte. Molto ci sarebbe da discutere su questa struttura, che poggia su un perno robusto nella parte dedicata alla prima metà del Seicento per indebolirsi sempre più, e addirittura quasi scomparire in quelle successive, scontando in ciò il gap di studi che ancora caratterizza la conoscenza dei percorsi dei molti artisti anche gli stessi scultori e architetti - che si posizionarono a Napoli al di fuori della triade aurea di Mattia Preti, Luca Giordano e Francesco Solimena. Dunque si ricade in una visione per la quale sotto le insegne della koinè di Caravaggio sempre buona a fini di marketing - ricadono anche personalità artistiche come Francesco Solimena, Paolo de Matteis e persino Gennaro Greco e Francesco de Mura (morto nel 1782!). Artisti che con Caravaggio, con la sua tradizione e il suo seguito non ebbero mai alcun rapporto
Si sa che le categorie storiografiche sono come grandi scatole in cui si tende a mettere molte cose accomunate da caratteri che in una certa fase appaiono unificanti; e si sa che non di rado accade che qualche decennio dopo sia necessario tirare di nuovo tutto fuori e rassettare non solo i caratteri, ma anche la periodizzazione, etc.; tutte cose che, per la verità, in Italia sono anche state pensate e scritte negli ultimi vent'anni anche in grandi mostre in cui non c'era solo il puro accumulo di materiali, per pregevoli che fossero (per la verità a Napoli non è mancato neanche questo tipo di esposizioni). In ciò il telaio della mostra di Wiesbaden non appare esattamente roccioso, a prescindere dalla qualità dei singoli apporti. 
La forza della rassegna è invece nelle 212 opere in esposizione, perlopiù dipinti e disegni provenienti da collezioni principalmente mitteleuropee e tedesche, ma anche da non pochi musei e collezioni internazionali. Qui e là ci si imbatte in attribuzioni discutibili ma resta una magnifica parata, che un pubblico non specializzato non ha mai visto in Italia, specie i disegni. Una bella mano l'ha data Capodimonte con ben 20 dipinti, altri 2 provengono dal Museo di San Martino, ma a Wiesbaden non hanno allestito una mostra di giro, e chi può faccia un salto in Germania; ne vale ampiamente la pena.

Fonte: Il Mattino


03 feb 2017

"La conversione di un cavallo": 23 Tableaux Vivants dalle opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio - Museo Diocesano di Napoli

Torna in un nuovo allestimento al Museo Diocesano di Napoli il suggestivo spettacolo di Ludovica Rambelli composto da "tableaux vivants" dei quadri di Caravaggio.

Lo spettacolo si terrà due domeniche al mese, alle ore 10:30, 11:30 e 12:30 nelle seguenti date:  8 e 22 Gennaio / 5 e 19 Febbraio / 5 e 19 Marzo / 2 e 23 Aprile / 7 e 21 Maggio / 4 e 18 Giugno / 2 e 16 Luglio - A questo link è possibile acquistare i biglietti

Regia: Ludovica Rambelli, aiuto regia: Dora De Maio, in scena: Serena Ferone, Andrea Fersula, Ivano Ilardi, Chiara Kija, Laura Lisanti, Antonella Mauro, Paolo Salvatore, Claudio Pisani

"La conversione di un cavallo" è un lavoro di estrema semplicità e insieme di grande impatto emotivo costruito con la tecnica dei tableaux vivants: sotto gli occhi degli spettatori si compongono 21 tele di Caravaggio realizzate con i corpi degli attori e l’ausilio di oggetti di uso comune e stoffe drappeggiate. Un solo taglio di luce illumina la scena come riquadrata in una immaginaria cornice, i cambi sono tutti a vista, ritmicamente scanditi dalle musiche di Mozart, Bach, Vivaldi, Sibelius.

Questo lavoro nasce nel 2006, per un progetto didattico della Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli: dopo il primo esito fu chiara la sua forza scenica, e da allora ha visto molte e diverse forme. È stato ospite del Museo di Capodimonte in più di un occasione, del Maggio dei Monumenti per le edizioni del 2008, 2009, 2010, 2011 e in giro per l’Italia in musei, gallerie, piazze, sacrati conservando sempre la sua suggestione, e la sua magia per un pubblico tanto più attento e complice, quando non avvertito della epifania di un lavoro semplice, rigoroso, artigianale.

Nel 2008 è stato anche realizzato un video dello spettacolo a cura di Massimo D'Alessandro che ha partecipato a numerose manifestazioni culturali e festival di video arte ottenendo ottimi risultati di critica e pubblico. E' possibile visualizzare un trailer del video del 2008 cliccando qui